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10 December 2018 The on-line newspaper devoted to the world of transports 04:58 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXV - Numero 31 LUGLIO 2017

CONFERENZE E CONVEGNI

TOC EUROPE CONTAINER SUPPLY CHAIN: SECONDO UN CONSULENTE ALCUNI PORTI SUBIRANNO UN CATASTROFICO INSUCCESSO ECONOMICO

Secondo Lars Jensen, amministratore delegato della ditta di analisi della navigazione di linea SeaIntelligence Consulting, che ha parlato in occasione dell'evento TOC Europe Container Supply Chain svoltosi ad Amsterdam, importanti porti containerizzati potrebbero dover affrontare una crisi di investimenti che farà sembrare piccoli i problemi sperimentati dal settore del trasporto marittimo containerizzato negli ultimi anni.

Jensen ha avvertito i partecipanti all'evento che, con il gran numero di navi portacontainer di grandissime dimensioni da 18.000-21.000 TEU in entrata nella flotta marittima globale, il solo modo con cui gli operatori dei porti hub saranno in grado di competere sarà quello di intraprendere notevoli progetti di investimento, ma con poche garanzie di un ritorno sull'investimento.

"Temo che alcuni dei terminal subiranno catastrofici insuccessi economici nel giro dei prossimi anni" afferma, spiegando che i porti sono vulnerabili a causa del consolidamento in corso fra i vettori, che a suo dire potrebbe continuare al di là dell'odierno livello di concentramento.

"Nel 2015, dovremo confrontarci con un mercato in cui saranno rimasti solo sei-otto vettori globali ed allo stesso tempo è probabile che ci sarà stata una notevole riduzione del numero dei vettori regionali di nicchia. Penso che fra pochi anni ci sarà una discussione in ordine a come tutte queste navi portacontainer di grandissime dimensioni non fossero proprio necessarie.

In conseguenza dello spostamento a cascata di unità tutti i traffici stanno vedendo navi più grandi, il che significa che se non ci sono i volumi per riempire quelle navi, ci saranno sempre meno servizi in termini di frequenza: ma il problema è che cosa si richiede in termini di investimenti nei porti; e se si pensa che le linee di navigazione se la siano vista brutta nel corso degli ultimi cinque anni, si guardi a cosa accadrà ai porti nei prossimi dieci" afferma.

Jensen sostiene che ogni regione probabilmente ridurrà il numero dei porti sino ad avere giusto pochi hub di trasbordo più grandi. "È una situazione in cui si assisterà ad una fantastica concorrenza fra porti hub: il risultato netto sarà che alcuni porti saranno in grado di movimentare grandi numeri di TEU, ma non avranno un singolo cliente.

Le linee di navigazione hanno acquisito 100 navi portacontainer di grandissime dimensioni; si tratta di un investimento da 15 miliardi di dollari USA e questo significa che i porti si ritroveranno bloccati in una gara che a loro proprio non piacerà, ed essa sarà simile a quella in cui le linee di navigazione stesse si sono ritrovate: una volta che una o due linee hanno ordinato grosse navi, tutte quante hanno dovuto farlo, e questo ha voluto dire che tutti quanti hanno perso perché ciò ha creato così tanto eccesso di capacità.

I porti adesso si trovano di fronte alla stessa cosa: devono investire in strutture in grado di movimentare molteplici navi portacontainer di grandissime dimensioni per molteplici allacciamenti e devono fare tali investimenti solo per avere un posto a tavola.

L'amministratore per porti e trasporto marittimo dell'International Transport Forum dell'OCSE, Olaf Merk, ha dichiarato che il mercato del trasporto marittimo di linea assomiglia sempre più ad un monopsonio (una situazione di mercato in cui c'è un solo compratore) e che ciò potrebbe comportare una maggiore pressione sui ricavi: "Se i porti hanno meno clienti, ciò che quei clienti apportano individualmente ai porti saranno volumi più grandi, il che significa che essi avranno maggiori sconti".

Ogni consolidamento di vettori significa che la rinegoziazione con i terminal parte a livello delle tariffe più basse. Nel contempo, i vettori mettono in gioco porti e terminal l'uno contro l'altro con la minaccia di dirottarsi su altri porti e richiedendo tariffe più basse e più infrastrutture per non concretizzare tale minaccia" afferma Jensen.

E questo alla fine andrebbe ad impattare sui caricatori: "C'è un declino dei porti minori, Amsterdam ha abbandonato il mercato del trasporto marittimo a lungo raggio ed altrettanto hanno fatto molti dei terminal di Zeebrugge: ciò lascia minori possibilità di scelta ai caricatori e filiere distributive meno flessibili". Tuttavia, l'analista senior dei porti alla Drewry, Neil Davidson, ha ricordato ai partecipanti che l'attività dei porti è attualmente assai redditizia, tanto che quasi ogni importante impresa portuale riferisce il conseguimento di margini relativi agli utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti.
(da: seanews.co.tr, 13 luglio 2017)



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