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23 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 12:28 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIV - Numero 15 GIUGNO 2016

INDUSTRIA

LA MAERSK SOSTIENE CHE LA COMMISSIONE EUROPEA DOVREBBE ESSERE "PIÙ REALISTICA" CIRCA I PROPRI CRITERI INERENTI AD UNA DEMOLIZIONE DELLE NAVI PIÙ VERDE

La Maersk Line ha risposto alle critiche espresse da un gruppo ambientalista che l'ha accusata di servirsi di bandiere ombra allo scopo di aggirare i criteri stabiliti dalla Commissione Europea in ordine alla demolizione delle navi.

La maggiore linea di navigazione containerizzata mondiale quest'anno ha annunciato che avrebbe continuato ad inviare navi destinate al riciclo alle spiagge indiane di Alang, da tempo destinazione di demolizione favorita per gli armatori.

Tuttavia la cosa è finita sotto il tiro degli attivisti ambientalisti i quali sostengono che l'impegno nella gestione dei rifiuti ad Alang è lassista e che la località in questione si trova al di fuori della lista dei siti destinati alla demolizione delle navi approvata dall'Unione Europea, che attualmente comprende "un numero limitato di cantieri in Cina ed in Turchia".

Riciclare una nave presso questi cantieri costa da 1 a 2 milioni di dollari USA in più per nave, ha calcolato la Maersk.

E le linee-guida si applicano solo alle navi che salpano battendo bandiera dell'Unione Europea.

John Maggs, consulente anziano per le politiche alla Seas At Risk e presidente della Clean Shipping Coalition, afferma: "La Maersk è una società europea e dovrebbe essere soggetta alle norme europee.

Suggerire che potrebbe usare una bandiera ombra per sfuggire alle regole dell'Unione Europea sulla demolizione delle navi destinate a proteggere l'ambiente e l'incolumità personale del lavoratore è scandaloso e potrebbe seriamente minare la sua credibilità quale armatore ed operatore responsabile".

Tuttavia, la Maersk ha dichiarato a The Loadstar che alcune strutture di demolizione ad Alang hanno innalzato gli standard, tanto che adesso quattro di loro sono certificate per i nuovi standard definiti ai sensi della recente Convenzione di Hong Kong.

La responsabile della sostenibilità del gruppo del Gruppo Maersk, Annette Stube, ha dichiarato: "Il Gruppo Maersk persegue una politica responsabile di riciclo delle navi dal 2009 e non abbiamo abbassato i nostri standard o cambiato la nostra politica in seguito al nostro coinvolgimento ad Alang.

Gli sviluppi negli ultimi anni ad Alang hanno comportato la certificazione di un certo numero di cantieri in grado di riciclare secondo i nostri standard.

A nostro parere, è essenziale supportare questo sviluppo e noi lo facciamo in modo molto efficace portando le nostre navi ad essere riciclate responsabilmente ad Alang.

Noi consideriamo il nostro coinvolgimento un'opportunità per cambiare il settore nel modo migliore" ha detto la Stube.

La Clean Shipping Coalition sostiene che la decisione della Maersk di andare ad Alang "mina non solo la posizione della compagnia di navigazione quale responsabile leader del settore, ma anche l'impegno europeo nel migliorare le condizioni globali" e ha aggiunto che ciò ha rappresentato un'inversione della sua "politica progressista riguardo al riciclo delle navi, compreso un approccio "dalla culla alla tomba" del "riciclo navale totale"".

Sotiris Raptis, funzionario addetto al settore marittimo della Transport & Environment, aggiunge: "Anche se la Maersk supporta l'innovazione nella riduzione delle emissioni che inquinano l'aria, questa iniziativa dimostra un atteggiamento sprezzante nei confronti dell'impatto ambientale dello smantellamento delle navi sul litorale.

Occorre che la Maersk inverta la rotta in ordine alle pratiche in precedenza denunciate e che non sarebbero mai permesse in Europa".

La Clean Shipping Coalition afferma che le recenti linee-guida pubblicate dalla Commissione Europea hanno chiarito che "una spiaggia non è un posto appropriato per un'industria pesante ad alto rischio che comporta una gestione di rifiuti pericolosi".

Le navi che salpano battendo bandiera dell'Unione Europea saranno giuridicamente obbligate ad utilizzare una struttura approvata dall'Unione Europea, ma i gruppi di pressione hanno richiesto alle compagnie di navigazione di tutto il mondo "di adottare una politica responsabile finalizzata all'uso di strutture approvate dall'Unione Europea".

Tuttavia, la Maersk ha sottolineato che l'anno scorso sono state demolite 768 navi, delle quali 469 - il 74% di questo tonnellaggio lordo complessivo - sono state vendute a strutture situate sulle spiagge di India, Pakistan e Bangladesh.

La Stubbe ha suggerito che la Commissione Europea dovrebbe sviluppare le proprie linee-guida con maggiore riferimento alla realtà attuale.

"Lo scopo della normativa dell'Unione Europea dovrebbe essere quello di innalzare gli standard relativi ai luoghi in cui la maggior parte della flotta mondiale viene riciclata.

Ciò non viene in alcun modo realizzato dalla normativa suggerita, dal momento che essa non riesce a supportare lo sviluppo ed il miglioramento cui abbiamo assistito ad Alang" afferma.

"Noi incoraggiamo con forza la Commissione a riconsiderare la propria posizione, dal momento che una sfortunata conseguenza della normativa suggerita consiste nell'esclusione dei cantieri dove oltre il 70% della flotta mondiale viene riciclata" ha aggiunto.
(da: theloadstar.co.uk, 8 giugno 2016)



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