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3 giugno 2011
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- La governance dei porti e l'impatto della crisi sullo
shipping al centro dell'assemblea generale di Federagenti
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- Gallo: «la situazione odierna suscita nuovamente
preoccupazioni molto serie»
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«Per la prima volta siamo quasi tutti d'accordo sulle
strategie e sulla visione». Probabilmente questa impressione,
colta da Filippo Gallo a conclusione dei lavori della 62ª
assemblea generale di Federagenti tenutasi stamani a Stintino
(Sassari), è un poco ottimista. Certo è una frase di
circostanza. Ma forse questa positiva sensazione appare volta a
controbilanciare la preoccupazione per uno scenario economico che
sembra non riuscire a scrollarsi di dosso il fardello caricato da
una crisi che dal 2009 allarma tutte le aziende, incluse quelle del
comparto dello shipping come le agenzie marittime e le società
di mediazione marittima che fanno capo alla federazione nazionale
Federagenti.-
- «La situazione odierna - ha confermato il presidente della
federazione, Filippo Gallo in apertura dei lavori - suscita
nuovamente preoccupazioni molto serie». La sua relazione
all'assemblea illustra i passi avanti compiuti dal settore marittimo
rispetto all'apice della crisi economica globale, ma evidenzia anche
le criticità tuttora esistenti che inducono a mantenere alta
la guardia, come ad esempio il ritorno a rate di nolo insostenibili
nel settore del trasporto containerizzato.
- Gallo ha chiesto alle istituzioni concretezza nella risoluzione
dei problemi ed interventi di efficientamento del sistema quale, ad
esempio, la definizione «di un nuovo ventaglio di competenze
per l'Autorità Marittima». Gli agenti marittimi - ha
spiegato - hanno l'esigenza di confrontarsi con pochi interlocutori,
meglio ancora con un unico soggetto equiparabile allo Sportello
Unico Doganale previsto dal Piano Nazionale della Logistica.
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- Che lo shipping non sia ancora fuori dalle secche lo
testimoniano situazioni di crisi come quella innescata dal rincaro
delle tariffe dei traghetti che collegano la Sardegna con il
continente. Da una parte gli armatori spiegano che l'aumento dei
prezzi è stato causato dai maggiori oneri determinati
principalmente dal rialzo del costo del bunker. Dall'altra l'ente
regionale sardo accusa le compagnie armatoriali di aver costituito
un cartello danneggiando così l'economia dell'isola e
utilizza la Saremar, compagnia che è passata sotto il
controllo della Regione, per offrire ai sardi e ai vacanzieri
servizi marittimi low cost.
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- Il problema del rincaro delle tariffe dei traghetti è
stato affrontato oggi nel corso dell'assemblea da Giancarlo Acciaro,
presidente dell'Associazione degli Agenti Marittimi della Sardegna,
che ha espresso gratitudine e sostegno alla Regione Sardegna per
l'iniziativa posta in atto con la nuova politica commerciale e
operativa della Saremar ed ha esortato l'ente regionale ad ampliarla
anche al segmento delle merci. «La formazione di una flotta
sarda - ha detto Acciaro - è infatti uno strumento molto
efficace per calmierare i costi del trasporto. Mi auguro che
quest'impegno possa continuare e trovare una soluzione anche per il
traffico merci gravato da tariffe ancora troppo esose e penso ad un
tavolo fra pubblico e privato dove poter proporre soluzioni
operative».
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- Da parte sua Valeria Novella, presidente del Gruppo Giovani
Armatori di Confitarma, ha preferito non intervenire nel merito,
mentre anche per Paolo Piro, presidente dell'Autorità
Portuale Nord Sardegna, il rialzo dei costi del combustibile non
giustifica l'incremento delle tariffe dei traghetti.
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- Un intervento di tenore quasi pre-elettorale quello del
sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Bartolomeo
Giachino, che ha rivendicato l'azione del governo con l'obiettivo
dello sviluppo infrastrutturale della nazione. Il sottosegretario ha
lanciato un allarme per il possibile cambiamento dello scenario:
evidenziando la richiesta all'UE di revoca dei finanziamenti europei
per il Corridoio 5 da parte del nuovo sindaco di Napoli, Luigi De
Magistris, Giachino ha messo in guardia per il possibile ritorno ad
un nuovo blocco delle opere come quello determinato dal cosiddetto
“emendamento Libertini” alla legge 492 del 1975 che
fermò per 25 anni la costruzione di nuove autostrade in
Italia.
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- Accuse al governo sono invece giunte dal presidente
dell'Associazione dei Porti Italiani (Assoporti), Francesco Nerli,
anche per il sostegno “senza se e senza ma” offerto
sinora agli autotrasportatori, comparto - ha dichiarato - che
costituisce «un cappio al collo della logistica».
«Spendiamo cifre elevate ogni anno - si è chiesto Nerli
- senza chiedere loro: ma vi riorganizzate almeno un pochino?».
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- Nerli ha inoltre esortato il governo a chiudere finalmente il
capitolo della revisione della legge di riforma portuale 84/94 che
si protrae ormai da nove anni e che - ha ricordato - è
sfociato in un testo bipartisan che dice che bisogna assegnare
l'autonomia finanziaria alle Autorità Portuali. Il presidente
di Assoporti si è soffermato anche sul modello di governance
dei porti auspicando uno snellimento dei Comitati Portuali
riassegnando al loro interno un ruolo di maggioranza al pubblico
rispetto al privato, ribaltando così il rapporto tra le due
parti introdotto dal decreto di Publio Fiori del primo governo
Berlusconi.
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- Il presidente di Assoporti ha quindi criticato la recente
decisione dell'esecutivo di permettere la riduzione dell'importo
delle tasse di ancoraggio per consentire agli hub di transhipment
italiani di fronteggiare la concorrenza dei porti nordafricani,
riduzione che - aveva evidenziato in precedenza anche Filippo Gallo
- «non ha in realtà alcuna efficacia sugli scali di
transhipment». Nerli ha raffrontato quanto avvenuto nei porti
di Tanger Med e di Gioia Tauro: lo scorso anno - ha spiegato il
presidente di Assoporti - Tangeri ha movimentato 20 milioni di
tonnellate di merci containerizzate riscuotendo 60,6 milioni di
euro, mentre Gioia Tauro ha totalizzato un traffico di 30 milioni di
tonnellate incassando 12,5 milioni di euro. «Ergo - ha
rilevato Nerli - il nostro transhipment non è in difficoltà
per i canoni e le tasse». Il risultato - ha aggiunto - è
che «non hai fatto pagare le tasse e hai rimpinguato le casse
di quelle aziende che se ne vanno comunque».
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- Secondo il direttore generale della direzione generale per i
Porti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Cosimo
Caliendo, la normativa per abbattimento delle tasse portuali ha
l'obiettivo di dare una mano ai porti di transhipment, ma - ha
osservato - da sola non basta e il suo effetto è stato
limitato dalla concorrenza porti nordafricani.
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- B.B.
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