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29 giugno 2011
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- Cna-Fita protesta per l'aumento di 8 centesimi delle accise
deciso dal governo
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- «A nulla valgono i tanti fondi che sulla carta sono
destinati alla categoria - ha sottolineato Cinzia Franchini - se, di
fatto, con una mano si fa finta di dare e con l'altra si toglie»
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L'associazione dell'autotrasporto Cna-Fita protesta per
l'aumento delle accise deciso dal governo sottolineando che si
tratta di «un provvedimento sbagliato che peserà per
oltre 1.000 euro all'anno per ogni ogni mezzo».-
- «Proprio quando il costo del diesel e della benzina alla
pompa cominciava a scendere - ha spiegato il presidente nazionale di
Cna-Fita, Cinzia Franchini - ecco l'ennesima stangata da parte del
governo che aumenta in quattro giorni le accise di 8 centesimi al
litro. Quattro centesimi per finanziare il Fondo unico per lo
spettacolo e quattro centesimi per l'emergenza umanitaria del
Nord-Africa. Per giovedì è atteso anche un rincaro
dell'Iva pari all'1%».
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- «La Cna-Fita - ha precisato Cinzia Franchini - si oppone
al provvedimento di aumento anche se fatto per finalità
meritevoli e di assoluta importanza. Il dissenso si basa
sull'opportunità politica di deprimere ulteriormente settori
come quello del trasporto merci e del trasporto pubblico locale già
fortemente penalizzati dalla negativa congiuntura economica e dal
continuo aumento annuale del prezzo del carburante, dei pedaggi e
delle assicurazioni. Aumenti ampiamente denunciati dall'Antitrust
che però non vedono il governo deciso nel contrastarli in
modo adeguato».
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- «A nulla valgono i tanti fondi che sulla carta sono
destinati alla categoria - ha rilevato il presidente nazionale di
Cna-Fita - se, di fatto, con una mano si fa finta di dare e con
l'altra si toglie. Nel momento più delicato della vertenza
con l'autotrasporto la scelta dell'esecutivo continua a penalizzare
il settore che difficilmente potrà recuperare questi aumenti
sul mercato. Stando ai valori medi di percorrenza e consumi forniti
dal ministero dei Trasporti l'aumento di 8 centesimi, in un anno,
per i 18.633 imprenditori in conto terzi mono-veicolari al di sotto
delle 7,5 tonnellate comporterà una spesa aggiuntiva di circa
22 milioni di euro. Un duro colpo per la distribuzione urbana delle
merci e non solo. Anche per i restanti 32.472 operatori in conto
terzi con un solo mezzo a partire dalle 7,5 tonnellate in su,
l'esclusione tramite il rimborso appare un'ulteriore presa in giro.
Per loro la spesa da anticipare in attesa di un rimborso, di per sé
oneroso e complesso come pratica amministrativa, significa un
esborso annuale di oltre 40 milioni di euro. Se ci spostiamo sulle
imprese più strutturate l'onere del provvedimento aumenterà
in modo esponenziale. Per non parlare di tutto il settore del
trasporto pubblico locale come taxi, ncc e bus turistici. Per loro
la stangata sarà senza sconti».

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