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03 December 2008 The on-line newspaper devoted to the world of transports 08:57 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS YEAR XXVI - Number 3/2008 - MARCH 2008

Porti

Fase di stallo per la riforma dei porti francesi

Il settore marittimo francese dovrà continuare ad aspettare ancora un po' le proposte di riforma portuale da tempo promesse.

Nell'estate del 2007 sembrava che fosse stata fatta un po' di chiarezza, dato che il neoeletto presidente Nicolas Sarkozy aveva annunciato una nuova era nel settore marittimo del paese, deridendo lo status e l'organizzazione dei porti francesi definiti come "appartenenti ad un altro secolo".

È un evento raro per il settore portuale finire sotto i riflettori ad opera del presidente della repubblica, ma la proposta di normativa, promessa prima della fine del 2007, deve ancora concretizzarsi.

Tuttavia, in occasione di una visita a Marsiglia il 14 gennaio, il primo ministro francese François Fillon, aveva annunciato che il segretario ai trasporti Dominique Bussereau avrebbe predisposto il disegno di legge entro la primavera.

Il cronoprogramma è stato in gran parte anticipato: non ci si aspetta alcuna iniziativa concreta prima delle elezioni amministrative a marzo; tuttavia, si sa ancora poco circa i particolari.

Il primo ministro si è posto l'obiettivo di un incremento dei traffici containerizzati da 3,5 a 10 milioni di TEU entro il 2015, nonché la creazione di 30.000 posti di lavoro.

"Abbiamo perso la metà della nostra quota di mercato dei traffici containerizzati nel corso degli ultimi 20 anni, un periodo in cui il mercato nel suo complesso stava sperimentando una crescita di oltre il 5% all'anno" ha detto Fillon; ciò comporta "una richiesta cui occorre rispondere urgentemente".

Tuttavia, la battaglia dello scorso autunno con i sindacati dei ferrovieri sullo "speciale" regime pensionistico di quel settore ha lasciato il governo se non sconfitto, almeno ammaccato.

Pertanto, si richiede cautela a breve termine, al fine di evitare la prospettiva di agitazioni diffuse da parte dei sindacati dei portuali.

Il principale pomo della discordia consiste nello status giuridico di impiego dei portuali, in particolare gli operatori addetti alle gru.

Essi restano in gran parte dipendenti delle autorità portuali, piuttosto che degli operatori terminalistici, con l'eccezione del porto di Dunkerque.

Peraltro, nel mondo odierno, in cui lo stato non può più finanziare sviluppi terminalistici su larga scala e quindi c'è bisogno di iniezioni di capitale privato, gli operatori terminalistici non sono più disposti ad accettare un controllo solo parziale sulla propria forza-lavoro.

A Le Havre, è stata raggiunta una formula di compromesso ai sensi della quale gli operatori addetti alle gru presso le nuove infrastrutture del Port 2000, il TPO ed il TdF, hanno tre anni di tempo per decidere se desiderano essere assunti dagli operatori terminalistici ovvero restare con l'autorità portuale.

Al momento, la formula funziona e l'ultima cosa che tutti quanti vogliono a Le Havre è una legge affrettata che rischi di sconvolgere lo status quo.

"Sebbene gli addetti alle gru restino dipendenti dell'autorità portuale, essi sono sempre a disposizione dell'operatore terminalistico" afferma Jean-Marc Lacave, direttore generale dell'Autorità Portuale di Le Havre.

"Sappiamo di dover portare a termine il processo di riforma, dato che occorre trovare una soluzione definitiva.

Peraltro, allo stesso tempo dobbiamo tener presente che il 64% di tutti i box movimentati sulle banchine francesi provengono da Le Havre.

Perciò, dobbiamo essere altresì consapevoli del significato economico di questo porto".

Il problema, naturalmente, è che cosa accadrà se i gruisti di Le Havre decideranno di voler conservare lo status di dipendenti dell'autorità portuale alla fine della fase sperimentale triennale.

La riforma è forse attesa con maggiore ansia a Marsiglia, dove tutte le attuali gru a cavaliere appartengono alla pubblica amministrazione, a differenza di Le Havre, dove l'85% di esse appartengono a privati.

Ma con i lavori in procinto di essere avviati al Fos 2XL e con gli appalti in corso per i terminal 3XL e 4XL, Marsiglia desidera più che mai una soluzione fattibile a lungo termine per la questione del lavoro portuale.

C'è anche, senza dubbio, un'agenda politica più corposa al vaglio degli uffici del presidente Sarkozy.

Molti lavoratori portuali riluttanti a passare dal settore pubblico a quello privato appartengono al sindacato CGT (Confédération Générale du Travail).

Il CGT è il secondo sindacato francese per dimensioni ed è ben rappresentato nei settori marittimo, portuale, aeroportuale e ferroviario.

Esso, teoricamente, dispone del potere di portare al Francia letteralmente ad una paralisi.

Il riferimento "ad una altro secolo" del presidente Sarkozy può anche essere visto come un accenno alla capacità del CGT di prendere per la gola la strategica rete trasportistica del paese: qualcosa che il suo governo dovrà spezzare, se vorrà conseguire quella rottura con il recente passato della Francia che egli aveva promesso in occasione delle elezioni presidenziali del 2007.
(da: Cargo Systems, gennaio/febbraio 2008, pag. 5)


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