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24 November 2020 The on-line newspaper devoted to the world of transports 21:20 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIV - Numero 31 OTTOBRE 2016

TRASPORTI ED AMBIENTE

LO SHIPPING HA URGENTE BISOGNO DI UNA STRATEGIA PER IL CARBONIO

Lo shipping non gode di buona stampa.

"Il pubblico in genere sente dire qualcosa riguardo a noi solo quando c'è un disastro": si tratta di un argomento ricorrente in occasione delle conferenze sul trasporto marittimo, seguito spesso da "i media non riferiscono abbastanza del grande e silenzioso lavoro di chi trasporta il 90% dei traffici mondiali".

Se solo le cose fossero così facili...

In questi giorni, si sente dire sempre più spesso che lo shipping tratta grandi questioni sociali: e la cattiva stampa a ciò correlata è del tutto autoprodotta.

Uno degli esempi più spettacolari di ciò che potrebbe essere definito un disastro strategico riguarda le emissioni di carbonio del trasporto marittimo.

Questa è la situazione

Le emissioni di carbonio dello shipping sono cresciute in modo spettacolare nel giro degli ultimi decenni, si sono fermate dall'avvento della crisi economica e ci si aspetta che crescano notevolmente in futuro.

L'intensità del carbonio nel trasporto marittimo è diminuita un po' ma non abbastanza da compensare gli effetti dei traffici in crescita.

Lo shipping non è stato menzionato esplicitamente nell'accordo sul clima di Parigi, ma ci si aspetta che elabori la sua risposta al cambiamento climatico nell'ambito della struttura dell'IMO (International Maritime Organisation).

Lo shipping come ha trattato la questione?

Una risposta facile potrebbe essere: ha fatto quello che poteva.

Una risposta leggermente più cattiva potrebbe essere: ha scelto il percorso meno difficile.

Il settore è orgoglioso di una riduzione del 10% delle emissioni fra il 2007 ed il 2012, indotta dal fermo dei traffici e dalla navigazione lenta.

Ha poi messo assieme un EEDI (Indice del Modello di Efficienza Energetica), descritto come "il primo trattato sul cambiamento climatico giuridicamente vincolante ad essere adottato dal Protocollo di Kyoto", un regolamento che per lo più codifica provvedimenti per l'efficienza energetica che sarebbero stati presi comunque.

E la comunità dello shipping è stata occupata in lunghe ed accese discussioni in ordine alla raccolta dei dati.

Essa ha fatto quanto sembrava possibile considerando le grandi divisioni interne.

Ma, nel rimandare più volte le decisioni, il settore del trasporto marittimo ha commesso almeno due errori strategici:

1. Mediocre gestione delle aspettative

Molti rappresentanti dello shipping hanno finto di non essere contenti dell'accordo di Parigi: quando avrebbero gradito che lo shipping vi fosse contenuto!

Ma, non bisogna preoccuparsi, essi avevano compreso lo spirito di Parigi ed avrebbero spinto per l'adozione di rigide misure presso l'IMO.

Quattro mesi più tardi, all'IMO, dopo giorni di discussioni, persino l'idea di formare un gruppo di lavoro per proporre un modo di andare avanti era quasi un passo troppo lungo.

Dopo la riunione, il segretario generale dell'IMO ha fatto un eroico tentativo di definire l'approvazione della raccolta dei dati come un'importante svolta, ma la cosa è sembrata un po' misera se confrontata con il programma inerente alle quote delle emissioni che il settore dell'aviazione stava discutendo.

Altri sei mesi dopo, alla vigilia di un'altra recente riunione dell'IMO sull'ambiente, un'intera compagine di associazioni dello shipping ha richiesto una "iniziativa ambiziosa" per raggiungere un obiettivo in ordine alle emissioni di carbonio dello shipping.

Si tratta degli stessi rappresentanti che hanno presentato una proposta finalizzata a "sviluppare un piano d'azione per determinare un possibile equo contributo dell'IMO che inizialmente si concentri sullo sviluppo di un termine di scadenza, in coerenza con l'approccio 'in tre fasi'".

Visto quant'è ambizioso?

Qui non si tratta di fissare un obiettivo per lo shipping in linea con l'accordo di Parigi, ma equivale a: penseremo ad una data in cui potremmo dire di più in ordine a come un obiettivo potrebbe sembrare nel caso sentissimo di esservi pronti.

Cominciate a vedere il modello?

Ogni volta sentiamo paroloni, solamente per doverci confrontare con esiti stridenti quando la riunione è finita.

Pertanto, passiamo dalla delusione alla speranza alla delusione; un processo insostenibile, addirittura pericoloso per il settore del trasporto marittimo, perché erode la sua credibilità.

La ragione per cui ciò accade non è la dissonanza cognitiva, ma la fiducia sproporzionata nella sua capacità di lobby.

2. Lobby per lo status quo

La prima pagina di un manuale per i lobbisti dello shipping dovrebbe riportare questa frase: "Dire di no ad ogni proposta che minacci lo status quo".

Un esempio: l'intenza azione di lobbying per tenere lo shipping fuori dall'accordo di Parigi e lasciare questa discussione all'IMO.

Un altro esempio: la recente azione di lobby delle associazioni degli armatori per ottenere che i parlamentari europei della commissione per l'industria votino contro l'inclusione dello shipping nello ETS (Programma di Scambio delle Emissioni), anche se è la commissione per l'ambiente - che è a favore - ad essere stata incaricata della discussione.

Il settore del trasporto marittimo lavora contro ciò che non vuole, invece che a favore di ciò che vuole.

Dice di volere una regolamentazione globale per un settore globale e pertanto perché non porta avanti una propria proposta per un meccanismo basato su un mercato globale?

Qualcuna delle trattative europee con l'economia cinese o quelle delle economie emergenti è finalizzata ad agevolare iniziative più ambiziose riguardo alla decarbonizzazione dello shipping?

Le associazioni nazionali degli armatori stanno facendo lobbying presso i propri governi nazionali per mettere in atto le ambiziose ambizioni delle quali si riempiono la bocca?

Anche se dovesse funzionare a breve termine, il lobbying nichilistico, unitamente alla mediocre gestione delle aspettative, apporterà allo shipping esattamente la stessa cosa che vuole evitare: misure a livello locale.

A quasi un anno di distanza dal COP21, il settore dello shipping è in una posizione scomoda: da nessuna parte prossima ad un obiettivo che potrebbe portarlo in linea con l'accordo di Parigi e superato in astuzia dal settore dell'aviazione che ha fatto in modo di usare un trucco cui lo shipping non ha potuto far ricorso.

È tempo per il settore del trasporto marittimo di imparare questa lezione.

I paesi non hanno contato ogni fumaiolo prima di presentare i propri contributi a livello nazionale ed il programma per lo scambio di emissioni ICAO presenta dei difetti.

Peraltro, entrambi sanno dove stanno andando e come migliorarlo.

Una simile chiarezza occorre al settore dello shipping.

La realizzazione di una raccolta di dati a livello globale sul consumo di carburante delle navi è tutto rose e fiori , ma questo non dovrebbe far ritardare la formulazione di un obiettivo inerente alle emissioni di carbonio del settore marittimo, né la preparazione di meccanismi basati sul mercato.
(da: shippingtoday.eu, 25 ottobre 2016)



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