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20 October 2018 The on-line newspaper devoted to the world of transports 07:00 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXI - Numero 15/31 AGOSTO 2013

LEGISLAZIONE

UN PIANO PER I PORTI EUROPEI

Allo scopo di far fronte alle sempre più numerose domande del mercato riguardo ai porti europei, la Commissione Europea ha pubblicato la sua nuova iniziativa normativa al riguardo.

Questa revisione va ad integrare l'attuale politica dell'Unione Europea e comprende un regolamento ed una comunicazione introduttiva di otto azioni comunitarie.

Il regolamento istituirà un quadro normativo sull'accesso del mercato ai servizi portuali e richiederà una maggiore autonomia finanziaria e trasparenza nell'ambito di 319 porti-chiave.

Fra i punti maggiormente problematici identificati dalla Commissione vi sono le attuali operazioni portuali a livello sub-ottimale e le questioni amministrative dei porti.

Le attuali lacune strutturali nelle prestazioni, in cui il livello di efficienza fra i porti varia notevolmente, comportano quali conseguenze congestioni e costi aggiuntivi.

Ciò è esacerbato dalle crescenti domande da parte del settore marittimo di migliori infrastrutture tecnologiche e logistiche.

La seconda problematica in ordine di importanza riguarda la concorrenza sleale espletata mediante pratiche restrittive, le barriere all'ingresso nel mercato e la mancanza di trasparenza nell'uso dei fondi pubblici.

Il regolamento affronta tali problemi per mezzo di nuove regole su come i porti dell'Unione Europea opereranno in termini di servizi, amministrazione e supervisione generale.

La disparità dei modelli inerenti alla proprietà dei porti europei è da lungo tempo controversa.

Mentre molti porti dell'Europa continentale appartengono ad enti pubblici e/o ad imprese private, alcuni stati, come il Regno Unito, effettuano operazioni per lo più con porti finanziati dai privati.

Tale disparità ha ingenerato preoccupazioni circa la distorsione della concorrenza mediante aiuti di stato sleali.

Una regola

Le nuove regole cercano di creare un campo di gioco livellato mediante la richiesta che gli oneri di servizio pubblico vengano chiaramente definiti in modo trasparente, non discriminatorio e verificabile.

Il regolamento richiede inoltre che gli organismi di gestione dei finanziamenti pubblici assicurino che vengano istituiti sistemi di contabilità efficienti al fine di dimostrare l'effettivo ed appropriato uso dei fondi statali.

Parallelamente a tali misure, la comunicazione stabilisce una specifica azione finalizzata all'ammodernamento della normativa degli aiuti di stato in tutti i settori economici, in particolare riguardo al finanziamento delle infrastrutture.

Il regolamento impone un certo numero di controlli in ordine alle modalità con cui gli enti di gestione designano i fornitori di servizi portuali.

Agli enti di gestione sarà ora permesso solo di imporre determinati requisiti minimi al fine di impedire l'uso di barriere di mercato implicite.

Allo stesso modo, ogni limitazione al numero dei fornitori di servizi dev'essere dovuta a limiti di spazio formalmente documentati o all'imposizione di oneri pubblici di servizio in relazione ai quali vi sia stata un'intenzione documentata chiara e pubblicamente disponibile.

Oltre a queste obbligazioni, agli enti di gestione sarà concessa la libertà di imporre oneri relativi alle infrastrutture.

Questi ultimi devono essere determinati in modo del tutto autonomo e possono essere modificati solo in conformità con pratiche commerciali leali.

Possono essere applicati anche oneri sui servizi portuali, una volta assicurato che essi siano trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

Promozione del monitoraggio

L'adeguamento degli oneri sarà supervisionato da un organismo indipendente nominato da ciascuno stato membro allo scopo di monitorare l'applicazione del regolamento.

Tale organismo può far parte di una commissione già esistente e deve collaborare strettamente con le sue controparti europee per scopi di condivisione delle informazioni e di mutua assistenza.

Vengono introdotti meccanismi consultivi aggiuntivi mediante un'apposita commissione degli utenti portuali situata in ciascun porto, che comprenda i rappresentanti dei proprietari della merce, degli armatori e degli altri utenti portuali soggetti al pagamento di oneri portuali.

La suddetta commissione richiederà consultazioni sul livello e la struttura degli oneri imposti.

La definizione dei dettagli relativi all'implementazione sarà lasciata alle comunità portuali locali per consentire una maggiore flessibilità, riducendo tutti gli oneri ammnistrativi.

I critici della proposta hanno espresso la preoccupazione che questi provvedimenti porteranno ad un incremento della burocrazia.

La ESPO (Organizzazione dei Porti Marittimi Europei) teme che le competenze e le procedure ampliate ai sensi del regolamento possano avere un impatto negativo sulla libertà commerciale di un porto e sulla sua capacità di effettuare investimenti.

Questa opinione è stata contrastata dalla Commissione che insiste sul fatto che le nuove regole al contrario ridurranno la burocrazia e miglioreranno le prospettive di investimento per mezzo di procedure più trasparenti ed aperte.

La Commissione stima che entro il 2030 i porti possano trarre vantaggio da risparmi per 10 miliardi di euro e dalla riduzione dei costi portuali sino al 7%.

La proposta dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo e dagli stati membri prima di essere adottata ai sensi della normale procedura normativa.

Se si otterrà l'approvazione ed il regolamento verrà adottato, esso entrerà in vigore a luglio del 2015.
(da: portstrategy.com, 22.08.2013)



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