
|

|
|
4 luglio 2012
|
|
- Il futuro sviluppo del porto di Genova è sul mare
-
- Presentate le linee guida per il nuovo Piano Regolatore
Portuale che includono una serie di ipotesi dall'unico comun
denominatore dello spostamento a sud delle dighe frangiflutti e dei
riempimenti
-
Il futuro sviluppo del porto di Genova è sul mare. Questo
sostanzialmente prevedono le linee guida per il nuovo Piano
Regolatore Portuale (PRP) che sono state illustrate oggi al Comitato
Portuale dai vertici dell'Autorità Portuale guidati dal
presidente Luigi Merlo, che ha sottolineato l'accoglienza
estremamente positiva al nuovo documento di pianificazione
sintetizzato nella presentazione raggiungibile cliccando
sull'immagine a lato.-
- «Ci è piaciuto il metodo, che presenta scenari
molteplici», ha confermato il nuovo presidente
dell'associazione genovese degli agenti marittimi Assagenti, Gian
Enzo Duci, riassumendo il parere degli altri membri del Comitato.
Gli scenari proposti per offrire nuove aree allo sviluppo del porto
sono infatti svariati, ma tutti accomunati da un unico comun
denominatore: il porto si espanderà verso sud, sul mare,
realizzando nuove dighe foranee su fondali più elevati e
ampliando con riempimenti a meridione le attuali aree
terminalistiche. Tali interventi verrebbero realizzati in una o più
zone del porto, a seconda delle differenti ipotesi. Il vaglio di
questi scenari costituirà ora il passo successivo, più
lungo e arduo, che dovrà portare ad una definizione del PRP
da sottoporre alla procedura di approvazione.
-
- L'obiettivo principe del nuovo piano è di adeguare il
porto del capoluogo ligure alle mutate esigenze dei traffici
marittimi, in primo luogo all'accresciuta dimensione delle navi,
partendo dalle portacontainer, che si è già
prospettato di portare fino ad capacità di carico di 22.000
container teu, per arrivare alle grandi navi da crociera di ultima
generazione. Lo scopo primario del PRP è di rimuovere gli
attuali vincoli all'operatività del porto: uno dei più
penalizzanti è il limite dimensionale dei bacini e dei cerchi
di evoluzione dello scalo, che non consentono l'accesso o
un'operatività adeguata alle mega-navi. Un altro, che non è
sotto il diretto controllo dell'Autorità Portuale, è
quello del cono aereo definito per consentire il funzionamento in
sicurezza dell'aeroporto genovese, che è situato tra i bacini
portuali di Sampierdarena e Voltri, cono che non permette di
posizionare sui terminal portuali le gru dell'altezza necessaria per
movimentare i carichi sulle navi più grandi. Tra le
differenti ipotesi, le linee guida prevedono anche la ricollocazione
della pista aeroportuale oltre Appennino oppure la sua collocazione
sul mare, sulla falsariga dell'Isola dell'Aeroporto progettata
dall'architetto Renzo Piano nel suo “affresco” per il
waterfront genovese
(
del 25 maggio 2004 e
28 luglio 2005).-
- Il nuovo piano prevede di eliminare parzialmente o totalmente il
primo vincolo in una o più aree portuali realizzando appunto
nuove dighe foranee che consentano di ampliare i bacini e i cerchi
di evoluzione. L'Autorità Portuale ne ha ipotizzato lo
spostamento a mare fino ad una distanza di 500-600 metri
dall'attuale linea della diga foranea, posando le nuove opere su un
fondale che arriva alla profondità di -50 metri, cioè
al limite batimetrico raggiunto oggi dall'ingegneria marittima. Tali
lavori consentirebbero anche di ampliare sensibilmente le superfici
di una o più aree terminalistiche.
-
- Si tratta evidentemente di interventi complessi e costosi. Due
esempi: è pianificata la costruzione di una nuova diga
foranea lunga ben sette chilometri a mare del bacino di
Sampierdarena con un investimento che ammonterebbe a circa 1,396
miliardi di euro. Realizzando invece il solo allargamento della
Bocca di Levante che dà accesso allo stesso bacino sarebbe
necessaria una nuova diga di 2,6 chilometri, progetto che è
in pratica l'unico di cui sinora è prevista con certezza
l'esecuzione e che costerà 550-590 milioni di euro.
Trattandosi di beni pubblici puri, l'ente portuale ritiene che le
fonti di finanziamento non possano che consistere in trasferimenti
statali, imposizione fiscale diretta e fondi europei con l'eventuale
reperimento di nuove fonti derivanti dalla cessione di beni pubblici
o dalle risorse generate da un'effettiva autonomia finanziaria
concessa alle Autorità Portuali. Tuttavia - ha evidenziato
Merlo - sono opere da cui dipende la sopravvivenza del porto.
-
- Oltre che sul mare i modelli di sviluppo del porto ipotizzati
dalle linee guida per il nuovo PRP incidono anche sull'intero
comprensorio portuale prevedendo la riconversione di aree reperite
delocalizzando funzioni non portuali, ma vanno anche al di là
dei limiti fisici del porto includendo le aree retroportuali, con la
prevista implementazione dei collegamenti infrastrutturali e di
nuove tecnologie.
-
- Gli obiettivi complessivi del nuovo piano - ha spiegato Marco
Sanguineri, dirigente del Servizio pianificazione e studi
dell'Autorità Portuale - sono di un'integrazione del porto
nella rete internazionale, di un aumento della sua competitività,
della sua capacità produttiva e della sua sostenibilità
ambientale, nonché la creazione di valore per il territorio.
-
- Il primo obiettivo di Merlo e dei suoi collaboratori è
intanto di definire più precisamente quale, tra quelle
ipotizzate, sarà la vera linea guida di sviluppo del porto di
Genova da presentare al Comitato Portuale, possibilmente nel 2013, e
nel frattempo mettere in cantiere gli interventi essenziali
affinché, con o senza il nuovo Piano Regolatore Portuale, il
porto di Genova non venga escluso dalle principali direttrici dei
traffici marittimi mondiali.
 -
- Bruno Bellio
|
|
- Piazza Matteotti 1/3 - 16123 Genova - ITALIA
tel.: 010.2462122, fax: 010.2516768, e-mail
|