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23 ottobre 2014 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 12.06 GMT+2



23 luglio 2012

Federmar-Cisal respinge la richiesta di Italia Marittima di aumentare la durata dell'imbarco del personale navigante

Il sindacato accusa la compagnia di porre in atto un ricatto minacciando il trasferimento delle navi della compagnia sotto altra bandiera

Federmar-Cisal accusa Italia Marittima (ex Lloyd Triestino), società di navigazione del gruppo armatoriale taiwanese Evergreen, di minacciare il trasferimento delle navi della compagnia sotto altra bandiera se non verrà aumentata la durata del periodo di imbarco del personale navigante. Il sindacato, che ha incontrato stamani i rappresentanti di Italia Marittima, ha spiegato che la richiesta avanzata dall'azienda mira ad elevare ad otto l'attuale periodo di quattro mesi previsto sia dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro che dal Contratto Integrativo, rinnovato, quest'ultimo, meno di un anno fa.

«Le motivazioni portate da Italia Marittima a sostegno della propria richiesta - ha precisato il segretario regionale di Federmar-Cisal, Giorgio Marangoni - vertono principalmente su una differenza di costi che ci sarebbe tra il personale italiano e quello degli equipaggi delle altre società del gruppo Evergreen e da qui la minaccia. nemmeno tanto velata, che la capogruppo di Taiwan potrebbe decidere di trasferire le navi della compagnia sotto altra bandiera, il che significherebbe la perdita del posto di lavoro per i marittimi italiani attualmente impiegati dalla società».

«Per la Federmar-Cisal - ha denunciato Marangoni - questa posizione si configura in un ignobile ricatto, tenuto conto che i risparmi che sarebbero conseguiti con questa operazione, derivanti in particolare dalla diminuzione delle spese di avvicendamento (viaggi, diarie, ecc.) per la sostituzione degli equipaggi, risultano, conti alla mano, assolutamente ininfluenti e marginali rispetto al complesso dei costi di gestione di una nave. Inoltre, sempre per la Federmar-Cisal, esiste anche e soprattutto un problema di sicurezza per la navigazione in quanto sia l'innalzamento dell'età pensionabile voluto da questo governo che il prolungamento del periodo d'imbarco potrebbero influire negativamente sullo stato psicofisico di coloro che sono incaricati di portare per il mondo, in ogni condizione di tempo e luogo, colossi di 70-80mila tonnellate, lunghi come tre campi di calcio, con cinquemila e passa contenitori a bordo e con soste limitatissime nei porti».

Marangoni ha evidenziato che, «mentre i sindacati di categoria di Cgil-Cisl-Uil hanno chinato il capo cedendo in toto alle pretese di Italia Marittima, la Federmar-Cisal non ha firmato alcun accordo al riguardo perché, oltre alle suddette considerazioni, ritiene che comunque, davanti alla remissività del sindacato, i cinesi potranno fare scattare nei suoi confronti e verso i lavoratori, in qualsiasi momento e per qualsiasi richiesta, il ricatto del trasferimento delle navi sotto bandiera estera. Inoltre perché, ripristinando il periodo d'imbarco ad otto mesi, periodo che, bisogna ripetere, è di quattro mesi in Italia, i marittimi di Italia Marittima sono in tal modo regrediti agli anni sessanta, vedendo così vanificato più di mezzo secolo di lotte sindacali sostenute per migliorare le condizioni della categoria».

Federmar-Cisal ha concluso annunciando la decisione di denunciare la questione al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed all'Autorità Marittima di Trieste, sede della compagnia di navigazione.

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