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18 dicembre 2014 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 01.45 GMT+1



4 aprile 2005

L'industria aerea rischia di chiudere il 2005 con un passivo di 5,5 miliardi di dollari

L'elevato prezzo del fuel - ha detto il direttore generale e CEO della IATA, Giovanni Bisignani - sta privando le compagnie aeree dei loro profitti

L'International Air Transport Association (IATA) ha riformulato le proprie previsioni sui risultati che l'industria aerea conseguirà nell'esercizio 2005. Se all'inizio di quest'anno il direttore generale e amministratore delegato della IATA, Giovanni Bisignani, aveva preannunciato il possibile raggiungimento di utili per complessivi 1,2 miliardi di dollari, ora il manager dell'associazione ritiene che le compagnie aeree mondiale rischieranno di chiudere il 2005 con un passivo di 5,5 miliardi di dollari. Il radicale mutamento di scenario è dovuto principalmente agli elevati costi del combustibile, ma anche - secondo la IATA - alla latitanza dei governi.

Intervenendo oggi all'inaugurazione della conferenza AirFinance a New York, Bisignani ha detto che l'elevato prezzo del fuel sta privando le compagnie aeree dei loro profitti. «Il costo del fuel - ha precisato - è salito da 44 miliardi di dollari nel 2003 a 63 miliardi di dollari lo scorso anno. Se nel 2005 la media del petrolio al barile sarà di 43 dollari (Brent), i costi saranno di 76 miliardi di dollari. E ciò ci lascerà con una perdita per il settore di 5,5 miliardi di dollari nel 2005 e di oltre 40 miliardi di dollari per il periodo 2001-2005».

«Non possiamo vivere con le mezze misure e le contraddizioni del passato», ha sottolineato Bisignani. «I governi - ha aggiunto - hanno intensificato la concorrenza tra le compagnie senza una regolamentazione efficace dei fornitori in monopolio, che rappresentano il 10% dei costi operativi. Il costo del lavoro, come percentuale dei costi operativi, varia dal 18% in Asia al 38% negli Stati Uniti. Ed è stato oltremodo difficoltoso ridurlo. È quindi con un lavoro estremamente duro di ristrutturazione e riorganizzazione delle loro attività che le compagnie aeree hanno ridotto i costi unitari non-fuel del 2-3% all'anno».

Bisignani ha sollecitato i governi a fare la loro parte. «La deregulation - ha spiegato - era diretta a promuovere la concorrenza e a diminuire i costi dei viaggi aerei. Ma i governi continuano a mungere l'industria con imposte ed oneri che raggiungono i livelli di quelli dell'alcool e del tabacco. Negli Stati Uniti le tasse applicate mediamente su un biglietto da 200 dollari sono cresciute dal 7% nel 1972 al 26% nel 2004, di 15,8 miliardi di dollari. Inoltre non possiamo accettare il peso complessivo di 5,6 miliardi di dollari dei costi per la sicurezza che i governi stanno riversando annualmente sull'industria. I governi devono assumersi la responsabilità e pagare per la sicurezza nazionale».


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