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28 febbraio 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 04:04 GMT+1



27 gennaio 2020

Negli incidenti marittimi il comandante della nave viene immediatamente incriminato

Lo hanno denunciato gli intervenuti al workshop “La criminalizzazione del comandante della nave: criticità e prospettive”

«Ad un progresso tecnologico e normativo impetuoso che ha portato a profondi cambiamenti organizzativi sia sulla nave che negli uffici armatoriali non è corrisposto un adeguamento legislativo e culturale che prendesse atto del presente». Lo ha sottolineato il presidente dell'USCLAC-UNCDIM-SMACD, Claudio Tomei, nel corso del workshop “La criminalizzazione del comandante della nave: criticità e prospettive” organizzato dall'Istituto Italiano di Navigazione (IIN) su proposta del sindacato comandanti e direttori di macchina USCLAC/UNCDIM che si è tenuto oggi a Roma nella sede della Confederazione Italiana Armatori (Confitarma). L'incontro è stato programmato in vista di uno studio sul fenomeno che da qualche tempo vede a livello nazionale e internazionale la progressiva estensione degli spazi di responsabilità penale a carico delle posizioni apicali di bordo, il comandante in primis, studio che verrà realizzato con il coordinamento scientifico dell'Unitelma - Sapienza.

«Il comandante oggi - ha constatato Tomei - non è più il vertice di una struttura gerarchica piramidale ma si avvicina invece ad un manager che gestisce una organizzazione complessa (tale oggi è la nave) attraverso collaboratori preparati e responsabilizzati e avvalendosi del supporto tecnico organizzativo della base a terra. Nessuno ha mai incolpato un pilota il cui aereo abbia subito un danno strutturale non imputabile ad urto, mentre il comandante di nave in questi casi viene immediatamente incriminato».

«La responsabilità del comandante nell'esperienza giurisprudenziale - ha concordato Vincenzo Mongillo, ordinario di diritto penale presso l'Unitelma Sapienza - evidenzia una escalation dei procedimenti penali e delle condanne. Il comandante è ritenuto titolare di una posizione di garanzia estremamente ampia che sottende un modello verticistico e piramidale, piuttosto arretrato, di responsabilità per tutti gli incidenti ed eventi lesivi occorsi nel corso della navigazione e nelle attività collaterali. Occorre un ripensamento che riconduca a ragionevolezza il sistema di responsabilità penali nel settore nautico».

Palmira Petrocelli, presidente dell'Istituto Italiano di Navigazione, ha sottolineato che l'esigenza di un approfondimento su tale grave fenomeno nasce anche dalla scarsa attenzione sinora dedicata alle implicazioni di natura psicologica che il regime di piena ed esclusiva responsabilità produce sul personale di bordo coinvolto. Per tali ragioni - ha anticipato - uno degli obiettivi dello studio sarà di mettere a fuoco le difficili condizioni nelle quali si trovano a operare i comandanti delle navi, anche a causa di un quadro giuridico in parte obsoleto».

Il direttore generale di Confitarma, Luca Sisto, ha evidenziato l'importanza della sinergia tra esperti giuridici e operatori per approfondire una tematica di portata mondiale, molto importante non solo per la gente di mare ma per tutta l'industria armatoriale. Infatti - ha spiegato - la criminalizzazione insieme alla pirateria è una delle principali cause di allontanamento dalle carriere marittime. «Dopo un incidente marittimo o una violazione dell'inquinamento - ha affermato Sisto - i marittimi sono spesso trattenuti e si vedono negare l'accesso alle normali regole di “fair play” e di giustizia con cui difendersi dalle accuse penali».

Il direttore generale di Confitarma ha osservato che purtroppo le linee guida dell'IMO e dell'ILO sul trattamento equo dei marittimi in caso di incidente marittimo, emanate nel 2006 seguito della continua recrudescenza del fenomeno della criminalizzazione dei marittimi, non sono state applicate in modo adeguato. Emblematico - ha specificato - il caso della petroliera Prestige naufragata nel 2002: nel 2016 la Corte Suprema spagnola - ha ricordato Sisto - ha condannato a due anni di prigione il capitano come responsabile di un disastro ambientale per imprudenza e comportamento sconsiderato, ribaltando la precedente sentenza del Tribunale Provinciale di La Coruña (Galizia). Un altro caso che si sta verificando sempre più spesso - ha aggiunto - è quello della detenzione di marittimi a seguito della scoperta di narcotici illegali a bordo delle navi di compagnie armatoriali che vengono sempre più “utilizzate” alla loro insaputa dalle organizzazioni criminali per trasportare la droga in Europa.

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