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23 aprile 2014 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 12.45 GMT+2



4 luglio 2012

Il futuro sviluppo del porto di Genova è sul mare

Presentate le linee guida per il nuovo Piano Regolatore Portuale che includono una serie di ipotesi dall'unico comun denominatore dello spostamento a sud delle dighe frangiflutti e dei riempimenti

Il futuro sviluppo del porto di Genova è sul mare. Questo sostanzialmente prevedono le linee guida per il nuovo Piano Regolatore Portuale (PRP) che sono state illustrate oggi al Comitato Portuale dai vertici dell'Autorità Portuale guidati dal presidente Luigi Merlo, che ha sottolineato l'accoglienza estremamente positiva al nuovo documento di pianificazione sintetizzato nella presentazione raggiungibile cliccando sull'immagine a lato.

«Ci è piaciuto il metodo, che presenta scenari molteplici», ha confermato il nuovo presidente dell'associazione genovese degli agenti marittimi Assagenti, Gian Enzo Duci, riassumendo il parere degli altri membri del Comitato. Gli scenari proposti per offrire nuove aree allo sviluppo del porto sono infatti svariati, ma tutti accomunati da un unico comun denominatore: il porto si espanderà verso sud, sul mare, realizzando nuove dighe foranee su fondali più elevati e ampliando con riempimenti a meridione le attuali aree terminalistiche. Tali interventi verrebbero realizzati in una o più zone del porto, a seconda delle differenti ipotesi. Il vaglio di questi scenari costituirà ora il passo successivo, più lungo e arduo, che dovrà portare ad una definizione del PRP da sottoporre alla procedura di approvazione.

L'obiettivo principe del nuovo piano è di adeguare il porto del capoluogo ligure alle mutate esigenze dei traffici marittimi, in primo luogo all'accresciuta dimensione delle navi, partendo dalle portacontainer, che si è già prospettato di portare fino ad capacità di carico di 22.000 container teu, per arrivare alle grandi navi da crociera di ultima generazione. Lo scopo primario del PRP è di rimuovere gli attuali vincoli all'operatività del porto: uno dei più penalizzanti è il limite dimensionale dei bacini e dei cerchi di evoluzione dello scalo, che non consentono l'accesso o un'operatività adeguata alle mega-navi. Un altro, che non è sotto il diretto controllo dell'Autorità Portuale, è quello del cono aereo definito per consentire il funzionamento in sicurezza dell'aeroporto genovese, che è situato tra i bacini portuali di Sampierdarena e Voltri, cono che non permette di posizionare sui terminal portuali le gru dell'altezza necessaria per movimentare i carichi sulle navi più grandi. Tra le differenti ipotesi, le linee guida prevedono anche la ricollocazione della pista aeroportuale oltre Appennino oppure la sua collocazione sul mare, sulla falsariga dell'Isola dell'Aeroporto progettata dall'architetto Renzo Piano nel suo “affresco” per il waterfront genovese ( del 25 maggio 2004 e 28 luglio 2005).

Il nuovo piano prevede di eliminare parzialmente o totalmente il primo vincolo in una o più aree portuali realizzando appunto nuove dighe foranee che consentano di ampliare i bacini e i cerchi di evoluzione. L'Autorità Portuale ne ha ipotizzato lo spostamento a mare fino ad una distanza di 500-600 metri dall'attuale linea della diga foranea, posando le nuove opere su un fondale che arriva alla profondità di -50 metri, cioè al limite batimetrico raggiunto oggi dall'ingegneria marittima. Tali lavori consentirebbero anche di ampliare sensibilmente le superfici di una o più aree terminalistiche.

Si tratta evidentemente di interventi complessi e costosi. Due esempi: è pianificata la costruzione di una nuova diga foranea lunga ben sette chilometri a mare del bacino di Sampierdarena con un investimento che ammonterebbe a circa 1,396 miliardi di euro. Realizzando invece il solo allargamento della Bocca di Levante che dà accesso allo stesso bacino sarebbe necessaria una nuova diga di 2,6 chilometri, progetto che è in pratica l'unico di cui sinora è prevista con certezza l'esecuzione e che costerà 550-590 milioni di euro. Trattandosi di beni pubblici puri, l'ente portuale ritiene che le fonti di finanziamento non possano che consistere in trasferimenti statali, imposizione fiscale diretta e fondi europei con l'eventuale reperimento di nuove fonti derivanti dalla cessione di beni pubblici o dalle risorse generate da un'effettiva autonomia finanziaria concessa alle Autorità Portuali. Tuttavia - ha evidenziato Merlo - sono opere da cui dipende la sopravvivenza del porto.

Oltre che sul mare i modelli di sviluppo del porto ipotizzati dalle linee guida per il nuovo PRP incidono anche sull'intero comprensorio portuale prevedendo la riconversione di aree reperite delocalizzando funzioni non portuali, ma vanno anche al di là dei limiti fisici del porto includendo le aree retroportuali, con la prevista implementazione dei collegamenti infrastrutturali e di nuove tecnologie.

Gli obiettivi complessivi del nuovo piano - ha spiegato Marco Sanguineri, dirigente del Servizio pianificazione e studi dell'Autorità Portuale - sono di un'integrazione del porto nella rete internazionale, di un aumento della sua competitività, della sua capacità produttiva e della sua sostenibilità ambientale, nonché la creazione di valore per il territorio.

Il primo obiettivo di Merlo e dei suoi collaboratori è intanto di definire più precisamente quale, tra quelle ipotizzate, sarà la vera linea guida di sviluppo del porto di Genova da presentare al Comitato Portuale, possibilmente nel 2013, e nel frattempo mettere in cantiere gli interventi essenziali affinché, con o senza il nuovo Piano Regolatore Portuale, il porto di Genova non venga escluso dalle principali direttrici dei traffici marittimi mondiali.

Bruno Bellio

Bari Port Authority

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