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Elena Frache
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Il trasporto di merci varie non containerizzate: analisi dei traffici
e profili economici marittimo-portuali
Novembre 2002
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Abstract
Lo studio è stato condotto sui traffici non containerizzati
più importanti (prodotti forestali, siderurgici ed impiantistica)
con l'obiettivo di valutare le attuali potenzialità di
questi mercati per il porto di Genova.
Analizzati i traffici complessivi di tali merci, si sono poi estratti
i traffici marittimi delle stesse dai principali bacini d'origine
e per i maggiori bacini di destinazione.
A titolo di riferimento assai qualificato, si è verificata
la posizione del porto di Genova in confronto con quella dei porti
di Anversa e Marsiglia.
Dopo aver analizzato alcuni terminal di merci varie già
operanti a Genova, si è passati al dimensionamento di un
nuovo terminal del settore, di cui sono stati, inoltre, delineati
l'organizzazione ed i servizi accessori per la clientela.
Infine, posto un regime di prezzi di mercato, dopo aver calcolato
anche i costi, si è dedotta la redditività del terminal
a livello di Risultato Operativo, redigendone il Conto Economico
preventivo.
Le conclusioni tratte sono, in estrema sintesi, che il settore
si presenta tutt'ora vitale e redditizio, a condizione che gli
operatori portuali dello stesso perseguano politiche di integrazione
a monte e a valle della catena logistica, di cui costituiscono
solo un debole anello, attraverso un'articolata offerta di servizi
accessori ed una politica di alleanze.
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Dr. Emanuele D'agostino
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L'economia del trasporto combinato terrestre e degli interporti nel sistema italiano ed europeo
(tesi per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca in "Economia dei Trasporti", discussa il 18 febbraio 2002)
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Abstract
Gli schemi di produzione e consumo che si erano andati consolidando
nel tempo a partire dalla rivoluzione industriale sono repentinamente
mutati, dando vita a quel fenomeno (o a quell'ampio spettro di
fenomeni) che si può indicare con il termine "globalizzazione".
Fino a poco più di un ventennio fa il ciclo produttivo
della maggior parte di beni di consumo e prodotti finali era concentrato
in un unico centro di produzione, mentre oggi è altamente
frammentato in una pluralità di luoghi differenti, dai
cui stabilimenti escono beni e prodotti intermedi che tendono
a confluire sul mercato finale soltanto per l'ultima fase del
ciclo produttivo o, addirittura, solo per l'assemblaggio finale
o la distribuzione sui mercati di consumo.
Accanto a questo fenomeno di frammentazione e specializzazione
del ciclo produttivo, si è assistito ad un progressivo
fenomeno di delocalizzazione delle imprese dai sistemi economico-produttivi
di più antico sviluppo e industrializzazione verso sistemi
economici appena avviati all'industrializzazione e in fase di
sviluppo. La delocalizzazione delle imprese è determinata
dalla volontà di ricercare virtualità localizzative
non più presenti nei sistemi economico-territoriali di
più antica industrializzazione con la finalità di
ottimizzare il ciclo di produzione minimizzandone il costo. Basso
costo del lavoro, assenza o lassismo di normative ambientali,
disponibilità di materie prime a basso costo, disponibilità
di ampi spazi, normative fiscali favorevoli sono i fattori principali
che hanno determinato la nascita e l'affermarsi del processo di
delocalizzazione industriale e, in ultima analisi, di globalizzazione
e crescita dell'economia, con importanti conseguenze sui livelli
di produzione e consumo, costantemente in crescita.
La "fuga" delle imprese industriali
ha imposto la ristrutturazione dei più antichi sistemi
economici, accelerandone il processo di terziarizzazione.
La frammentazione dei cicli di produzione e l'innalzarsi del livello
generale dei consumi hanno determinato, rispettivamente, un incremento
del numero di spedizioni e delle quantità trasportate.
Inoltre, la frammentazione dei cicli produttivi ha avuto un ruolo
determinante per la nascita e la progressiva affermazione dei
cicli di trasporto multimodali, semplici e complessi.
Il sistema dei trasporti, da sempre elemento critico per lo sviluppo,
diventa fattore discriminante per il funzionamento del nuovo assetto
economico di produzione e consumo.
Le pesanti esternalità negative generate dal traffico impongono
di ricercare misure atte a contenerle in modo che, da un lato
si preservino le condizioni per uno sviluppo sostenibile per quanto
riguarda le condizioni ecologiche ed ambientali del sistema territoriale
e dall'altro si eviti la paralisi e quindi il fallimento del sistema
distributivo.
Nel presente lavoro si accoglie la tesi, ampiamente condivisa,
della sostanziale efficienza ed efficacia del ciclo di trasporto
complesso di tipo combinato e si fornisce un'analisi approfondita
del suo funzionamento e del sistema infrastrutturale entro il
quale si svolge, sottolineando in particolar modo le criticità
ancora da superare per l'ottimizzazione di tale tecnica di trasporto.
Inoltre si è messo in evidenza il reale peso del mercato
del trasporto combinato rispetto all'intero mercato dei servizi
di trasporto, evidenziando le forti potenzialità (a tutt'oggi
per gran parte inespresse) di tale tecnica di trasporto.
Una tematica strettamente correlata con il sistema di trasporto
e con l'internalizzazione delle esternalità negative generate
è la tariffazione dell'uso delle infrastrutture, alla quale
si fa riferimento con riguardo alla circolazione stradale e ferroviaria.
Nell'ambito dei cicli complessi, il ruolo dei centri d'interscambio
è fondamentale per garantirne l'efficienza e l'efficacia.
Nel presente lavoro si analizza in modo approfondito l'economia
degli interporti per i quali si individua, aspetto innovativo
della ricerca, una funzione ulteriore sia a quella di centro di
confluenza e d'interscambio tra modalità stradale e ferroviaria
sia a quella di centri logistici e fornitori di servizi a valore
aggiunto.
Come detto, negli ultimi anni si è assistito alla frammentazione
dei cicli di produzione. Di conseguenza, emerge sempre più
netta la tendenza a spedizioni di beni intermedi in luogo di prodotti
finali. In mancanza di una riconversione del proprio tessuto economico,
la delocalizzazione delle imprese manifatturiere rappresenta un
fattore di impoverimento per i sistemi economici di più
antico sviluppo. La riconversione, proprio a causa del nuovo assetto
produttivo, deve guardare al settore terziario e ai servizi generalmente
considerati logistici. Frammentazione del ciclo produttivo e frammentazione
del ciclo trasportistico sono due fenomeni che vanno di pari passo
e, di conseguenza, si ha la crescita di importanza del ruolo dei
centri d'interscambio modale che diventano il luogo naturalmente
eletto alla localizzazione e alla fornitura di servizi logistici
il più possibile in grado di conferire valore aggiunto
ai beni ai quali sono prestati.
Gli interporti, centri logistici d'interscambio maggiormente evoluti,
funzionano spesso come hub per i cicli di trasporto complesso
nell'ambito di reti di trasporto sempre più complesse e
articolate. Inoltre, come detto in apertura, è opinione
diffusa che il trasporto multimodale combinato rappresenti lo
strumento più efficiente ed efficace per ridurre le esternalità
negative connesse con l'attività di trasporto e per riequilibrare
la funzione di ripartizione modale verso modalità meno
intrusive rispetto al tutto-strada, come la ferrovia.
Se si considerano congiuntamente i due ultimi aspetti ricordati
(necessità da parte dei sistemi economico-territoriali
di più antica industrializzazione di riconvertirsi e focalizzarsi
sui servizi logistici per evitare un sostanziale impoverimento
e la virtuosità che caratterizzano il trasporto combinato),
per gli interporti si può individuare il ruolo di veri
e propri poli di sviluppo terziario che, se supportati da adeguate
politiche di localizzazione e promozione, possono contribuire
al rilancio di aree economiche in declino o a indurre fasi di
nuovo sviluppo in aree depresse, proprio come fece Perroux nel
1955 elaborando la nozione di "pôle de croissance"
a proposito dei grandi aggregati industriali.
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