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7 dicembre 2011
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- Trasportounito e ANITA chiedono che il rimborso delle accise
sul gasolio avvenga con cadenza trimestrale o mensile
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- Longo: per la categoria si tratta di un ulteriore onere pari
a oltre 600 euro camion al mese. CNA-Fita invita la committenza ad
un confronto sul caro gasolio
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Le associazioni dell'autotrasporto sono nuovamente sul piede di
guerra per l'impatto sul comparto generato dall'aumento delle accise
sul gasolio, che è stato deciso dal nuovo governo Monti e
incluso nel decreto approvato domenica dall'esecutivo.
Trasportounito teme che dalle accise possa arrivare il colpo di
grazia e annuncia che da lunedì prossimo il rischio che si
spengano i motori dei Tir è altissimo.-
- Trasportounito spiega infatti che, di fronte alla impossibilità
concreta delle aziende di autotrasporto a far fronte alle nuove
spese derivanti dall'aumento delle accise sul gasolio, ha deciso di
proporre il “fermo tecnico” della categoria, perché
- sottolinea l'associazione - non è possibile lavorare alle
attuali condizioni tariffarie.
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- «Nessuno sciopero - precisa il segretario nazionale di
Trasportounito, Maurizio Longo - ma la diretta conseguenza
dell'impossibilità per le aziende, già sull'orlo del
fallimento, di far fronte a un onere che per la categoria, e quindi
i circa 350.00 veicoli industriali in circolazione, supera i 180
milioni di euro al mese, pari a oltre 600 euro camion al mese».
«Ma questi soldi - denuncia Longo - non ci sono e per la
maggioranza delle aziende del settore la scelta di tenere fermi i
mezzi (gravati anche da un aumento del costo industriale largamente
superiore alla media europea e nell'impossibilità di
recuperare su contratti esistenti il nuovo onere) significa evitare
di accelerare lo scontato fallimento».
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- Trasportounito evidenzia che «esiste come non mai il
rischio concreto di una catena di crack per totale assenza di
liquidità. Unica misura tampone possibile - secondo
l'associazione - è una norma che consenta all'autotrasporto
di recuperare trimestralmente le accise e, in parallelo, una forte
azione concreta per frenare un costo industriale del carburante non
più sostenibile».
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- Da parte sua ANITA (Associazione Nazionale Imprese Trasporti
Automobilistici) avanza la richiesta di rimborso mensile delle
accise sul gasolio. «L'aumento delle accise sul gasolio di
112,10 euro per mille litri contenuto nel “decreto Monti”
- spiega ANITA - rappresenta un duro colpo per le imprese di
autotrasporto, se si considera che il costo del gasolio ha
un'incidenza che varia, a seconda delle percorrenze, dal 24% al 39%
dei costi totali di esercizio. Tale incremento, in vigore da ieri,
comporta infatti un'esposizione finanziaria notevole in vista del
rimborso che avviene solo dopo un anno».
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- «In Italia - ricorda ANITA - le accise sul gasolio sono
tra le più alte in Europa. Tale aspetto ha conseguenze
devastanti, anche sotto il profilo della concorrenza, visto che in
altri Paesi comunitari il rimborso delle accise avviene con cadenza
più breve, mensile o trimestrale. Tale disparità di
condizioni indebolisce ulteriormente le imprese italiane minandone
la competitività e la crescita. Inoltre, può
incentivare il fenomeno ormai diffuso della delocalizzazione in
Paesi che offrono migliori condizioni, con la conseguente perdita di
eccellenze imprenditoriali per l'economia italiana».
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- Pertanto ANITA, appellandosi «ai principi di crescita ed
equità che ispirano il provvedimento», con una lettera
inviata oggi al presidente del Consiglio Mario Monti, al ministro
per lo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado
Passera, al vice ministro Mario Ciaccia e al sottosegretario Guido
Improta chiede «che in sede di conversione del decreto legge
sia previsto per l'autotrasporto un rimborso mensile delle accise».
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- CNA-Fita si rivolge invece alla committenza, invitandola «ad
un serrato confronto sul caro gasolio e pedaggi». «Il
balletto sulle bozze del decreto legge - osserva Cinzia Franchini,
presidente nazionale dell'associazione - è finito ieri
miseramente e al termine di quella tumultuosa giornata la CNA-Fita
registra, con preoccupazione, le determinazioni contenute nel
decreto legge che il governo ha portato alla firma del presidente
Napolitano. Da mesi la nostra associazione, in modo pacifico e con
puntuale conforto di analisi e dati - prosegue Cinzia Franchini -
ribadisce l'allarmante corsa al rialzo dei costi del gasolio e dei
pedaggi autostradali che si ripercuote, direttamente, sulla gestione
finanziaria corrente già pregiudicata dal credit crunch
perpetuato dalle banche da un lato e dall'altro dall'allungarsi dei
tempi di pagamento. Con l'ulteriore aumento delle accise di oggi e
il possibile incremento di gennaio dei pedaggi il clima è
diventato rovente e la faticosissima pace sociale garantita fin qui
rischierebbe di capitolare a causa dell'unico sfogo possibile: il
fermo dei mezzi».
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- «La CNA-Fita conscia della pericolosità della
situazione, ma altrettanto consapevole del drammatico momento che il
Paese intero sta vivendo - spiega la presidente dell'associazione -
si appella alla committenza tutta affinché possa con lei
condividere un sommo atto di responsabilità finalizzato a
motivare un confronto diretto per approfondire e chiarire le
divergenze che ad oggi non hanno consentito l'incontro delle singole
volontà. Carburante e pedaggi non possono dividere
l'autotrasporto e la committenza che invece devono preoccuparsi di
superare l'attuale crisi economica. C'è bisogno di tutti per
uscire da questo pericoloso vicolo cieco e perciò la CNA-Fita
invita, presso la sua sede nazionale, le committenze per un
confronto volto ad individuare soluzioni immediate e concrete».

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