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31 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 03:04 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIV - Numero 30 NOVEMBRE 2016

LOGISTICA

TECNOLOGIE DI TRASFORMAZIONE NELLA LOGISTICA

Un rapporto pubblicato l'anno scorso dalla PwC (PricewaterhouseCoopers) ha concluso che enormi volumi di attività aeree e marittime potrebbero essere a rischio nel caso che le stampanti in 3D venissero introdotte in massa nei processi produttivi.

Sebbene vari esperti delle filiere della logistica e della distribuzione minimizzino la portata degli effetti della stampa in 3D sui flussi di trasporto merci su larga scala, alcuni ritengono che l'automazione delle fabbriche, delle filiere distributive e dei canali di distribuzione presenti problematiche persino maggiori per i tradizionali flussi di traffico est-ovest.

L'argomentazione è semplice: man mano che la tecnologia riduce la necessità di lavoro - spesso asiatico - a buon mercato, ciò consente ai produttori di situare la produzione più vicino ai mercati di consumo.

Ed anche se le filiere distributive più corte possono realizzare notevoli risparmi sui costi e migliorare la reattività dei produttori alle richieste dei consumatori, esse altresì riducono la domanda di trasporto, nel contesto della quale quelle che più probabilmente ne subiscono gli effetti sono le movimentazioni aeree e marittime a lungo raggio normalmente intercorrenti dall'Asia all'Europa ed al Nordamerica.

Sebastian Scholte, amministratore delegato della Jan de Rijk Logistics e membro del comitato consultivo presso la ditta di applicazioni della nuvola Lanetix, afferma che l'introduzione delle tecnologie della robotica e dell'automazione nei processi produttivi ha avuto conseguenze potenzialmente negative per i traffici e per le imprese che fanno affidamento su di loro, compresi gli spedizionieri.

"Alcuni degli attuali flussi di traffico esistono a causa del fatto che prodotti ad alta intensità di manodopera vengono fabbricati in paesi in cui il lavoro è a buon mercato" nota Scholte.

"Il costo del lavoro in Cina è in aumento ma, da quando la robotica e l'automazione stanno rendendo superfluo un po' di lavoro, c'è meno necessità di movimentare in giro i prodotti per produrli da qualche altra parte dove costa meno.

Questo potrebbe rendere possibile produrre più vicino ai mercati di consumo".

Il dirigente di uno spedizioniere marittimo di spicco presso un importante integratore afferma che per i grandi 3PL la nuova tecnologia come la robotica offre opportunità per la fornitura di soluzioni complesse.

Tuttavia, le aziende di spedizioni e logistica con impronte minori che facevano più affidamento al trasporto da capolinea a capolinea potrebbero subire conseguenze negative da una crescita più lenta o negativa dei volumi sui traffici principali.

"Abbiamo studiato come la tecnologia quale l'automazione potrà essere messa in atto dai nostri clienti e ci aspettiamo di vedere che un po' di produzione si sposti più in prossimità dei mercati di consumo ad ovest, cosa che di sicuro limiterà la crescita dei volumi marittimi ed aerei" ha dichiarato.

"Non posso quantificarlo, ma se si guarda anche alla stampa in 3D allora l'effetto cumulativo sarà un cambiamento dei flussi di traffico e le domanda fatta di fornitori di soluzioni.

Come questo andrà a finire dipenderà da quali imprese potranno seguire i propri clienti lungo la filiera di valore logistico utilizzando la tecnologia per trovare soluzioni.

Ma di sicuro potremmo assistere ad una domanda più lenta nelle direttrici di trasporto principali, certamente nel viaggio di andata".

Continua poi: "Naturalmente, ci sono anche implicazioni pure per le linee di navigazione.

In termini percentuali non ci sarebbe voluto molto nel senso di un calo della domanda a causa della migrazione della produzione fuori dall'Asia per danneggiare qualcuno presente nei traffici provenienti dall'Asia, che si tratti di una linea di navigazione, di uno spedizioniere o di chiunque".

Posti di lavoro nella logistica

Scholte osserva che le argomentazioni protezioniste in ordine a "riportare a casa i posti di lavoro e le imprese statunitensi" espresse da entrambi i candidati alle elezioni presidenziali statunitensi hanno perso di vista il nocciolo del problema.

"Non si tratta semplicemente di posti di lavoro americani che si sono spostati all'estero e di posizioni di colletti blu da riportare a casa" afferma.

"Si tratta di automazione e robotizzazione.

Alcuni studi prevedono che il 40% dei posti di lavoro scompariranno in futuro.

È una situazione diffusa dappertutto, dalle linee di assemblaggio agli autisti rimpiazzati da veicoli autoguidati, sino al magazzinaggio ed all'amministrazione.

Un sacco di questi posti di lavoro svaniranno in futuro".

Infatti, secondo autorevoli esperti, gli aumenti di produttività offerti dagli ultimi sistemi di automazione non solo minacciano i modelli commerciali, ma anche la possibilità di sopravvivenza dei lavoratori della logistica con scarse competenze e dei magazzinieri in Europa e negli Stati Uniti, nonché la capacità dei paesi in via di sviluppo di dare rapidamente impulso alle prestazioni economiche attraverso l'industrializzazione e l'impiego di massa.

In uno studio ampiamente diffuso pubblicato nel 2013, Carl Benedikt Frey e Michael Osborne hanno esaminato le probabilità di computerizzazione per 702 occupati e hanno appurato che il 47% dei lavoratori in America avevano posti di lavoro ad alto rischio di potenziale automazione.

In particolare, avevano avvisato che la maggior parte dei lavoratori dei trasporti e della logistica "probabilmente sarebbero stati sostituiti da capitale computerizzato".

Sebbene le nuove tecnologie creino anche nuovi posti di lavoro, la ditta di ricerche Gartner ha previsto che i robot rileveranno oltre un terzo di tutti i posti di lavoro statunitensi entro il 2025.

"La Gartner prevede che un posto di lavoro su tre sarà convertito in software, robot e macchine intelligenti entro il 2025" afferma il direttore delle ricerche alla Gartner Peter Sondergaard.

"Le nuove attività digitali richiedono meno lavoro; le macchine colgono il senso dei dati più rapidamente di quanto possano farlo gli umani".

La Roland Berger, una ditta di consulenze strategiche globali con sede a Monaco di Baviera, ha recentemente condotto uno studio nel quale si constata che la robotizzazione della logistica dovrebbe condurre alla scomparsa di 1,5 milioni di posti di lavoro nell'Eurozona nel giro dei prossimi dieci anni.

Lo studio della Roland Berger sottolinea che il ritorno sugli investimenti delle soluzioni di automazione della logistica calerebbe presto in meno di tre anni grazie alle flessibili e collaborative soluzioni robotiche.

Queste nuove soluzioni, che stanno ora aiutando gli operatori umani e le macchine a lavorare fianco a fianco nello stesso magazzino senza bisogno di nessuna importante trasformazione, stanno inducendo le imprese a ripensare il modo in cui il lavoro è stato organizzato nel corso degli ultimi decenni.

"Le soluzioni robotiche nella logistica si sono sviluppate a gran ritmo da quando i giganti di internet le hanno rese le punte di lancia dei loro piani di espansione" afferma Mehdi El Alami, capo della Roland Berger.

"Le riduzioni dei costi e la maturità delle soluzioni sono tali che adesso ci stiamo avvicinando ad un punto critico in vista della diffusione della presenza dei robot nei magazzini".

Secondo le ricerche della Roland Berger, la soglia dei costi alla quale le soluzioni robotiche diventano fattibili nella maggior parte dell'Europa Occidentale è ora fra 100.000 e 110.000 euro per unità.

Come tale, il costo orario totale di un robot è di circa 18-20 euro quando il costo medio di un operatore umano è di 14-15 euro all'ora nell'Eurozona.

"A lungo andare, l'incremento della produttività, la lunghezza della durata delle soluzioni robotiche ed il calo dei prezzi delle attrezzature saranno tutti quanti fattori a favore della robotizzazione, mentre il costo del lavoro umano continuerà a crescere strutturalmente" spiega Didier Bréchemier, socio della Roland Berger.

Economie emergenti

Ma non sono a rischio a causa dell'automazione solo i posti di lavoro nelle regioni in cui il costo del lavoro è elevato come gli Stati Uniti e l'Europa.

L'industrializzazione e la produzione con personale in massa sono stati i motori che da sempre hanno dato lo spunto alla rapida crescita economica.

La Cina ha seguito la Corea del Sud ed il Giappone nell'utilizzo della propria forza-lavoro a buon mercato per alimentare lo sviluppo economico ed ai paesi di tutta l'Asia piacerebbe replicare il percorso della Cina dallo stato di basso reddito a quello di reddito medio incoraggiando la produzione.

Per la maggior parte di loro, questo significa arraffare una pezzo della torta della produzione globale mediante l'apertura dei mercati della forza-lavoro.

Ma non solo alcuni posti di lavoro legati alla produzione potrebbero "tornare a casa" per trarre vantaggio dall'incremento della produttività in conseguenza delle nuove tecnologie; molti stanno già automatizzando le linee di produzione in Asia persino in posti come l'India e l'Indonesia dove i giovani lavoratori sottoimpiegati sono molti e a buon mercato.

Il redattore di questo articolo ha recentemente visitato un impianto per la lavorazione della farina in Indonesia dove i dirigenti hanno dichiarato che l'indice di redditività del capitale investito per la sostituzione di 300 lavoratori con robot di base è stato di "3-5 anni".

I lavoratori in questione guadagnavano da 80 a 100 dollari USA al mese.

Per molti paesi poveri con infrastrutture inadeguate e forza-lavoro con scarse competenze, oppure con troppi strati di burocrazia, attirare la produzione e compiere il balzo da paese povero a paese medio o ricco prima che il costo dei robot e delle soluzioni automatizzate renda obsoleta la produzione con impiego di massa è una corsa contro il tempo.

Wolfgang Lehmacher, responsabile per la filiera distributiva ed il settore dei trasporti del Word Economic Forum, afferma che l'uso della robotica e delle tecnologie di automazione potrebbe far sì che alcuni paesi in Asia ed Africa manchino l'occasione della crescita economica della produzione di massa che per gran parte della storia ha catapultato le economie dalla bassa alla media alla ricca prosperità, con la Cina a rappresentarne l'esempio più recente.

"Se le economie in fase di sviluppo possano ancora trarre vantaggio dal costo del lavoro dipende dalla velocità di sviluppo del paese e dalla velocità di adozione del modello autonomo di filiera distributiva e di valore" afferma.

"Coloro che si muovono lentamente corrono il rischio di trarre vantaggio solamente dalla parte di produzione richiesta al servizio del proprio mercato locale, se mai.

Ciò avviene a causa della tendenza verso una produzione più regionale e locale.

Alcuni paesi potrebbero persino non cogliere questa opportunità quando i mercati sono di piccole dimensioni e la produzione è organizzata in modo più efficiente a livello regionale utilizzando le economie maggiori e più forti come basi per l'offerta locale e regionale".

Continua Lehmacher: "Occorre che i governi assicurino uno sviluppo industriale ad alta velocità.

La competitività nazionale si può conseguire mediante un aiuto alla protezione delle industrie locali e l'assicurazione di un ecosistema della filiera distributiva transfrontaliera altamente efficiente.

Ciò significa un livello minimo di barriere commerciali alle importazioni ed esportazioni, infrastrutture digitali e fisiche sufficienti, snelle procedure amministrative prive di cartaceo ed efficienti ecosistemi verticali di attività con una serie completa di fornitori.

Questo non solo aiuterà a crescere l'economia locale ma inoltre attirerà gli investimenti esteri".

Le implicazioni di questa tendenza potrebbero avere conseguenze anche sui modelli di migrazione.

L'ONU stima che la popolazione dell'Africa sub-sahariana grosso modo triplicherà nel giro del prossimo mezzo secolo sino a quasi 2,7 miliardi di persone.

Senza il tradizionale modello di sviluppo dell'industrializzazione finalizzato a creare impiego e benessere adeguati, è probabile che molti guardino ai permeabili confini dell'Europa alla ricerca di opportunità d'impiego.

Nuove opportunità

Tuttavia, l'incremento della complessità dell'odierno mondo produttivo può introdurre nuove opportunità per i lavoratori umani, com'è stato dimostrato dalla decisione presa quest'anno dalla Mercedes-Benz di sostituire alcuni dei suoi robot nella linea d'assemblaggio con umani più adattabili presso la propria fabbrica di Sindelfingen in Germania.

Markus Schaefer, responsabile della produzione della ditta tedesca che fabbrica autoveicoli, ha dichiarato a Bloomberg: "I robot non possono far fronte al grado di personalizzazione ed alle molte variabili che abbiamo oggi".

A suo dire, anche se i robot vanno bene per determinati compiti che richiedono affidabilità e prestazioni ripetute, non riescono però ad adattarsi: cosa che sempre più avviene in relazione alla domanda relativa ad una più ampia offerta di modelli, ciascuno con sempre maggiori caratteristiche.

Ed in termini di automazione nei magazzini, per il momento attuale ed il prossimo futuro, il ruolo più probabile della robotica è quello di offrire soluzioni per le carenze o le inadeguatezze lavorative in luogo della sostituzione dei lavoratori, secondo Melonee Wise, amministratore delegato della Fetch

Robotics, un fornitore di rilievo di soluzioni robotiche per il settore della logistica con sede negli Stati Uniti.

"Il vantaggio principale che abbiamo riscontrato finora è il fatto che i robot possono contribuire a far fronte alla carenza di posti di lavoro nel settore del magazzinaggio e della lavorazione di materiali" afferma.

"Secondo alcuni rapporti, più di 60.000 posizioni restano vacanti in questi settori.

Il lavoro lì può essere massacrante, ripetitivo e noioso.

Questi compiti sono perfetti per i robot.

I robot da sempre nelle installazioni industriali venivano messi in funzione dentro gabbie e lontano dai lavoratori umani.

La svolta odierna consiste nel fatto che i robot stiano adesso lavorando assieme alla gente".
(da: lloydsloadinglist.com, 21 novembre 2016)



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