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27 October 2020 The on-line newspaper devoted to the world of transports 05:10 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXV - Numero 30 APRILE 2017

INDUSTRIA

VERSO UNA TASSA PORTUALE PER I TERMINAL AUTOMATIZZATI?

Una delle maggiori questioni politiche dei prossimi decenni è rappresentata dal futuro del lavoro.

I progressi tecnologici sono tali che più della metà degli attuali posti di lavoro potrebbero essere automatizzati.

L'automazione potrebbe creare nuovi posti di lavoro, ma questi ultimi probabilmente non riusciranno a compensare quelli perduti.

Ciò ha conseguenze di vasta portata: senza correttivi, l'automazione eroderà le entrate fiscali, lo stato sociale e condurrà ad una distribuzione del reddito assai ineguale.

Abbastanza curiosamente, tali questioni sono per lo più assenti nell'attuale dibattito politico.

I porti potrebbero portare avanti quel dibattito?

I porti sono stati pionieri nell'automazione.

Molto tempo prima che diventasse di moda parlare della guida automatizzata o dei camion autonomi, vari porti avevano già i propri camion senza autista: i veicoli a guida automatizzata.

Questi processi di automazione, così come altri sviluppi per potenziare la produttività come la containerizzazione, hanno apportato perdite di posti di lavoro alle quali si è provveduto in modo più o meno soddisfacente.

La maggior parte di queste transizioni sono state agevolate dalla crescita dei traffici o da generosi pacchetti per il pensionamento anticipato.

Adesso i tempi potrebbero essere diversi.

La crescita dei traffici è stagnante e probabilmente non raggiungerà mai più il livello degli ultimi decenni.

Allo stesso tempo, la robotizzazione potrebbe far sì che oltre la metà degli attuali posti di lavoro scompaiano.

L'automazione terminalistica in tali circostanze potrebbe avere esiti molto diversi rispetto a quelli dei decenni precedenti e comportare un esubero di gente che probabilmente non troverebbe un altro posto di lavoro.

L'attrattività dei terminal automatizzati è agevolata dai governi che pagano il conto dei costi sociali.

Un importante costo sociale è rappresentato dalle mancate entrate fiscali: i robot non pagano tasse e non consumano, di modo che non creano crescita economica.

C'è un limite alla capacità di assorbimento dello stato: chi paga i servizi pubblici se i robot si sono presi tutto il lavoro?

Chi comprerà le merci se gli esseri umani hanno finito di lavorare?

Non è sorprendente che la letteratura sull'automazione frequentemente suggerisca di prendere in considerazione l'introduzione di un reddito universale di base da finanziarsi con qualche sorta di tassa sui robot.

Un recente esempio di tale appello arriva da Bill Gates.

La maggior parte dei porti sono enti pubblici, di modo che dovrebbero badare all'impatto sui posti di lavoro.

Le ditte locali si aspettano che il porto sia produttivo, le comunità locali si aspettano che esso generi posti di lavoro.

Pertanto, qualsiasi progetto di automazione terminalistica potrebbe far sorgere preoccupazioni da parte delle autorità portuali, così come da parte delle cittàporti e degli stati.

Perché dovrebbe essere di loro interesse perpetuare un sistema che favorisce l'automazione mediante la tassazione del lavoro, ma non tassando i robot?

La questione è delicata: non vogliamo reprimere l'innovazione e peraltro potrebbe esserci un vero problema con l'accelerazione dell'automazione.

Questa discussione è iniziata ma non sembra che abbia ancora preso slancio.

Il Parlamento Europeo ha discusso una tassa sui robot ma ha deciso di non procedere in materia.

Il candidato alla presidenza francese Benoit Hamon ha proposto un reddito universale di base ed imposte sui robot, ma la sua proposto ha ricevuto scarsa attenzione ed attualmente i sondaggi lo danno al quinto posto.

I porti potrebbero essere eccellenti luoghi per dare il via ad esperimenti politici sulla tassazione dell'automazione.

Ciò potrebbe contribuire al progresso su questioni quali: cosa tassare, come tassare, come collegare la tassa alla formazione ed alla riconversione dei lavoratori, se debba essere una tassa provvisoria e chi tassare, dovrebbero esserci altri oltre agli operatori terminalistici che possano contribuire alla attenuazione dei costi sociali?

I porti sono stati all'avanguardia dell'automazione; adesso dovrebbero essere i pionieri nella ricerca di soluzioni finalizzate ad attenuare l'impatto sociale dell'automazione.
(da: shippingtoday.com, 19 aprile 2017)



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