Futuro cupo per i cantieri navali mondiali. La domanda di nuove
costruzioni verso un forte calo
La preoccupante analisi di mercato è del Council Working
Party on Shipbuilding dell'OECD, che oggi a Parigi ha concluso
i suoi lavori
La novantanovesima sessione del Council Working Party dell'Organization
for Economic Co-operation and Development (OECD), che si è
svolta ieri ed oggi a Parigi, è stata incentrata sul mercato
della cantieristica navale e in particolare sull'individuazione
delle misure necessarie per riportare condizioni normali di concorrenza
sullo scenario internazionale. Azioni che - secondo l'organismo - dovranno essere
concordate con le nazioni sede di industrie navalmeccaniche che
non fanno parte dell'OECD, che saranno chiamate a partecipare
ai lavori dell'organizzazione.
Nel suo intervento Salvatore Salerno, presidente del Council
Working Party on Shipbuilding dell'OECD, ha ricordato che nel
2000 sono state completate costruzioni per un totale record di
20,3 milioni di tonnellate di stazza lorda compensata. Questo
consuntivo rappresenta un incremento del 52,3% nello spazio di
sette anni. Tale crescita - ha detto Salerno - è spiegabile
parzialmente sia con l'incremento dei traffici marittimi, sia
con l'aumento delle demolizioni delle navi, determinato soprattutto
da standard di sicurezza e ambientali più efficaci. La
crescita è in parte motivata anche dai prezzi relativamente
contenuti dell'offerta. Il fatto cruciale di questa situazione
- ha aggiunto - è che se la futura domanda è stata
anticipata, allora, quando gli attuali programmi di nuove costruzioni
saranno completati, l'industria navale si troverà a dover
far fronte ad un repentino calo dei nuovi ordinativi.
Il gruppo di lavoro sulla cantieristica dell'OECD ha inoltre sottolineato
con preoccupazione che, sebbene i prezzi delle nuove costruzioni
siano aumentati tra la metà del 1999 alla fine del 2000,
essi sono ad un livello tuttora inferiore a quello della metà
degli anni Novanta.
Oltre a giudicare questo modesto trend di crescita non sostenibile,
il Working Party ha osservato che il prezzo delle costruzioni
è variato sensibilmente in base ai differenti tipi di navi:
se per alcune tipologie di unità ha mostrato un notevole
recupero, per altre è rimasto viceversa stagnante.
Sulla base dell'analisi della domanda, il gruppo di lavoro prevede
comunque che nel breve termine l'industria navale non continuerà
a ricevere nuovi ordinativi con ritmi analoghi a quelli registrati
nel 2000 e che questo trend negativo potrà continuare anche a
lungo termine poiché - ha specificato Salerno - la domanda
di nuove costruzioni diminuirà ulteriormente dopo la metà
di questa decade, specialmente in considerazione del fatto che
gli ordinativi per rimpiazzare la flotta di vecchie petroliere
sono già stati in gran parte assegnati ai cantieri. Questo
significa che l'utilizzo della capacità produttiva diminuirà
ulteriormente, e tale andamento sarà probabilmente seguito
dai prezzi, «finché - ha sottolineato - non ci sarà
un sostanziale, e attualmente non prevedibile, cambiamento del
rapporto domanda - offerta».
L'organismo dell'OECD prospetta alle industrie navalmeccaniche
un futuro tutt'altro che tranquillizzante: «i cantieri mondiali
sembrano dover affrontare severe condizioni di mercato nel futuro
perscrutabile, finché il fondamentale problema del crescente
squilibrio domanda - offerta non sarà risolutamente affrontato».
Alla luce di questa situazione di mercato, il gruppo di lavoro
ha rilevato il consenso dei delegati circa la pressante necessità
di esplorare tutte le possibili soluzioni per portare equilibrate
condizioni di concorrenza nel mercato cantieristico.
Mancano però dei tasselli per completare il puzzle. Pur sottolineando che gli
USA hanno incoraggiato i membri del Working Party a vagliare tutte
le possibilità per riequilibrare il mercato, i delegati
- è stato infatti rilevato - hanno riconosciuto che l'industria
navalmeccanica non ha ancora ricevuto alcuna attenzione dalla
nuova amministrazione statunitense. Poca sensibilità che
non lascia presagire nulla di buono riguardo alla possibilità
di una ratifica da parte degli Stati Uniti d'America dell'accordo
OECD del 1994 sul ripristino di normali condizioni di concorrenza
e sulla cessazione delle sovvenzioni ai cantieri. A questo riguardo
il Working Party ha invitato il segretariato dell'OECD a preparare
una serie di opzioni per consentire ai delegati
di decidere, nel corso della prossima sessione, che politica alternativa
perseguire se l'accordo dell'OECD sulla cantieristica non risulterà
neppure allora ratificato. E' stato inoltre stabilito - considerando
tale azione di primaria importanza - di promuovere il coinvolgimento
in questo processo delle nazioni che fanno parte dell'OECD ma
che non hanno ratificato l'accordo, così come delle nazioni
non appartenenti all'OECD che però sono sede di importanti
industrie cantieristiche. Un richiamo esplicito - quest'ultimo
- al coinvolgimento della Cina, nazione in procinto di fare il
suo ingresso nella comunità commerciale internazionale
della WTO e sede di industrie navalmeccaniche in piena ascesa.
Per concretizzare questo proposito, il Working Party ha deciso
di organizzare un workshop con le nazioni non-OECD sede di industrie
cantieristiche. L'incontro potrebbe svolgersi in coincidenza con
la centesima sessione del Working Party, prevista per il prossimo
dicembre.
B.B.
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