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13 luglio 2012
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- Gallanti (AP Livorno): «le Autorità Portuali
devono essere dotate di una maggiore forza contrattuale»
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- Dovrebbero essere business oriented - ha spiegato - e avere
la facoltà di fare investimenti al di fuori dell'area
portuale
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Intervenendo oggi a Livorno al convegno sul tema “Il piano
regolatore del porto di Livorno. Dalla certezza esistenziale allo
sviluppo” organizzato dall'Ordine degli Ingegneri della
Provincia di Livorno, il presidente dell'Autorità Portuale
labronica, Giuliano Gallanti, ha difeso l'operato dell'ente per
l'approvazione del nuovo strumento programmatorio del porto
sottolineando che «quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto,
e ci abbiamo messo meno di nove mesi per realizzarlo».-
- «Sulla tempistica - ha specificato Gallanti - non possiamo
farci niente, c'è di mezzo quella che gli inglesi chiamano la
Red Tape, l'eccessiva burocrazia». Sul contenuto del Piano
Regolatore Portuale pre-adottato in Comitato Portuale il mese scorso
(inforMARE del 20 giugno 2012),
invece, Gallanti non ha avuto incertezze nell'evidenziare la bontà
delle scelte pianificatorie adottate: «col Prp - ha spiegato -
abbiamo cercato di concentrare le attività commerciali dello
scalo in poche grandi aree specializzate. Il porto moderno deve
avere terminal con determinate dimensioni, è ovvio che le
mega navi che stanno per arrivare nel Mediterraneo avranno bisogno
di spazi adeguati». Gallanti ha precisato che una delle grandi
emergenze che lo scalo labronico deve affrontare nell'immediato è
quella dei collegamenti ferroviari ed ha richiamato l'attenzione
sull'importante accordo raggiunto nei mesi scorsi con la Regione
Toscana e con RFI per l'infrastrutturazione ferroviaria delle
banchine: «tra non molto - ha ricordato - saremo finalmente
collegati via ferro ai principali mercati di riferimento e Livorno
potrebbe veramente diventare il primo scalo ferroviario italiano, un
po' come Anversa in nord Europa».
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- Più in generale Gallanti ha evidenziato la fase critica
attualmente attraversata dai porti italiani in materia di governance
degli scali: «in Italia - ha rilevato - sta accadendo oggi ciò
che negli scali del Northern Range è ormai la norma: le
grandi finanziarie, i fondi di investimento e le banche stanno
acquistando i grandi terminal. Le Autorità Portuali - ha
sottolineato - devono essere dotate di una maggiore forza
contrattuale». In Italia - ha aggiunto - «ci sono due
scuole di pensiero: secondo alcuni, le authorities devono essere dei
semplici amministratori di condominio, gestori del demanio pubblico,
secondo altri dovrebbero invece essere business oriented e avere la
facoltà di fare investimenti al di fuori dell'area portuale.
Io sono a favore di quest'ultima tesi».
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- «I porti del Nord Europa - ha proseguito Gallanti - hanno
capito prima di noi che uno scalo marittimo non è un semplice
porto emporio, ma un anello di una complessa catena logistica: per
questo hanno cominciato ad investire sugli inland terminal,
facendoli diventare dei veri e propri centri di smistamento e
manipolazione della merce. Ed è uno dei motivi del loro
grande successo: hanno fiumi navigabili, sono ben collegati ai
mercati di riferimento e hanno interporti efficienti».
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- Secondo il presidente dell'Autorità Portuale di Livorno,
inoltre, la voce della portualità italiana non arriva
oltreconfine: «l'Italia - ha detto - è poco presente in
Europa, eppure la direttiva sulle concessioni che sta per essere
predisposta promette di avere un impatto devastante sugli equilibri
politici locali».
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- «Pochi giorni fa - ha concluso Gallanti - ho letto lo
studio sulla portualità italiana elaborato dalla Cassa
Depositi e Prestiti: vi si legge una cosa nota, e cioè che i
porti di riferimento per l'Alta Italia (Pianura Padana) non sono
Genova, Livorno o La Spezia, ma Rotterdam, Anversa, Amburgo. Questo
ci deve far riflettere, così come ci deve far riflettere il
fatto che nemmeno un contenitore sbarcato in uno dei porti delle
penisola raggiunge la Svizzera o la Baviera».

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