Avviata l'indagine della Commissione Europea sugli aiuti alla
cantieristica navale sudcoreana
«Se necessario - ha detto il commissario europeo al Commercio,
Pascal Lamy - sottoporremo il tutto alla WTO»
La Commissione Europea ha avviato un'indagine riguardante l'industria
cantieristica navale della Corea del Sud per infrazione delle
pratiche concorrenziali nell'ambito delle Trade Barriers Regulation
(TBR) comunitarie. Lo ha reso noto oggi il commissario europeo
al Commercio, Pascal Lamy.
«Abbiamo vagliato attentamente il reclamo presentato dalla
nostra industria - ha detto Lamy - e crediamo che sussistano evidenti
motivi per avviare questa indagine. Stiamo considerando le preoccupazioni
dei costruttori navali dell'UE con la massima serietà.
Se necessario sottoporremo il tutto alla WTO».
La decisione, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità
europee del 2 dicembre, è stata presa infatti a seguito
dell'esame della denuncia presentata in ottobre dal CESA, l'associazione
dei costruttori navali europei (inforMARE
del 26 ottobre),
La Corea è accusata dal CESA di aver provocato
una distorsione della concorrenza a seguito degli aiuti concessi
ai cantieri nazionali, che hanno provocato un calo dei prezzi delle
nuove costruzioni e una diminuzione delle vendite delle imprese
europee, sia nel mercato comunitario che nel resto del mondo.
Nella denuncia il CESA afferma che, ad esempio, nel periodo 1997-1999
i prezzi delle navi portacontainer Panamax di nuova costruzione
sono scesi del 28%, mentre i prezzi delle superpetroliere (VLCC)
e delle portarinfuse Panamax hanno registrato un calo di circa
il 16%.
Nella denuncia il CESA ricorda inoltre che i cantieri sudcoreani
hanno incrementato la loro quota di mercato nel settore delle
navi da carico dal 30,4% del 1998 al 40,9% del 1999. Nello stesso
tempo la quota di mercato dei cantieri dell'Unione Europea è
calata rispettivamente dell'11,9% e del 5,6%.
La variazione è ancora più evidente nel solo comparto
delle navi portacontainer, che costituisce la fetta maggiore del
mercato delle unità da carico. Nel 1997 i cantieri sudcoreani
si erano aggiudicati il 15,1% degli ordinativi mondiali di portacontainer;
una percentuale che nel 1998 è salita al 44,1% e nel 1999
al 64,8%. Viceversa la quota di mercato delle aziende navalmeccaniche
europee è scesa dal 23,9% del 1997, al 15,3% del 1998 e
al 14,1% del 1999.
Nella denuncia il CESA ha segnalato le seguenti forme con cui
il governo sudcoreano avrebbe sovvenzionato i propri cantieri:
- garanzie di rimborso degli acconti (strumento «ricorsi
garantiti») da parte delle Export-Import Bank of Korea (KEXIM)
- finanziamento di crediti all'esportazione fornito dalla KEXIM
- condono dei debiti, conversione dei crediti in partecipazione
al capitale e abbuoni di interessi concessi da banche di proprietà
pubblica o controllate dallo Stato; speciali sgravi fiscali accordati
dal governo coreano
- programmi di sovvenzioni concesse dal governo coreano ai fornitori
a monte dell'industria della costruzione navale; la produzione
dei cantieri navali coreani ha infatti beneficiato di fattori
produttivi sovvenzionati da parte di questi fornitori, come ad
esempio l'acciaio
I cantieri navali coreani che, secondo la denuncia, avrebbero
beneficiato delle sovvenzioni accordate dal governo sudcoreano
sono: Halla Engineering and Heavy Industries (oggi ribattezzata
Samho Heavy Industries), Daedong Shipbuilding Co., Daewoo Heavy
Industries, Hyundai Heavy Industries, Hyundai Mipo, Samsung Heavy
Industries e Hanjin Heavy Industries & Construction Co.
L'Unione Europea valuterà ora se la Corea del Sud ha agito
rispettando le normative internazionali sui finanziamenti, con
particolare riferimento all'articolo 3 dell'accordo sulle sovvenzioni
e sulle misure compensative (Agreement on Subsidies and Countervailing
Measures - ASCM) della World Trade Organization (WTO). Il rapporto
finale sui risultati dell'indagine sarà inviato agli Stati
dell'UE entro il prossimo aprile.
|