Istituire immediatamente dei porti-rifugio per accogliere le
navi in difficoltà
E' l'appello dell'International Ship Managers' Association,
che ritiene inadeguate le proposte dell'IMO
L'International Ship Managers' Association (ISMA) chiede alle
istituzioni marittime di affrettare l'istituzione di "porti
di rifugio", dove possano essere accolte le navi in difficoltà.
Il tema è di estrema attualità, riportato all'attenzione
del mondo marittimo dai recenti incidenti occorsi a navi a cui
è stato rifiutato l'accesso ai porti. Il caso più
recente, ancora in corso, è quello della petroliera Castor,
a cui è stata negata la possibilità di riparare
negli approdi spagnoli (inforMARE
dell'8 e del
12 gennaio).
Secondo l'ISMA la creazione dei porti di rifugio deve essere attuata
immediatamente. Sembra incredibile - afferma infatti Alan Ward,
il vicepresidente dell'associazione - che le stesse nazioni che
hanno promosso l'introduzione di normative più severe per
garantire la sicurezza della navigazione e prevenire l'inquinamento
dei mari siano responsabili dell'aumento dei rischi della navigazione,
impedendo l'accesso ad un porto a navi in difficoltà.
Per un marittimo - spiega Ward - un porto sicuro è una
parte essenziale della propria vita, anche se fortunatamente è
una rara necessità. Un capitano e un equipaggio non dovrebbero
mai dubitare del fatto che in caso di emergenza la loro nave possa
essere accolta nel più vicino porto o scalo riparato in
qualsiasi parte del mondo. Non sono dopo tutto queste - si domanda
il vicepresidente dell'ISMA - le stesse persone che, trasportando
via mare merci e materiali, cercano di procurare una migliore
qualità di vita per tutti gli abitanti di quelle nazioni
che ora stanno rifiutando di aiutarli nel momento del "loro"
bisogno?
Nessuno d'altronde - sottolinea Ward - chiede di portare la nave
in difficoltà al centro di un'area densamente popolata
o comunque a rischio, ma di individuare solo dei luoghi di rifugio
per permettere alle persone a bordo di lavorare in condizioni
migliori per la sicurezza della nave e del suo carico.
Pur accogliendo con favore l'iniziativa per la promozione dei
porti di rifugio condotta dal segretario generale dell'International
Maritime Organization (IMO) William O'Neill, Ward teme che sia
giunta in ritardo e che non mostri la necessaria convinzione per
rendere sicura la navigazione per tutte le navi. Il vicepresidente
dell'ISMA ritiene infatti che lo scarso numero di porti di rifugio
possa far sì che una nave si trovi ad una distanza eccessiva,
e quindi pericolosa, da questi scali. I lunghi giorni di navigazione
necessari per raggiungere tali porti possono potenzialmente porre
la nave e il suo equipaggio in una situazione di pericolo immotivata.
Inoltre, raggiunto il porto di rifugio, non c'è alcuna
garanzia che l'unità possa accedervi se trasporta merce
pericolosa.
Queste stesse nazioni - si chiede infine Ward - negherebbero di
prestare assistenza ad un jumbo-jet in difficoltà sul loro
territorio? «Penso di no» è l'evidente e amara
risposta a cui giunge l'ISMA.
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