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3 luglio 2009
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- L'Ipsema propone l'istituzione dell'Ente Sociale
Italiano della Navigazione
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- Tutti concordi quando si tratta di fare. Tutti esitanti
quando si tratta di disfare
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Quando sentiamo parlare dell'ipotesi di istituire nuovi enti
alziamo la guardia. Viviamo in una comunità che trabocca di
enti: ce ne sono molteplici per ogni attività umana (e non
umana) e c'è né più di uno anche per la
salvaguardia, lo sviluppo, la promozione o la conoscenza di settori
il cui nome non dice alcunché ad alcuno, neppure a quelli che
dovrebbero essere chiamati a sorvegliare l'attività di tale
ente.
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- Per questo - confessiamo - siamo prevenuti. Il nostro
preconcetto è ancora più radicato quando ci raccontano
che il nuovo ente consentirà di far risparmiare soldi alla
comunità.
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- Il nostro parere, quindi, non è spassionato. Ci è
impossibile celare la nostra diffidenza scrivendo del progetto
presentato oggi dall'Ipsema (Istituto di Previdenza per il Settore
Marittimo).
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- Oggi nella sua sede di Roma, nel corso della tavola rotonda “Un
nuovo welfare per la gente di mare”, l'istituto ha proposto di
riorganizzare i servizi del welfare per il settore della navigazione
e dar vita ad una nuova realtà istituzionale: l'ESIN, l'Ente
Sociale Italiano della Navigazione.
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- Il presidente del CIV dell'Ipsema, Giovanni Guerisoli, ha
sottolineato come dal confronto odierno «esca rafforzato il
progetto della realizzazione di un ente sociale della navigazione
che risponde anche alle sollecitazioni formulate anche dal
presidente di Confitarma, Nicola Coccia». Secondo Guerisoli,
si tratta di «un percorso che, se attuato, porterà ad
un sostanziale rafforzamento della tutela del personale navigante
attraverso sinergie coerenti con gli obiettivi di razionalizzazione
e di contenimento della spesa pubblica presenti nella politica del
governo».
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- Ipsema ha evidenziato come la proposta parta «dalla
necessaria valorizzazione della specificità del lavoro
marittimo e, attraverso una riorganizzazione territoriale delle
strutture che si occupano vari livelli e con diverse competenze
della tutela della gente di mare», arrivi «ad un
miglioramento complessivo dei servizi e ad un risparmio che
l'istituto ha quantificato in almeno 15 milioni di euro all'anno».
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- «Con l'idea di un ente unico della navigazione - ha
spiegato il commissario dell'Ipsema, Antonio Parlato - vogliamo
sollecitare il governo e le istituzioni a guardare con maggiore
attenzione sia su piano strettamente economico sia su quello più
squisitamente sociale al riordino del sistema mare che produce circa
il 3% del Pil nazionale». «Proprio in riferimento alla
spesa del settore previdenziale - ha precisato - l'istituto ha
avviato una completa e complessa analisi per determinare il costo
socio-economico degli infortuni, costo che spesso è cause
della perdita di competitività e produttività delle
imprese». «Abbiamo allo studio - ha aggiunto - un
meccanismo premiale per cui sarà possibile abbassare la
contribuzione delle imprese virtuose che investono in prevenzione».
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- «Il progetto - ha detto il direttore generale dell'Ipsema,
Palmira Petrocelli, illustrando l'iniziativa - interessa tutti gli
uffici della pubblica amministrazione dedicati al mondo del mare,
esso costituisce un unicum rispetto agli altri settori lavorativi,
caratterizzati dalla presenza di una molteplicità di apparati
amministrativi con competenze disarmoniche e spesso sovrapponibili,
il nuovo ente offrirà un valore aggiunto in termini di
governo efficace delle politiche sociali di settore. E dunque l'idea
dell'ente unico, promossa a pieni voti da tutte le parti sociali e
dall'armamento pubblico e privato, comprenderebbe il Servizio di
assistenza sanitaria ai naviganti, il Centro Radiomedico, la Vasca
Navale (INSEAN) e altri organismi che a vario titolo si occupano
della tutela della gente di mare».
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- Ciò dovrebbe fugare i nostri timori. Il nuovo ente
dovrebbe inglobarne altri, razionalizzando l'organizzazione
complessiva.
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- Quando si parla di razionalizzare sono d'accordo tutti. Lo è
il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Silvano Moffa,
che - intervenendo alla tavola rotonda - ha sottolineato come quello
del lavoro marittimo sia «un mondo del tutto particolare»
che «non per nulla conta su un diritto diverso da quello
comune» ed ha concordato sul fatto che «l'ente unico
della navigazione supera sovrapposizioni di competenze che in tempo
di crisi economica devono essere evitate». Anche secondo
Cesare Damiano, membro della Commissione Lavoro della Camera, «il
processo di razionalizzazione degli enti di previdenza è
opportuno, esso però - ha precisato - deve essere inserito in
un percorso condiviso dai protagonisti del settore, per cui il
progetto dell'ente unico rispondendo ad una logica competitiva e di
risparmio e per di più promosso dalle parti interessate è
una proposta veramente interessante su cui riflettere». «Il
settore produttivo - ha osservato il sottosegretario alle Politiche
agricole, Antonio Buonfiglio - è sano ed è opportuno
ipotizzare un ente che sia completamente ed esclusivamente dedicato
alle problematiche della gente di mare».
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- Il fatto è che di razionalizzazione si parla da anni. Ne
parlano tutti: centrodestra, centrosinistra e gli altri diversamente
collocati. Tutti sono concordi sulla necessità di eliminare
gli enti inutili. Da una parte e dall'altra non si esita a criticare
chi governa perché esita a sopprimere organizzazioni decotte.
Così come tutti sono concordi sulla necessità di
istituire organismi indispensabili per la comunità.
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- Tutti concordi quando si tratta di fare. Tutti esitanti quando
si tratta di disfare.
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- Poi, come sempre accade, gli enti figliano enti per moltiplicare
la specie.
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- Bruno Bellio
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