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3 agosto 2011
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- Merci pericolose, ANITA denuncia l'insostenibile aumento dei
costi per l'autotrasporto
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- L'associazione rivolge un appello al governo e alla
committenza affinché prendano atto dello stato di agitazione
delle imprese del settore
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«I costi di esercizio e le richieste da parte dei
committenti di revisione dei prezzi al ribasso sono diventati
insostenibili per le imprese che trasportano su strada merci
pericolose in conto terzi». L'allarme è lanciato da
ANITA, l'associazione che riunisce le imprese più grandi di
autotrasporto in Italia e che rappresenta il 60% dei grandi
operatori che trasportano merci pericolose (prodotti petroliferi e
chimici)-
- L'associazione rivolge quindi un appello ai rappresentanti del
governo e della committenza affinché prendano atto dello
stato di agitazione delle imprese del settore.
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- «Il trasporto in ADR (Accord Dangereuses Route), così
chiamato dall'accordo europeo relativo ai trasporti internazionali di
merci pericolose su strada - sottolinea ANITA - è un settore
cruciale per l'economia del Paese con 20.000 addetti impiegati e
18.000 autobotti movimentate e che, stando agli ultimi dati Istat,
rappresenta il 9% (132 milioni di tonnellate l'anno) del traffico
merci totale in Italia. Un comparto ad alto rischio che include
materie solide e liquide infiammabili (nella misura del 76%), gas
(15%), materie corrosive (7%), tossiche (0,8%), prodotti soggetti ad
esplosione, radioattivi, infettanti, soggetti ad accensione spontanea
o a sprigionamento di gas infiammabili (nella percentuale del 1,2%).
Un settore che per la pericolosità dei prodotti che trasporta
richiede elevati standard di sicurezza e qualità, notevoli
investimenti sui veicoli e sulla formazione degli autisti, nonché
adeguate coperture assicurative. Elementi, spesso sottovalutati, che
contribuiscono all'aumento dei costi a carico delle imprese che
operano in regime di ADR».
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- Pertanto ANITA chiede all'esecutivo e alle parti della filiera
coinvolte «di fronteggiare tale situazione per scongiurare
possibili iniziative messe in atto dalle imprese del comparto che -
spiega l'associazione - potrebbero avere conseguenze irreparabili
sul Paese».

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