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19 febbraio 2010
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- La Commissione Esteri della Camera ha approvato la
Convenzione Alpi stralciando il Protocollo trasporti
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- Soddisfazione dell'ANITA, secondo cui le modalità
alternative al trasporto su gomma non devono essere rese
obbligatorie con misure coercitive
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- Ieri la Commissione Affari esteri della Camera ha approvato
l'emendamento presentato dal leghista Gianluca Pini che stralcia il
Protocollo in materia di trasporti dal testo del disegno di legge di
“Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della
Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi”.
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- Il segretario generale dell'ANITA (Associazione Nazionale
Imprese Trasporti Automobilistici), Giuseppina Della Pepa, ha
accolto con soddisfazione tale approvazione. Si tratta - ha
sottolineato - di «un primo risultato importante che mira ad
evitare una normativa penalizzante per l'intero sistema economico
nazionale e non solo per l'autotrasporto».
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- ANITA auspica che l'iter parlamentare confermi l'indirizzo
segnato dalla Commissione Affari esteri della Camera e che il
dibattito prosegua nel contesto internazionale con gli atri Paesi
coinvolti nella Convenzione. Secondo l'associazione, infatti, la
ratifica del Protocollo trasporti sancirebbe la rinuncia dell'Italia
«alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture
stradali sull'arco alpino, con un grave danno allo sviluppo dei
traffici stradali sull'arco alpino, già fortemente
penalizzato da misure restrittive di transito».
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- «Nel corso degli ultimi anni, infatti - ha evidenziato
l'associazione - sono stati introdotti vincoli pesantissimi alla
circolazione stradale da parte di alcuni Paesi dell'arco alpino, sia
attraverso un incremento dei pedaggi per l'uso delle infrastrutture
sia mediante sistemi di regolazione del traffico. Tali scelte mirano
a svantaggiare la strada e dirottare il traffico su ferrovia, con
misure sempre più coercitive che impongono la scelta modale
al vettore stradale. Invece, le modalità alternative al
trasporto su gomma devono essere efficienti e convenienti per gli
operatori e non rese obbligatorie con misure coercitive».
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