Le authority portuali italiane chiedono che la prossima legge
finanziaria preveda risorse pari ad almeno 1.550 milioni di euro
per il potenziamento infrastrutturale dei porti
Assoporti sollecita il governo di affrontare il tema della
portualità e, sul piano internazionale, critica le misure
unilaterali sulla sicurezza preannunciate dagli USA
In questi mesi i porti italiani, oltre ad interrogarsi sull'evoluzione
del mercato dello shipping, devono confrontarsi con altri temi
di carattere internazionale, come la sicurezza degli scali e dell'attività
marittima, e con problemi di ambito nazionale, come il completamento
del processo di riforma portuale e lo sviluppo delle infrastrutture.
Questi argomenti sono stati esaminati dal presidente dell'Assoporti
(Associazione Porti Italiani), Francesco Nerli, nel corso dell'assemblea
generale dell'associazione, che si è svolta oggi a
Roma.
Nella sua relazione - che pubblichiamo nella rubrica "Forum
dello shipping e della logistica", Nerli ricorda i risultati
positivi ottenuti dalla portualità italiana nel 2001, grazie
anche alla pace sociale nei porti. Il presidente di Assoporti
si è soffermato sull'applicazione delle normative sul lavoro
portuale, rilanciando la proposta fatta nelle scorse settimane
di «un incontro tra tutti i soggetti interessati per tentare
di superare le residue incomprensioni che esistono su questa materia».
«Per dare compiutezza al processo di riforma portuale e consentire
un ulteriore sviluppo della portualità» - ha però
precisato Nerli - è necessario risolvere nell'immediato
futuro i temi delle risorse e dell'effettiva autonomia finanziaria
delle Autorità Portuali e il completamento del programma
di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione dei porti. Secondo
Assoporti è necessario attribuire alle singole Autorità
Portuali l'intero gettito delle tre attuali tasse (portuale, erariale,
ancoraggio): «avendo presente il contesto e la dimensione
almeno europea in cui operano i porti maggiori - ha sottolineato
Nerli - si consideri che l'attribuzione alle Autorità Portuali
dell'intero gettito delle tre attuali tasse altro non sarebbe
che una prima misura di omogeneizzazione delle condizioni di competitività
rispetto ai grandi porti dell'UE». Il presidente dell'associazione
dei porti italiani ha inoltre chiesto che «si completi con
la prossima legge finanziaria il programma di riallineamento/potenziamento
infrastrutturale dei porti stanziando risorse finanziarie sufficienti
per la realizzazione di opere del valore complessivo di almeno
1.550 milioni di euro».
Rivolgendosi al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Pietro Lunardi, presente alla riunione, Nerli ha inoltre richiamato
con forza l'esecutivo ad affrontare i problemi della portualità:
«lo scorso anno - ha detto - prendemmo atto che il governo,
da poco insediatosi, aveva bisogno di osservare meglio le novità
introdotte nel settore portuale fin dal 1994/1995 e quelle indotte
dal nuovo Piano Generale dei Trasporti e della Logistica da poco
approvato dal Parlamento, e compimmo un atto di fiducia. Non ci
piaceva un DPEF che sorvolava su questi problemi, come non ci
piacque una finanziaria che ne fu la logica conseguenza. Ma compimmo
un atto di fiducia. Ora, signor ministro, voglio dirle con estrema
franchezza che non potremo condividere un DPEF e una finanziaria
che non rimediasse a quelle carenze».
Sul fronte internazionale Nerli ha tra l'altro preso in esame
le iniziative comunitarie per il riequilibrio delle modalità
di trasporto, ricordando che Assoporti non è contraria
«in linea di principio ad "eco-incentivi" che accompagnino
l'avvio di nuove iniziative purché non alterino la concorrenza
nei rispettivi mercati».
In merito alla proposta di Direttiva UE sull'accesso al mercato
dei servizi portuali, Assoporti ritiene che il testo approvato
dal Consiglio dei Ministri dei Trasporti europei rappresenti una
mediazione e che superi solo in parte alcune perplessità.
«Con interesse - ha precisato Nerli - si valutano infatti
le specificazioni introdotte intese a garantire l'autoassistenza
"laddove possibile", assoggettabile ad autorizzazione;
la possibilità di norme nazionali in materia di occupazione
e questioni sociali; l'allungamento delle durate delle "autorizzazioni".
Di contro appare affievolita la finalità di chiara separazione
tra compiti autoritativi e compiti operativi dell'ente gestore
del porto, e ciò attenua sul punto il valore della proposta
originaria di Direttiva».
I tragici eventi dello scorso 11 settembre hanno avuto un rilevante
impatto sull'attività portuale ed hanno portato al centro
dell'attenzione il tema della sicurezza. Assoporti si è
dichiarata a favore di misure di security «fissate dai competenti
organismi internazionali (a partire dall'International Maritime
Organization), applicate in modo omogeneo (fatte salve le indispensabili
specificità) per ciò che ci riguarda almeno a livello
di Paesi membri dell'UE, programmate con il coinvolgimento degli
organi di polizia, degli operatori e delle diverse autorità,
anzitutto dell'Autorità Portuale, in sede locale, supportate
da azioni organizzative e di messa a disposizione dei porti delle
attrezzature e delle risorse finanziarie necessarie per adeguarli
ai nuovi standard di security internazionali». «Con
preoccupazione - ha sottolineato Nerli - valutiamo ogni eventuale
misura unilaterale, quale quella preannunziata dagli USA, che
indurrebbe effetti distorsivi nelle competitività tra porti,
e chiediamo al governo di intervenire».
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