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18 marzo 2010
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- Messina e Gavio difendono la loro proposta per la gestione
del terminal Multipurpose del porto di Genova
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- Respingono come «totalmente infondata» una
presunta rottura tra i due gruppi
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- Prima ancora dell'esito finale della gara indetta dall'Autorità
Portuale di Genova per l'assegnazione dell'area terminalistica
Multipurpose divampa la polemica. Sono due le cordate in lizza per
la gestione del terminal: una costituita dai gruppi Messina e Gavio
e l'altra dai gruppi Grendi, Spinelli e Pastorino. La commissione
incaricata di esaminare le proposte ha assegnato al piano presentato
dalla prima cordata un punteggio maggiore.
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- In vista di possibili ricorsi, peraltro già annunciati,
da parte della seconda cordata e in attesa del pronunciamento sulla
gara da parte del Comitato Portuale, il gruppo armatoriale Ignazio
Messina & C. e la Terminal San Giorgio, società
terminalista genovese che è controllata del gruppo Gavio,
hanno difeso l'esito a loro favore della valutazione della
commissione d'esame: «senza considerare i 25 punti assegnati
alla nostra Associazione Temporanea d'Imprese per il riempimento
dello specchio acqueo tra i moli Canepa e Libia - hanno spiegato
oggi le due aziende - la valutazione della commissione d'esame è
stata di 94,51 punti a favore della nostra ATI contro i 90.58 punti
dell'ATI concorrente, con il risultato che siamo comunque vincitori
rispetto ai nostri concorrenti con una differenza di 3,93 punti a
nostro favore. Se a ciò aggiungiamo i 25 punti per l'impegno
assunto a realizzare il sopra menzionato riempimento, il risultato
finale a nostro favore passa a 119,51 punti contro i 90,58 punti dei
nostri concorrenti con uno scarto di 28,93 punti a nostro favore,
consolidando quindi la nostra vittoria ma senza cambiare il soggetto
vincitore».
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- «L'unico parametro in cui l'ATI concorrente ha ottenuto un
miglior risultato (29,19 punti) rispetto al nostro (25.96) - hanno
proseguito Messina e Terminal San Giorgio - è quello relativo
a “tipologie e volumi di traffico”»; inoltre «la
nostra offerta, oltre che per il sopra menzionato riempimento, è
stata giudicata migliore a quella concorrente per tutti gli altri
tre rimanenti parametri: “entità, tipologia, capacità
produttiva, descrizione/documentazione tecnica e tempistica degli
investimenti e delle dotazioni di beni, impianti e strumenti
operativi”: 23,55 punti contro i 22,65 punti dell'ATI
concorrente (+ 0,9 punti); “entità dell'organico da
impiegare, iniziative per formazione e sicurezza del personale”:
20 punti (massimo punteggio previsto) contro i 16,6 punti dell'ATI
concorrente (+ 3,4 punti); “ripartizione modale
strada/ferrovia dei traffici generati e degli inoltri” per 25
punti (massimo punteggio previsto) contro i 22,14 punti dell'ATI
concorrente (+ 2,86 punti)».
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- Messina e Terminal San Giorgio hanno sottolineato anche la
regolarità dell'ammissione della loro proposta: «è
vero - hanno precisato - che la nostra offerta è stata
inizialmente ammessa con riserva, ma è altrettanto vero che
la riserva è stata sciolta prima dell'esame dei piani
d'impresa e dei programmi di investimento, accogliendo regolarmente
la nostra istanza senza ulteriori condizioni e/o riserve».
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- Respingendo come «totalmente infondata» una presunta
rottura tra i gruppi Gavio e Messina, le due società hanno
concluso affermando di non voler commentare «alcune
affermazioni dei signori Musso (gruppo Grendi, ndr) in merito
ai maggiori volumi di traffico della loro ATI - 100.000 teus in più
rispetto ai nostri - visto che tali elementi sono ancora segreti e
che ad oggi non è possibile chiedere accesso agli atti della
procedura» e smentendo recisamente, invece, «le supposte
voci che “di fatto era anche una gara “tailor-made,
fatta a misura di chi già si trovava sull'area del terminal”
e che l'Autorità Portuale l'abbia confezionata affinché
tutti i soggetti ancora oggi presenti sulle aree messe in gara - e
quindi anche noi - trovassero un accordo che soddisfacesse tutti:
abbiamo sempre dichiarato a tutti - hanno ricordato - che non
eravamo più certo disponibili a dover condividere un altro
“spezzatino” come ai tempi dell'ex presidente Novi.
Siamo consapevoli del fatto che la gara possa essere condizionata
“dall'esito delle vicende giudiziarie relative/connesse al
compendio cosiddetto Multipurpose” e che ciò possa aver
scoraggiato alcuni possibili pretendenti. È altresì
chiaro che, qualora si volesse tornare per le sopra indicate vicende
alla situazione del 2004, Grendi non avrebbe alcun diritto da far
valere sulle aree oggetto di gara, così come confermato
chiaramente da una sentenza del Consiglio di Stato».
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