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7 luglio 2010
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- Gli armatori tedeschi chiedono che gli aiuti pubblici alle
aziende in difficoltà siano estesi oltre il 2010
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- VDR ritiene necessario il sostegno del governo federale per
consentire a 200 navi di superare la crisi
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- In occasione di un vertice sulla situazione delle aziende dello
shipping tenutosi lunedì scorso a Berlino con il coordinatore
del governo federale per il settore marittimo, Hans-Joachim Otto, i
rappresentanti delle istituzioni interessate e degli istituti
bancari, l'associazione degli armatori tedeschi VDR (Verband
Deutscher Reeder) ha sollecitato l'esecutivo federale ad estendere
oltre il 2010 gli aiuti pubblici alle imprese in difficoltà
elargiti attraverso Deutschlandfonds, il fondo federale per la
ripresa economica.
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- «I maggiori problemi di liquidità - ha spiegato
l'amministratore delegato di VDR, Ralf Nagel - sorgono solamente
quando la ripresa è in fase iniziale». Nagel ha
rilevato che, dopo la grave crisi finanziaria ed economica degli
anni 2008 e 2009, a partire dal vertice sullo stato dello shipping
tedesco tenutosi lo scorso marzo la ripresa dell'economia marittima
mondiale è stata lenta e che la crescita dei mercati
attualmente in atto è incerta e solo lievemente positiva. Ciò
significa - ha sottolineato - che sono soprattutto le medie aziende
armatoriali ad essere colpite duramente dalla prosecuzione della
crisi.
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- Nagel ha ricordato che da un'analisi sulla situazione presentata
dalla VDR al vertice dello scorso risultava che complessivamente 959
navi della flotta in esercizio presentano difficoltà
finanziarie e che, per tali navi, si prevede la necessità di
un sostegno economico pari a 170 milioni di euro nel periodo
2010-2012. L'amministratore delegato dell'associazione ha precisato
che, grazie allo sforzo degli armatori, sostenuto dall'appoggio del
sistema bancario e creditizio, la gran parte delle imprese marittime
sarà in grado di reggere la crisi autonomamente. Tuttavia VDR
ritiene che sia necessario il sostegno del governo federale per
consentire ad un numero di navi che non supera le 200 unità
di superare la crisi.
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- Nelle scorse settimane il governo federale tedesco aveva escluso
che lo Stato potesse definire programmi ad hoc per il sostegno al
settore marittimo. Tuttavia, secondo VDR, il vertice di lunedì
ha messo in chiaro che i Land e la confederazione sono pronti a
sostenere le compagnie armatoriali con garanzie adeguate. Tale
sostegno - ha rilevato l'associazione - si basa sul fatto che il
comparto è proiettato verso il futuro e che, dopo la crisi,
avrà eccellenti prospettive di crescita anche in Germania.
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- «Tutte le parti - ha dichiarato da parte sua il senatore
all'Economia di Amburgo, Axel Gedaschko - hanno compiuto assieme
passi importanti per stabilizzare l'economia marittima. Ma non
abbiamo ancora vinto. Una questione chiave sarà il
finanziamento dei prestiti. Aggravare questo aspetto accrescerebbe
notevolmente le difficoltà. Garantire la competitività
e la sostenibilità dell'economia marittima continua ad essere
una sfida nazionale».
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- In occasione del vertice VDR ha risposto anche all'esortazione
agli armatori affinché ordinino le navi ai cantieri navali
tedeschi rivolta loro da Jutta Blankau, rappresentante per il
settore marittimo del sindacato IG Metall. «Con miliardi di
investimenti nella costruzione navale - ha detto il portavoce
dell'associazione, Max Johns - gli armatori tedeschi creano decine
di migliaia di posti di lavoro in Germania. Anche le navi ordinate
all'estero mantengono in Germania la gran parte del valore aggiunto
nel campo dell'ingegneria navale e delle forniture. Anche così
la Germania è leader di mercato in questo settore».
Ricordando che ci sono circa 30.000 posti di lavoro per i tedeschi,
a terra o in mare, alle dipendenze delle compagnie armatoriali della
Germania, Johns ha sottolineato che «ciò evidenzia come
sia significativo il contributo strutturale all'occupazione offerto
dall'industria dello shipping in Germania».
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- Intanto nei giorni scorsi, nel corso di un incontro presso il
Parlamento europeo, i sindacati del settore metalmeccanico hanno
chiesto alle istituzioni UE il varo di un programma di emergenza per
salvare l'industria navalmeccanica europea. «L'industria della
cantieristica navale - ha affermato il presidente per il settore
della navalmeccanica della Federazione Europea dei Metalmeccanici
(FEM), Heino Bade - è minacciata nella sua stessa esistenza
dalla crisi. L'anno scorso già 40.000 colleghi hanno perso i
loro posti di lavoro nei cantieri europei e nell'anno altri 20.000
lavoratori sono stati a rischio occupazione» Bade ha rilevato
come il mercato sia pressoché al collasso con un crollo pari
a circa il 90% e come nel corrente anno e nel prossimo non sia
previsto un recupero, che è atteso per alcuni settori, come
quello delle portacontainer, solo nel 2013-2014.
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- Secondo FEM è necessario salvaguardare l'industria
navalmeccanica attuando un piano di emergenza basato su cinque
iniziative principali: innanzitutto è necessario sostituire
nel più breve tempo possibile i traghetti di oltre 30 anni
d'età con nuove navi; inoltre bisogna predisporre programmi
di finanziamento per le aziende o prevedere incentivi fiscali per le
costruzioni navali, nonché introdurre normative e incentivi
finanziari affinché gli armatori si dotino di navi con il
minore impatto ambientale e la migliore efficienza energetica;
quindi è necessario prendere in esame misure commerciali
contro le nazioni asiatiche che praticano concorrenza sleale nei
confronti dei cantieri europei e, infine, garantire l'occupazione e
prevenire la deindustrializzazione.
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