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27 settembre 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 05:40 GMT+2



1 settembre 2021

Nell'UE il settore del trasporto marittimo è sulla strada dello sviluppo sostenibile, ma nuove sfide giungeranno dall'aumento della domanda

Prima relazione dell'EEA e dell'EMCSA sull'impatto ambientale dello shipping nell'Unione Europea

L'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) e dall'Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA) hanno presentato oggi la loro prima relazione sull'impatto ambientale del trasporto marittimo europeo, settore - evidenzia il documento - che svolge e continuerà a svolgere un ruolo essenziale nel commercio e nell'economia mondiale ed europea e che, in termini economici, movimenta il 77% del commercio estero europeo e il 35% di quello tra gli Stati membri dell'UE. Il report specifica che, nonostante un calo dell'attività marittima nel 2020 a causa degli effetti della pandemia di Covid-19, si prevede una forte crescita nei prossimi decenni alimentata dalla crescente domanda di risorse primarie e di trasporto marittimo containerizzato.

La relazione spiega che le navi producono il 13,5% delle emissioni di gas a effetto serra generate dai diversi mezzi di trasporto nell'UE, classificando il trasporto marittimo subito dopo il trasporto stradale (71%) e l'aviazione (14,4%). Nel 2019 le navi che hanno fatto scalo nei porti europei hanno prodotto circa 1,63 milioni di tonnellate di emissioni di anidride solforosa (SO2), una cifra - precisa il documento dell'AEA e dell'EMSA - che dovrebbe scendere ulteriormente nei prossimi decenni grazie all'introduzione di misure legislative più rigide per la tutela dell'ambiente. Inoltre si stima che tra il 2014 e il 2019 il trasporto marittimo abbia contribuito a raddoppiare i livelli di inquinamento acustico sottomarino nelle acque dell'UE e sia stato responsabile dell'introduzione della metà delle specie non indigene nei mari europei dal 1949.

Il documento elenca i più rilevanti impatti del trasporto marittimo sull'ambiente, a partire dal contributo all'aumento dei gas a effetto serra: complessivamente, nel 2018 le navi che hanno fatto scalo nei porti dell'UE e dello Spazio Economico Europeo hanno generato circa 140 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 (circa il 18% delle emissioni complessive a livello mondiale) e, quanto ad inquinamento atmosferico, nel 2019 le stesse navi hanno prodotto circa 1,63 milioni di tonnellate di emissioni di anidride solforosa (SO2), ossia circa il 16 % delle emissioni globali generate dal trasporto marittimo internazionale.

Relativamente al contributo all'inquinamento acustico sottomarino, la relazione specifica che le navi creano inquinamento acustico che può avere ripercussioni sulle specie marine in diversi modi e si stima che, tra il 2014 e il 2019, l'energia sonora sottomarina totale irradiata e accumulata nelle acque dell'UE sia più che raddoppiata. Le portacontainer, le navi passeggeri e le navi cisterna generano le emissioni più elevate di energia sonora generate dall'utilizzo delle eliche.

Circa l'introduzione di specie non indigene nei mari dell'UE, nel complesso, dal 1949 il settore del trasporto marittimo risulta essere il principale responsabile (circa il 50%) di questa diffusione, la maggior parte della quale è stata rilevata nel Mediterraneo. Si tratta di un totale di 51 specie, tutte classificate ad alto impatto, nel senso che possono incidere sugli ecosistemi e sulle specie autoctone. La relazione segnala anche che i dati disponibili per valutare l'impatto complessivo sugli habitat e sulle specie sono limitati.

La relazione prende anche in esame l'inquinamento da petrolio causato dalle navi specificando che, su un totale di 18 grandi fuoriuscite accidentali di petrolio avvenute a livello mondiale dal 2010, solo tre sono avvenute nell'UE (17%). Inoltre il documento evidenzia che un migliore monitoraggio e una migliore conoscenza e applicazione delle disposizioni stanno contribuendo a ridurre gli incidenti di inquinamento da petrolio, anche se la quantità del greggio trasportato via mare è aumentata costantemente negli ultimi 30 anni.

La relazione prende anche in esame lo stato attuale delle nuove soluzioni per uno sviluppo sostenibile del trasporto marittimo, incluso l'utilizzo di combustibili alternativi e di batterie e la fornitura di energia elettrica da terra alle navi nei porti, tracciando un quadro completo della loro diffusione nell'UE. Il rapporto delinea inoltre le sfide future poste dal cambiamento climatico per il settore, compreso l'impatto potenziale dell'innalzamento del livello del mare nei porti.

«Se da un lato il settore del trasporto marittimo europeo svolge un ruolo vitale per il nostro benessere economico - ha osservato il direttore esecutivo dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, Hans Bruyninckx, in occasione della presentazione odierna della relazione - dall'altro questa relazione mostra chiaramente che l'intero settore, a livello sia europeo che internazionale, deve assumersi urgentemente la responsabilità di incrementare gli sforzi per ridurre la propria impronta ambientale. Anche se sono già state intraprese misure sulla base delle politiche europee e internazionali, è necessario fare molto di più per ottenere un cambiamento essenziale verso uno sviluppo sostenibile del settore del trasporto marittimo che contribuisca a garantire in futuro benessere e la sopravvivenza dei nostri ecosistemi più sensibili e delle aree costiere, nonché il benessere degli europei».

«Lo sviluppo sostenibile attraverso l'innovazione - ha aggiunto Maja Markovcic Kostelac, direttrice esecutiva dell'EMSA - rappresenta per il trasporto marittimo un'opportunità di operare una trasformazione della stessa portata di quella originata dalla sostituzione delle vele con il vapore. Questa nuova rivoluzione marittima dipenderà dallo sviluppo di navi basato su tecnologie avanzate e soluzioni digitali, ma anche da un processo eterogeneo e pienamente inclusivo a livello nazionale, europeo e internazionale che comprenda la protezione, la sicurezza, gli aspetti sociali e quelli ambientali. Ma è cruciale anche il ruolo del trasporto marittimo come anello di una catena logistica transnazionale. Ciò significa che ogni anello di tale catena - dai porti al settore delle costruzioni e spedizioni navali fino ai settori finanziari pubblico e privato - deve rientrare nel nostro impegno verso la sostenibilità».

«La relazione congiunta - ha rilevato il commissario europeo per l'Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevicius - delinea un'eccellente panoramica delle problematiche presenti e future connesse al settore. Il messaggio è chiaro: il trasporto marittimo è destinato ad aumentare nei prossimi anni e, se non agiamo ora, il settore produrrà sempre più emissioni di gas a effetto serra, inquinanti atmosferici e inquinamento acustico sottomarino. Una transizione fluida ma rapida è fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e per avvicinarsi alla neutralità in termini di emissioni di carbonio. Tale trasformazione creerà anche nuove opportunità economiche per il settore europeo dei trasporti nell'ambito della necessaria transizione verso un'economia blu sostenibile. La sfida è immensa, ma abbiamo le tecnologie, le risorse e la volontà per affrontarla».

«La nostra strategia di mobilità sostenibile e intelligente - ha commentato Adina Valean, commissaria europea ai Trasporti - chiarisce che tutte le modalità di trasporto devono diventare più sostenibili, più intelligenti e più resilienti, incluso il trasporto marittimo. Anche se negli ultimi anni tale settore ha migliorato la propria impronta ambientale, tuttavia deve ancora affrontare grandi sfide in materia di decarbonizzazione e riduzione dell'inquinamento. Basate sull'insieme dei dati più recenti, le nostre politiche mirano ad aiutare il settore ad affrontare queste problematiche, sfruttando al massimo le soluzioni innovative e le tecnologie digitali. In questo modo il trasporto marittimo può continuare a crescere e a soddisfare i bisogni quotidiani dei cittadini, in armonia con l'ambiente, rimanendo al contempo competitivo e continuando a creare posti di lavoro di qualità».




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