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26 aprile 2017 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 19.37 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXV - Numero 15 APRILE 2017

LOGISTICA

LE DITTE DI TRASPORTO MERCI TEMONO LA PRECARIETÀ PER LA BREXIT

I proprietari dei carichi ed i loro partner logistici continuano ad essere preoccupati in ordine ad un'intera serie di questioni correlate alla Brexit, fra cui i ritardi nei porti, l'aumento della complessità e dei costi e le difficoltà nell'assumere buon personale.

Ma fra le maggiori preoccupazioni c'è la potenziale "precarietà" se nessun accordo commerciale venisse raggiunto fra Regno Unito ed Unione Europea, o persino se ciò si verificasse.

I rappresentanti delle suddette categoria hanno dichiarato in occasione della conferenza "Keep Britain Trading" della FTA (Freight Transport Association) svoltasi a Londra che il raggiungimento di un accordo relativo a nuove relazioni commerciali sarebbe di fondamentale importanza, unitamente a processi senza attriti che consentirebbero alle spedizioni di essere movimentate fra il Regno Unito e l'Unione Europea nel modo più semplice possibile.

Richard Ballantyne, amministratore delegato della BPA (British Ports Association) afferma che la preoccupazione numero uno dei porti britannici appartenenti al suo ente è quella nel campo della semplificazione, ad esempio in relazione ai controlli alle frontiere.

"La questione è amplificata del settore del ro-ro" ha osservato.

"I porti sono colli di bottiglia naturali, di modo che appena iniziamo a controllare (i carichi ed i veicoli in partenza od in arrivo) questo potrebbe causare un sacco di problemi nei porti.

E ci sarebbero costi.

Il governo ha nelle proprie facoltà quella di servirsi di un sistema di tocco leggero alla frontiera".

Ballantyne dichiara che le tariffe non sono propriamente una preoccupazione per i porti, "dal momento che esse vengono riscosse lontano dal porto".

Egli peraltro è preoccupato circa le possibili complicazioni in Irlanda.

"Nel Mar d'Irlanda, la comune area di transito non prevede controlli dell'immigrazione e c'è il potenziale di nuovi controlli dove non ce ne sono mai stati" ha osservato.

In assenza di una libera circolazione delle merci, una cosa essenziale sarà costituita dalla semplificazione doganale, "senza che ci debba trattare l'un l'altro come un paese terzo" afferma Richard Currie, direttore degli affari pubblici alla UPS.

La seconda questione è quella del mantenimento dei collegamenti, mentre la terza priorità è rappresentata dal sistema di permessi ECMT (Conferenza dei Ministri dei Trasporti Europei) per i veicoli pesanti che sono registrati quando vanno nei paesi ECMT, ha aggiunto.

Kevin Lucas, direttore operazioni della filiera distributiva alla Neovia Logistics, fra i cui clienti c'è la Jaguar Land Rover, commenta: "Penso che la cosa peggiore sia l'incertezza in termini di forza lavoro".

Lucas riconosce che l'immigrazione è stato un fattore fondamentale per il referendum del Regno Unito, ma il settore logistico si affida moltissimo ai cittadini dell'Unione Europea non appartenenti al Regno Unito, in particolare per quanto riguarda i magazzinieri ed i camionisti.

"E così abbiamo bisogno di chiarezza e certezza.

C'è già carenza e potrebbe esserci un esodo.

Con un tasso di disoccupazione inferiore al 5%, dove andremo a prendere la gente per riempire questi vuoti?" si è chiesto.

Zoe Heason, prima acquirente di categoria regionale per logistica e auto della BOC Gases, commenta: "Prioritariamente, il settore della logistica dev'essere in grado di continuare a fare quello che fa meglio.

Dobbiamo essere capaci di commerciare a livello internazionale ed essere capaci di portare in giro il nostro talento.

Non dobbiamo avere ritardi alle frontiere.

Ad esempio, il nostro gas ha una breve durata, quasi come le mele.

Ed i campioni sanitari possono durare solo poche ore.

Siamo anche preoccupati della carenza di autisti e degli addetti.

Vogliamo evitare i confini terrestri irlandesi e pertanto vorremo che l'area di viaggio comune venisse conservata.

E siamo preoccupati dal fatto che se ci fosse precarietà, bisognerebbe che i fornitori dei servizi venissero da noi a dirci che si tratta di un servizio cui si può provvedere".

Terry Murphy, direttore delle operazioni nazionali di distribuzione presso il venditore al dettaglio John Lewis, afferma di avere preoccupazioni simili.

"I principali obiettivi sono quelli di evitare disservizi nella movimentazione delle merci e delle persone" ha dichiarato.

Una cosa fondamentale che viene richiesta è la chiarezza e la sicurezza, al fine di "farsi un'idea di che cosa accadrà.

Ma poi occorre anche un periodo di tolleranza se occorre che le cose cambino".

Continua Murphy: "Poiché il Regno Unito è l'economia di punta per le vendite e le prestazioni online, vendiamo un sacco alla Francia ed alla Germania ed al Canada eccetera.

Là il cliente ha fatto l'ordinazione e deve riceverla alla svelta.

E con la moda online, abbiamo anche una percentuale di ritorni".

Riassume poi: "Pertanto, c'è un'implicazione inerente alla gente, un'implicazione inerente ai costi ed un'implicazione inerente alla clientela".

Lucas della Neovia commenta: "Se siamo d'accordo con la decisione, dobbiamo evolverci per far sì di essere abbastanza flessibili da adattarci ad essa.

Dobbiamo guardare a come rendere le cose più reattive.

Come inserire i veicoli autonomi?

Ciò ci dà l'opportunità di inserire alcune di queste cosa per portar dentro la gente".

Lucas afferma che partendo dal presupposto che il Regno Unito avrà una diversa struttura tariffaria in futuro rispetto a quella dell'unione doganale dell'Unione Europea, le norme di origine diventeranno sempre più importanti, assieme alle procedure operative standard richieste per conservare traccia di tutte le origini di ogni componente relativa ai prodotti.

"Negli Stati Uniti, abbiamo dovuto adeguarci all'ingresso doganale EDI" sottolinea.

"È stato difficile, ma adesso siamo in una situazione molto più flessibile per farlo.

Questo ci ha fornito la piattaforma che dobbiamo copiare.

Se l'avremo realizzata, saremo leader del mercato in modo naturale.

Perciò, l'innovazione ci dà le opportunità".

Periodo di transizione

Currie della UPS concorda sul fatto che le imprese debbano essere ottimiste.

"Ma abbiamo bisogno di un periodo di transizione dopo avere aderito alla FTA, perché se ci sono sistemi doganali da realizzare, le realizzazioni dovranno essere aggiornate per diventare conformi alle dogane, ad esempio.

L'avvento della precarietà potrebbe fermare i traffici all'interno dell'Unione Europea.

Non è in effetti la gente qui presente che dovrà adattarsi o le nostre controparti in Francia e Germania.

Saranno le autorità doganali a doverlo fare: non solo le nostre dogane, ma anche quelle in Germania e Francia ed in altri stati membri dell'Unione Europea.

James Hookham, vice direttore generale della FTA, sottolinea come ci siano alcuni rappresentanti del governo presenti alla conferenza in grado di prendere nota di queste osservazioni in ordine ai requisiti per i cambiamenti nell'ambito delle organizzazioni doganali, aggiungendo: "Ma proprio perché stiamo tornando indietro di 20 anni nel reintrodurre le dogane (direttive fra Regno Unito ed Unione Europea) cerchiamo di non tornare indietro al modo in cui facevamo le cose nel 1992.

E probabilmente ci sono un sacco di cose da mettere in atto nell'attuale sistema in modo da migliorarlo".

Sottolinea Currie: "C'è anche l'opportunità per noi di lavorare con le autorità per far sì che il sistema che abbiamo sia migliore".

Ma un rappresentante dello ESC (European Shippers' Council) ha commentato: "Abbiamo questo genere di discussioni nell'Europa continentale e spesso si riferiscono all'IVA.

Se non ci fosse un'armonizzazione, la conseguenza sarebbe quella di seccature alla frontiera, nonché per le dichiarazioni riassuntive di ingresso.

Se non trovassimo una soluzione, questo potrebbe essere un problema".

Commenta Currie: "Se ci fosse un qualche tipo di sistema di pagamento differito, specialmente per le spedizioni di basso valore, la cosa sarebbe molto buona".

L'amministratore delegato della BPA Richard Ballantyne ha sottolineato la difficoltà di sapere cosa c'è all'interno degli autoveicoli adibiti al trasporto merci quando vanno sui traghetti.

"Come fare a sapere che cosa c'è sul traghetto? Al momento, non hanno quella informazione".

Scorte maggiori e costi più alti

Lucas della Neovia aggiunge: "Poiché non abbiamo quel flusso di ro-ro in porto, ciò ci richiede di detenere più scorte, perché non possiamo ridurre il livello del servizio e questo comporta costi aggiuntivi".

Murphy sottolinea l'importanza di sapere esattamente dove sono le scorte e le merci movimentate, al fine di minimizzare queste esigenze di scorte aggiuntive e di costi.

E c'è anche un fattore spazio, nota Ballantyne, aggiungendo che "Dover non dispone di molto spazio.

Questo potrebbe essere un'opportunità per altri porti che ne hanno, ma ci sarà un costo per quello".

Precarietà

Riguardo alle preoccupazioni circa una possibile precarietà, il parlamentare David Jones, ministro di stato al dipartimento per l'uscita dall'Unione Europea, in occasione del discorso di apertura alla conferenza, ha chiarito che dovrebbe esserci un "periodo di attuazione" per consentire gli adeguamenti al nuovo regime.

Ma egli è stato meno chiaro circa la possibilità di un "accordo transitorio": un periodo di tempo allungato, dopo i due anni iniziali per i negoziati di uscita del Regno Unito, in cui negoziare un accordo commerciale fra Unione Europea e Regno Unito.

Jim Rollo, vice direttore dell'Osservatorio delle politiche commerciali del Regno Unito presso l'Università del Sussex ed ex capo economista del Foreign Office, unitamente ad altri commentatori, sostiene che la probabilità che un accordo commerciale significativo venga negoziato entro la finestra iniziale biennale sia bassa, ritenendo che un periodo di transizione sarebbe necessario per evitare una situazione in cui i traffici fra Regno Unito ed Unione Europea siano costretti a tornare alle regole del WTO, almeno fino a quando non possa essere negoziato un accordo di libero scambio.

Peraltro Rollo ha dichiarato che l'attuale clima politico nel Regno Unito significa che questo periodo transitorio di negoziati sembra meno improbabile.

Dal momento che apparentemente il governo di Theresa May viene trascinato verso una cosiddetta "Brexit difficile" dai membri euroscettici del proprio partito e governo, controllato da media giornalistici prevalentemente di destra nel Regno Unito che attaccano qualsiasi cosa tranne la Brexit difficile, gli osservatori della logistica temono che lo scenario più probabile ora sia che il Regno Unito abbandonerà l'Unione Europea senza un accordo sul libero scambio e sarà costretto a tornare alle regole del WTO, comprese le barriere tariffarie e non tariffarie.

Per quanto, è possibile che vi sia un periodo di implementazione per alleviare la precarietà, che rappresenta forse lo scenario cui il settore del trasporto merci e della logistica ed i suoi clienti, le imprese di importazione ed esportazione, dovrebbero prepararsi, esercitando nel contempo una seria azione di lobby a favore di un periodo di transizione per consentire ulteriori negoziati in vista del conseguimento di un accordo a lungo termine più stabile e favorevole fra il Regno Unito e l'Unione Europea.
(da: lloydsloadinglist.com, 30 marzo 2017)



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