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24 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 02:34 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIII - Numero 31 MARZO 2015

LEGISLAZIONE

DICHIARAZIONECONGIUNTA DEL SETTORE SULLA REVISIONE DI MEDIO TERMINE DELLA POLITICA SUI TRASPORTI MARITTIMI DELL'UNIONE EUROPEA

Nel mese di giugno del 2014 il Consiglio aveva invitato la Commissione Europea a presentare una revisione di medio termine della Politica sui Trasporti Marittimi dell'Unione Europea sino al 2018 e sulle sue prospettive fino al 2020.

Desiderose di fornire alla commissione suggerimenti preziosi, la ECSA, la ECASBA, la ETA, la EuDA, la CLIA Europe, la Interferry ed il WSC hanno deciso di fare del compito di revisione la pietra miliare della European Shipping Week 2015.

In seguito alle discussioni davvero fruttuose avute nel contesto della suddetta conferenza settimanale intitolata "Tracciare la rotta della politica marittima dell'Unione Europea: un suggerimento per la revisione della strategia dei trasporti marittimi europei", i principali enti in rappresentanza del settore marittimo hanno adottato la seguente dichiarazione.

"Il trasporto marittimo è un settore di attività globale che si trova ad affrontare una concorrenza sempre più serrata.

Gli armatori hanno bisogno di un regime fiscale europeo stabile e prevedibile e di una struttura normativa conforme alle regole internazionali al fine di conservare la propria competitività e di assicurare il vantaggioso impatto del trasporto marittimo sull'economia e la società dell'Unione Europea, mantenendo nel contempo regole uguali per tutti a livello globale.

Queste regole internazionali, fra cui la normativa ambientale e sulla sicurezza, che devono essere adottate dalla International Maritime Organisation allo scopo di essere globali, dovrebbero promuovere gli standard più elevati per il trasporto marittimo di qualità in tutto il mondo, in linea con gli interessi del nostro settore.

Il discorso dell'Unione Europea circa la sostenibilità del settore dovrebbe essere rivalutato.

Il trasporto marittimo è la forma più efficiente di trasporto commerciale e le sue emissioni per tonnellata/km sono di gran lunga minori di quelle delle altre modalità e trasporta circa il 90% delle merci in tutto il mondo.

Per quanto riguarda le emissioni di CO2, lungi dall'essere la ragione più profonda del problema, il trasporto marittimo è e dovrebbe essere visto come parte della soluzione.

Dirottando più carichi e passeggeri verso il mare, l'Unione Europea può pertanto sfruttare la superiore efficienza energetica del trasporto marittimo per ridurre le proprie emissioni globali di CO2.

Il settore marittimo non è rimasto sugli allori e sta attivamente perseguendo la riduzione della propria impronta di carbonio, nonché delle altre emissioni di gas quali ad esempio il SOx ed il NOx, ma, allo scopo di riuscire a farlo davvero, gli standard ambientali dell'Unione Europea dovrebbero essere allineati con quelli di tutto il mondo.

Il settore del trasporto marittimo ha bisogno di forza-lavoro esperta dal momento che svolge una parte integrante sono solo a bordo delle navi ma anche, e forse in modo più importante, nel più ampio ambiente marittimo.

Senza una nuova generazione di marittimi e di personale di terra, l'intero settore marittimo rischia di perdere le proprie competenze.

L'obiettivo-chiave dev'essere il miglioramento dell'attrattiva della professione marittima, che può essere conseguito, fra l'altro, mediante la riduzione e la razionalizzazione delle formalità amministrative e mediante la lotta contro il rischio di rinvio a giudizio dei marittimi in seguito ad incidenti in mare o a restrizioni discriminatorie in ordine agli sbarchi del personale.

Inoltre, il mercato interno non ha ancora realizzato il proprio pieno potenziale rispetto al trasporto marittimo, dal momento che la burocrazia e gli ostacoli doganali sono tuttora presenti in tutta Europa, impedendo all'Unione Europea di raccogliere i frutti di un vero Spazio Europeo di Trasporto Marittimo senza Barriere.

Le procedure doganali sono onerose e mettono il trasporto marittimo in posizione di svantaggio rispetto alle altre modalità di trasporto, con la conseguenza di enormi perdite in termini di produttività e l'induzione di stress non necessario nei professionisti marittimi.

Affrontare tutte le potenziali abusive limitazioni all'accesso al mercato dei servizi portuali e/o le inefficienza osservate nei porti europei sarebbe inoltre reciprocamente vantaggioso per l'economia dell'Unione Europea ed il settore del trasporto marittimo europeo.

Rendendo il trasporto di origine marittima più allettante per i caricatori, l'Unione Europea farebbe altresì grandi passi in avanti sulla strada della riduzione delle proprie emissioni di CO2.

Affinché il trasporto marittimo possa restare un agevolatore dei traffici, un datore di lavoro ed un settore dinamico dell'economia, l'Unione Europea deve proseguire a fare ciò che sa fare meglio: continuare a svolgere il proprio ruolo di peso massimo commerciale.

Gli Accordi di Libero Scambio sono reciprocamente utili all'Unione Europea ed al settore marittimo dal momento che assicurano la prosperità dell'Unione, facendo affidamento sui servizi del settore.

Di conseguenza, è decisivo mantenere sicuri i mari aperti ed eliminare tutte le minacce di pirateria e di rapina a mano armata che mettono a rischio la vita umana così come la filiera logistica globale.

Le istituzioni dell'Unione Europea dovrebbero anche assicurare un più efficiente impiego di adeguate Infrastrutture di Ricezione Portuali in tutti i porti dell'Unione Europea e l'agevolazione degli spostamenti dei marittimi provenienti da paesi terzi nell'ambito della Zona Schengen, così altri provvedimenti che consentano al settore crocieristico e ad altri settori dell'industria marittima di continuare a supportare la sostenibilità delle comunità costiere attraverso i traffici ed il turismo marittimo.

Infine, uno speciale riferimento deve farsi alla recente questione che tante preoccupazioni sta causando al settore: i migranti in mare ed in particolare i recenti eventi relativi alla sempre più grave crisi dei rifugiati e dei migranti nel Mediterraneo.

Il settore non si sottrarrà mai al proprio obbligo di assistere ogni persona in mare in situazione di serio pericolo.

Occorre riconoscere, tuttavia, che malgrado i loro migliori sforzi, gli equipaggi non sono addestrati alle operazioni umanitarie e le navi sono scarsamente equipaggiate per provvedere a decine o centinaia di persone in difficoltà, donne e bambini compresi.

L'Unione Europea e gli stati membri devono trovare una soluzione a questa crisi sempre peggiore, facendo passi per assicurare che i migranti trovati in mare possano essere accolti a terra alla prima opportunità possibile in modo che gli si possa fornire le necessarie cure umanitarie e mediche e li si possa supportare alle migliori condizioni possibili, e queste ultime sono disponibili solo a terra.

Si dovrebbe comprendere che, nel caso della pirateria, sul settore marittimo non si dovrebbe fare conto per compiti di natura esecutiva e per intraprendere iniziative che dovrebbero essere prerogativa dei governi e degli enti internazionali".

Gli enti che hanno condiviso questa dichiarazione sono:

  • ECSA (European Community Shipowners' Associations);
  • CLIA (Cruise Lines International);
  • ECASBA (European Community Association of Ship Brokers and Agents);
  • ETA (European Tugowners Association);
  • EuDA (European Dredging Association);
  • Interferry;
  • WSC (World Shipping Council).
(da: hellenicshippingnews.co,/ecsa, 5 Marzo 2015)



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