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5 dicembre 2008 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 03.15 GMT+1



2 gennaio 2006

L’UE non c’entra - sostiene la Regione Liguria - il decreto sulle nomine delle Autorità Portuali resta un blitz inaccettabile

«Non resta che appellarci al presidente della Repubblica affinché non apponga la firma sul decreto», ha detto l’assessore regionale Merlo

L’assessore alle Infrastrutture, Trasporti e Porti della Regione Liguria, Luigi Merlo, non è soddisfatto della risposta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Pietro Lunardi, alle accuse mosse dalle Regioni al governo per il varo del provvedimento che riserva al suo dicastero la nomina di 12 presidenti di Autorità Portuali (inforMARE del 30 dicembre 2005).

«Non c’è Unione Europea che tenga - ha detto oggi Merlo rispondendo ad una lettera inviata da Lunardi - le nomine dei presidenti delle Autorità Portuali che il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi ha avocato a sé con il decreto di fine anno sono e restano un blitz inaccettabile per le regioni italiane». Si tratta - ha aggiunto - di «una risposta priva di motivazioni plausibili, anzi fitta di contraddizioni, che non si può accettare» e - ha sottolineato - di «un decreto di dubbia costituzionalità, tanto che il ministro su questo punto, glissa brillantemente. Alle Regioni, alle Province e ai Comuni non resta che appellarci al presidente della Repubblica affinché non apponga la firma sul decreto, forti delle nostre convinzioni e dei ripetuti pronunciamenti della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato».

«Non troviamo alcuna correlazione tra le esigenze dell’Unione Europea e questo provvedimento», ha osservato Merlo. «Un decreto - ha spiegato - che, pur ugualmente non condivisibile, si sarebbe compreso se contestualmente il governo avesse riconosciuto alle 12 Autorità Portuali l’autonomia finanziaria o finanziamenti speciali per il loro potenziamento o, ancora, se avesse privilegiato nelle scelte gli investimenti infrastrutturali collegati a questi scali, avesse esteso le aree doganali in aree extra-porto, potenziato le attività logistiche, individuato procedure accelerate per l’approvazione o la modifica dei piani regolatori portuali».

«Il ministro Lunardi sa benissimo - ha rilevato Merlo- che alcuni dei dodici porti da lui "elevati di classe" rischiano il declino per il blocco delle risorse e quindi degli investimenti e non possono avere un adeguato tasso di crescita per i ritardi nella realizzazione delle infrastrutture. Ci sono porti che attendono da molti mesi l’approvazione dei piani regolatori portuali da parte del ministero dei Beni culturali».

«Pur non percorribili tout-court - ha osservato l’assessore ligure - le esperienze europee che funzionano dimostrano come i porti crescano se svincolati da un eccesso di centralismo, se riescono a fondersi e a portare sviluppo e crescita economica ai loro territori. Questo non è localismo, ma una corretta visione delle politiche portuali. Nulla a che vedere con i presidente-podestà del decreto Lunardi. Dove c’è condivisione tra amministrazioni locali, i comitati portuali, i presidenti, i porti funzionano, quando invece i presidente delle Autorità Portuali sono frutto di contraddizioni, è la paralisi. Siamo di fronte a un provvedimento che umilia la portualità italiana, già abbandonata da questo governo. Quello che verrà dovrà lavorare molto, e in fretta, per ridare dignità a un settore vitale strategico per il Paese».


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