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23 dicembre 2011
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- Accordo per il rilancio sostenibile delle aree del porto di
Trieste sottoscritto dal ministero dell'Ambiente e dall'Autorità
Portuale
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- Sarà presentato domani presso la sede dell'ente
giuliano
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Nei giorni scorsi il ministero dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare e l'Autorità Portuale di Trieste hanno
sottoscritto un protocollo d'intesa sul “Rilancio sostenibile
delle aree del Porto di Trieste” che sarà presentato
domattina nella sede dell'ente portuale giuliano dal titolare del
dicastero, Corrado Clini, e dalla presidente dell'authority
portuale, Marina Monassi.-
- Gli obiettivi dell'accordo, sintetizzati nell'articolo 2 del
documento, sono sostanzialmente definiti nei seguenti cinque punti
base: riqualificazione e potenziamento del terminal ferroviario di
Trieste Campo Marzio, anche mediante l'acquisizione, da parte
dell'Autorità Portuale, di significative aree dell'impianto
adiacenti a quelle portuali attualmente di proprietà di
società del gruppo Ferrovie dello Stato; riassetto delle aree
industriali, di proprietà privata e demaniale, site nel
comprensorio “Ex Arsenale San Marco” per un loro più
ampio utilizzo anche ai fini dello sviluppo dei traffici portuali;
realizzazione della Piattaforma Logistica - 1° e 2° lotto -
e riconversione delle aree attualmente in uso allo stabilimento
siderurgico denominato “Ferriera di Servola” (ex
Italsider), con conseguente accorpamento di diverse attività
in un unico polo logistico di dimensioni internazionali;
riqualificazione ed infrastrutturazione della cosiddetta “Area
Ex-Esso” per l'insediamento di attività industriali e
produttive, anche a servizio di quelle portuali; creazione, presso
il comprensorio della ex raffineria Aquila, di un nuovo terminal
portuale, con interventi di bonifica, infrastrutturazione e
banchinamento, realizzando accosti per lo svolgimento di attività
ro-ro e multipurpose (tale intervento prevederà
l'ammodernamento e l'adeguamento della stazione di Trieste
Aquilinia, anche per garantire la piena operatività
ferroviaria del nuovo terminal).
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- Nel complesso tali azioni avranno efficacia sulla quasi totalità
del territorio portuale, per una superficie complessiva di quasi
2.000.000 di metri quadrati, con la seguente ripartizione per
specifica area di intervento: Campo Marzio 300.000 metri quadri;
Area Ex Arsenale San Marco 160.000 metri quadri; Piattaforma
Logistica-Ferriera di Servola 600.000 metri quadri; Area Ex Esso
340.000 metri quadri; Ex Raffineria Aquila 500.000 metri quadri.
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- Per il raggiungimento degli obiettivi viene inoltre previsto un
piano delle attività, strutturato su tre livelli di azioni:
il dettaglio delle azioni normative ed amministrative da
intraprendere, distinte per fasi; il cronoprogramma delle singole
fasi; il quadro finanziario, con l'individuazione dei fabbisogni e
delle disponibilità, per avviare le iniziative stabilite
nell'articolo 2.
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- I contenuti tecnici e finanziari del piano saranno valutati
congiuntamente da un gruppo di lavoro tecnico coordinato da Antonio
Gurrieri, consigliere del ministro Clini per le materie inerenti le
infrastrutture e i trasporti, e formato dai competenti uffici del
ministero e dell'Autorità Portuale e costituiranno
successivamente oggetto di specifici accordi di programma - ognuno
per ciascun intervento - da stipularsi tra le parti, con la
possibilità di successiva adesione da parte di altri soggetti
pubblici e/o privati portatori di uno specifico interesse negli
interventi.
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- L'Autorità Portuale ha sottolineato che «la
definizione di tale accordo - teso alla promozione ed allo sviluppo
sostenibile del territorio portuale e della sua economia - è
frutto di un intenso lavoro di consultazione tra gli uffici di via
von Bruck ed il dicastero dell'Ambiente e rappresenta da un lato un
primo concreto risultato della paziente ed organica azione di
ricucitura condotta dal presidente dell'Autorità Portuale,
dopo un periodo di non eccessiva attenzione verso il nostro scalo,
ma costituisce soprattutto un focale punto di partenza per innestare
un processo di reale rivitalizzazione del porto franco triestino e
della sua centralità nel contesto dell'arco Nord Adriatico,
nell'ambito dei futuri scenari che si vanno delineando con la
progressiva estensione del mercato comunitario verso il Centro-Est
dell'Europa e l'area dei Balcani».
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- L'ente portuale ha spiegato che l'intesa trae lo spunto dalle
funzioni che il ministero dell'Ambiente ha nel quadro della
promozione, della conservazione e del recupero delle condizioni
socio-ambientali del territorio rispetto agli interessi della
collettività, a garanzia della qualità della vita e di
uno sviluppo sostenibile di tutte le attività portuali ed
industriali ricomprese nel comprensorio di Trieste, in linea con le
indicazioni di livello internazionale e con le conseguenti strategie
definite ed adottate dal CIPE. In particolare è stato
evidenziato il fondamentale richiamo alle più recenti
proposte formulate dalla Commissione UE al Parlamento europeo,
nell'ambito della procedura di approvazione del nuovo programma per
la realizzazione e lo sviluppo del network base di trasporto
trans-europeo (TEN-T), proposte che nel contesto del core-network
individuano Trieste tra i nodi portuali di base e, sul piano delle
infrastrutture di collegamento rappresentate dai 10 Corridoi,
prevedono che ben due di questi, il n. 1 “Baltic-Adriatic
Corridor” ed il n. 3, il “Mediterranean Corridor”
si intersechino proprio nello spazio retroportuale del porto di
Trieste, implicando conseguentemente una serie di impegni da parte
italiana all'adeguamento di tutta la rete del
“comprehensive-network” cioè le infrastrutture di
accesso e collegamento con il mare dei due citati grandi corridoi di
scorrimento.
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- Tra le considerazioni di più marcato rilievo che motivano
l'accordo - ha specificato l'ente portuale - assumono valenza
prioritaria le iniziative programmatiche e gli interventi
finalizzati a favorire il trasferimento dei flussi del trasporto
merci su modalità a basso impatto (direttrici
marittimo-fluviali e ferroviarie), secondo le linee strategiche e
gli orientamenti fissati dalla UE nel richiamato nuovo regolamento
inerente le reti TEN-T, nonché la consapevolezza che
“l'articolazione del nuovo Piano Regolatore Portuale prevede
uno sviluppo dell'impianto complessivo attraverso una
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riconfigurazione del layout dei principali comparti settoriali -
industriale e commerciale - in linea con gli standard funzionali
internazionali, consentendo un graduale ampliamento delle aree del
porto franco ed una loro più incisiva collocazione sul
mercato dei grandi investitori, interessati a localizzare le proprie
attività attraverso forme di investimento a medio-lungo
termine”. A tale fine viene precisato il principio “che
i vantaggi conseguibili per effetto del particolare regime del porto
franco di Trieste costituiscono un indubbio plusvalore rispetto alle
semplici attività di movimentazione delle correnti di
traffico in transito, innescando potenziali redditività sia a
carattere imprenditoriale che finanziario, attraverso la gestione
degli stocks delle commodities negoziabili presso le principali
borse merci internazionali”. Il tutto finalizzato a sostenere
in pieno la conditio-sine-qua-non ad “aggiudicarsi un ruolo di
hub nello scenario dei flussi di traffico internazionale non
permette ulteriori ritardi nelle scelte di potenziamento
infrastrutturale, pena la marginalità di Trieste e
dell'Italia nei confronti degli altri Paesi europei”.

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