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23 gennaio 2003

Il difficile futuro dei porti, stretti nella morsa tra lo strapotere economico dei gruppi armatoriali e l'ostilità delle città

Si è svolto oggi a Genova un convegno sul ruolo dei porti

Il futuro dei porti, e soprattutto delle città portuali, non è facile da decifrare. Sono numerosi gli interrogativi su quale sia il ruolo dei porti nell'ambito dei sistemi trasportistici e logistici e quale sia il loro impatto economico sul territorio che li ospita. Di questi temi si è parlato nel convegno "Il ruolo dei porti - Dinamiche evolutive e strategie sostenibili", promosso dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) insieme con FERPI (Federazione relazioni Pubbliche Italiana), tenutosi oggi pomeriggio a Palazzo San Giorgio a Genova. Nel corso del convegno è stato presentato il libro "Porti, città e territorio costiero" (ed. Il Mulino), realizzato con il contributo di numerosi accademici e curato dal professor Stefano Soriani dell'Università di Venezia.

L'incontro, aperto dagli interventi del direttore della Ricerca FEEM, Carlo Carraro, e dell'assessore alle Infrastrutture del Comune di Genova, Marta Vincenzi, ha messo in luce la difficoltà di definire l'attuale ruolo dei porti, che sono alle prese con svariate problematiche di tipo economico, tecnologico, territoriale e ambientale. I porti - ha detto il professor Gabriele Zanetto dell'Università di Venezia - stanno diventando più importanti per le economie regionali, ma lo sono sempre meno per quelle cittadine, locali. Da qui nasce la crescente riluttanza delle città ad accettare ingombranti infrastrutture portuali e tanto meno ambiziose espansioni portuali.

Nell'ultimo decennio - ha osservato Soriani - le città portuali sono le città che sono cresciute meno, anche - paradossalmente - nei servizi di trasporto. In merito all'ostilità delle città nei confronti dei porti, Soriani ha evidenziato come oggigiorno il ruolo assunto dalle autorità portuali sia sempre più quello di cercare di compensare i mal digeriti progetti di espansione delle infrastrutture portuali con interventi di miglioramento dell'ambiente.

Mostrando un grafico nel quale veniva messa a confronto l'attuale soverchiante rilevanza economica delle principali compagnie marittime di linea mondiali rispetto a quella, minima, delle autorità portuali, il professor Enrico Musso dell'Università di Genova ha parlato dell'indebolimento dei porti rispetto alle controparti (compagnie di navigazione, consorzi armatoriali, gruppi terminalisti). In questo contesto i porti rischiano anche di perdere la funzione di motore dell'economia locale. Bisogna riflettere - ha sottolineato Musso - su quale sia il saldo dei benefici e dei costi del porto sulla città. Sull'argomento si sono interrogati, partecipando alla tavola rotonda conclusiva, Giuliano Gallanti, presidente dell'Autorità Portuale di Genova, Andrea Razzini, segretario generale dell'Autorità Portuale di Venezia, Cesare Castelbarco, presidente della Filse, Alessandro Becce, presidente dell'Autorità Portuale di Savona, Toni Muzi Falconi, presidente di FERPI, Tommaso Affinita, presidente di Assoporti e Massimo Provinciali, direttore generale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

B.B.


Vincenzo Miele

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