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15 dicembre 2021

Il primo gennaio entrerà in vigore il Regional Comprehensive Economic Partnership, il più grande blocco commerciale del mondo

Il nuovo accordo di libero scambio coprirà un terzo dell'economia mondiale in termini di Pil

Il prossimo primo gennaio entrerà in vigore il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), il nuovo accordo di libero scambio per la regione dell'Asia-Pacifico. Sarà il più grande blocco commerciale del mondo per dimensione economica in base al prodotto interno lordo delle nazioni partecipanti e avrà un impatto significativo sul commercio mondiale. Lo evidenzia uno studio della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) pubblicato oggi, secondo cui «le dimensioni economiche del blocco emergente e il suo dinamismo commerciale lo renderanno un centro di gravità per il commercio globale».

Il nuovo accordo di libero scambio coprirà un terzo dell'economia mondiale in termini di Pil ed eliminerà il 90% delle tariffe tra 15 Paesi dell'Asia orientale e del Pacifico e - specifica lo studio - dovrebbe aumentare le esportazioni intra-regionali di 42 miliardi di dollari. All'accordo hanno aderito Australia, Brunei Darussalam, Cambogia, Cina, Filippine, Giappone, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Singapore, Thailandia e Vietnam.

L'accordo comprende diverse aree di cooperazione, con le concessioni tariffarie come elemento centrale. In particolare, nell'ambito del RCEP la liberalizzazione degli scambi sarà realizzata attraverso riduzioni tariffarie graduali: mentre molte tariffe saranno abolite immediatamente, altre saranno ridotte progressivamente durante un periodo di 20 anni. Le tariffe che rimarranno in vigore saranno principalmente limitate a prodotti specifici in settori strategici, come l'agricoltura e l'industria automobilistica, in cui molti dei membri RCEP hanno rinunciato agli impegni di liberalizzazione del commercio.

Il commercio tra le 15 economie del blocco nel 2019 valeva circa 2,3 trilioni di dollari. Lo studio dell'UNCTAD sottolinea che le concessioni tariffarie dell'accordo potrebbero determinare un ulteriore aumento di quasi il +2% delle esportazioni all'interno della nuova alleanza pari a circa 42 miliardi di collari. Ciò deriverebbe dalla creazione di nuovi scambi, dato che le tariffe più basse stimolerebbero il commercio tra gli Stati membri di quasi 17 miliardi, e dalla diversione degli scambi, poiché tariffe più basse all'interno dell'RCEP reindirizzerebbero il commercio valutato a quasi 25 miliardi da Stati che non fanno parte dell'accordo a quelli membri dell'RCEP.

Inoltre il rapporto dell'UNCTAD spiega che gli Stati del RCEP dovrebbero beneficiare in varia misura dell'accordo, con le concessioni tariffarie che produrranno maggiori effetti commerciali per le maggiori economie del blocco, non a causa di asimmetrie negoziali, ma in gran parte a causa di tariffe attualmente già basse tra molti degli altri Stati membri dell'RCEP. In particolare, secondo lo studio, il Giappone trarrebbe i maggiori benefici dalle concessioni tariffarie RCEP, in gran parte a causa degli effetti di diversione del commercio. Si prevede che le esportazioni del Paese nipponico aumenteranno di circa 20 miliardi di dollari, un aumento equivalente a circa il +5,5% rispetto alle sue esportazioni verso gli Stati dell'RCEP nel 2019. Il rapporto rileva anche effetti positivi sostanziali per le esportazioni della maggior parte delle altre economie, tra cui Australia, Cina, Repubblica di Corea e Nuova Zelanda, mentre per contro le previsioni indicano che le concessioni tariffarie RCEP potrebbero finire per ridurre le esportazioni di Cambogia, Indonesia, Filippine e Vietnam e ciò sarebbe causato principalmente dagli effetti negativi di diversione del commercio poiché si prevede che alcune esportazioni di queste economie saranno dirottate a vantaggio di altri membri dell'RCEP a causa delle differenze nell'entità delle concessioni tariffarie. Il rapporto dell'UNCTAD rileva che, comunque, gli effetti negativi complessivi per alcuni dei membri dell'RCEP non implicano che questi Stati sarebbero stati meglio rimanendo al di fuori dell'accordo dato che comunque si sarebbero verificati effetti di diversione degli scambi. Lo studio conclude che nel complesso, quindi, l'intera regione beneficerà delle concessioni tariffarie dell'RCEP.




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