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15 November 2018 The on-line newspaper devoted to the world of transports 19:35 GMT+1




ISTITUTO DI PREVIDENZA PER IL SETTORE MARITTIMO

Consiglio di
Indirizzo e Vigilanza

Linee di Indirizzo
2004 -2008

Genova, 21 luglio 2004

 

INDICE

PRIMA PARTE

  1. Scenari di riferimento internazionale e comunitario
  2. Interdipendenza fra scenari di sviluppo economico e welfare
  3. Prospettive di sviluppo dei settori produttivi
  4. Prospettive di sviluppo ed equilibrio finanziario del sistema
  5. Suscettibilità delle linee di indirizzo ad una verifica periodica

IL SETTORE MARITTIMO

IL SETTORE DELLA PESCA

SECONDA PARTE

  1. Piani, programmi e funzione sociale dell'IPSEMA
  2. L'IPSEMA: dalla tipicità della tutela alla specificità istituzionale
  3. Qualità della tutela ed economicità del servizio: binomio inscindibile
  4. Qualità del servizio, riserve assicurative e redditività del patrimonio
  5. Sviluppi del sistema produttivo ed equilibrio di gestione: le autostrade del mare
  6. Ente unico del trasporto e previdenza complementare
  7. Specificità ed omogeneità di rischi e bisogni: un impegno di approfondimenti in sinergia
  8. Gli obiettivi specifici: prospettive per la tutela assicurativa
  9. Le prospettive di razionalizzazione del sistema organizzativo
  10. Sviluppo delle professionalità: verifica di fattibilità
  11. Prime indicazioni per un ordinamento dei servizi rivisitato
  12. Una prima conclusione: la conferma della centralità e pregiudizialità del concreto esercizio di funzioni di pianificazione e controllo

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PROGRAMMAZIONE - ORGANIZZAZIONE - PERSONALE - INFORMATICA

DELIBERAZIONE N. 10/04

 

 

PRIMA PARTE

 

I) SCENARI DI RIFERIMENTO INTERNAZIONALE E COMUNITARIO

Le linee di indirizzo, che il CIV fornisce agli organi di gestione dell'IPSEMA, definiscono le azioni e gli interventi da compiere in favore dei soggetti destinatari tenuto conto degli scenari di sviluppo economico e sociale dello specifico settore di riferimento.

In questa ottica la "Prima parte" contiene spunti di riflessione per quanto riguarda le politiche del settore marittimo e della pesca, nonché per le prospettive di evoluzione, sul piano istituzionale e su quello gestionale, del sistema di welfare.

A monte, peraltro, di queste considerazioni e valutazioni si pone l'esigenza di effettuare un breve richiamo agli scenari del mercato globale e dei suoi presumibili sviluppi, non tanto per un equilibrio espositivo, proprio della programmazione strategica, quanto perché per i settori di interesse dell'IPSEMA dette prospettive appaiono immediatamente ed incisivamente determinanti.

Come si avrà modo di sottolineare in avanti, infatti, il mondo dei trasporti marittimo ed aereo è un mondo dove già da tempo è collaudato un sistema di globalizzazione e dove, quindi, si scaricano con maggiore intensità e rapidità tutte le tensioni del nostro tempo: le crisi economiche, sociali e di instabilità politica in tutte le sue forme.

Si consideri solo a titolo esemplificativo, la crisi dei trasporti aerei dopo l'11 settembre 2001 non che la centralità rispetto a questi fenomeni del Mediterraneo: il mare che da un lato è il naturale spazio di sviluppo del ruolo delle autostrade del mare, dall'altro, è un collante che accomuna tutti i fattori di tensione, conflittualità, criticità politica e sociale.

In questa situazione è intuitivo come sia quantomeno problematico definire chiare linee di sviluppo a fronte di una situazione di persistente instabilità che aggravano fattori di crisi già presenti nell'economia, con conseguente ritardo per una duratura ripresa economica.

Solo ad una crescita economica, infatti, può agganciarsi un circuito virtuoso di sviluppo del mercato del trasporto marittimo ed aereo - e della pesca - per il quale si avvertono primi segnali di ripresa, peraltro ancora fragili come poi vedremo.

In questa situazione, d'altra parte, oggi non sembrano sussistere tutte le condizioni per una compiuta definizione del ruolo che può essere giocato:

  • dall'allargamento della Comunità economica europea, con corrispondente allargamento, a medio termine, dello stresso mercato del lavoro;
  • dalla trasformazione - in Italia, ma anche nei restanti Paesi comunitari del mercato del lavoro in generale, con connotati di flessibilità e globalizzazione che in qualche misura riecheggiano quelli già tipici del mondo del lavoro marittimo;
  • dalla crisi del modello di welfare affermatosi nella generalità dei Paesi europei dal secondo dopoguerra, con conseguenti esigenze di armonizzazione ed omogeneizzazione a tutela di paritarie condizioni di concorrenza;
  • dalla crescente attenzione alle problematiche ambientali e di tutela della salute collettiva ed individuale riferita al trasporto ed al lavoro marittimo.

Per il primo aspetto, alla crescita economica non sempre si accompagna una corrispondente crescita della occupazione, e ad una crescita dell'occupazione non si accompagna necessariamente l'incremento dei lavoratori italiani destinatari primari se non esclusivi della tutela IPSEMA.

Per l'aspetto ambientale sono note le pressioni dell'opinione pubblica e delle stesse forze politiche e sociali per un uso del territorio e del mare compatibile con la sua tutela.

Rispetto a questo quadro, nella necessità di avviare la nuova consiliatura con una doverosa rilettura delle Linee di indirizzo già in precedenza formulate, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell'IPSEMA ha inteso sviluppare una prima riflessione sui temi di seguito trattati.

Si è inteso delineare, perciò, il possibile sviluppo partendo da una valutazione comunque positiva delle prospettive evolutive degli scenari internazionali e comunitari con un trend di graduale normalizzazione e di consolidamento dei segnali positivi.

 

 

II) INTERDIPENDENZA FRA SCENARI DI SVILUPPO ECONOMICO E WELFARE

Il Programma di attività definisce il processo di pianificazione per il prossimo quadriennio attraverso ipotesi di consolidamento e di sviluppo del sistema previdenziale facente capo all'IPSEMA.

E' doverosa, quindi, una sintetica premessa volta ad analizzare la situazione dei settori produttivi le relative criticità, gli sviluppi che oggi è possibile intravedere valutandone fattibilità e tempi di realizzazione.

Da questo insieme di elementi di valutazione possono scaturire indicazioni sulle prospettive del sistema previdenziale per quanto riguarda le previsioni di equilibrio gestionale ed il possibile sviluppo dei relativi servizi.

Sul piano generale occorre sottolineare come l'interdipendenza fra il mondo della produzione, del lavoro e della previdenza assuma, nel settore marittimo ed aereo, un'accentuata valenza strategica.

Occorre in questo settore evitare il rischio che interventi previdenziali, pur in se validi, aumentino i costi organizzativi e finanziari della tutela, incentivando l'uscita dal sistema italiano delle imprese armatoriali.

Per questo l'IPSEMA nel quadriennio considerato deve proseguire nella ricerca di soluzioni che migliorino l'attenzione complessiva verso i propri assicurati migliorando la tutela senza costi organizzativi e finanziari aggiuntivi che finirebbero per ricadere negativamente sul settore produttivo e sulla sua competitività.

 

 

III) PROSPETTIVE DI SVILUPPO DEI SETTORI PRODUTTIVI

Tali considerazioni confermano l'opportunità di un richiamo alle prospettive di sviluppo degli anzidetti settori.

Già lo studio di prefattibilità del "Progetto di riqualificazione delle competenze IPSEMA" (di seguito Studio, il cui testo è riportato integralmente in NAUTES, n.1 del 2003), ha sottolineato che lo sviluppo della integrazione delle diverse modalità del trasporto presuppone la creazione di una rete di servizi tale da configurare un vero e proprio sistema logistico - intermodale.

Lo studio sottolinea, cioè, come l'impegno armatoriale e degli altri protagonisti può realizzare passi avanti significativi se accompagnato e promosso dallo sviluppo dei nodi di scambio indispensabili per una efficace "intermodalità",

Occorre evitare che i vantaggi delle autostrade del mare ad esempio siano vanificati dalla assenza di strutture portuali e di infrastrutture di collegamento con le grandi reti di comunicazione terrestre.

Nella valutazione di fattibilità delle prospettive di sviluppo del settore marittimo assume quindi particolare rilievo l'impegno concreto sia del Governo italiano che della Unione Europea nella direzione dello sviluppo del sistema trasportistico intermodale.

Proprio di recente il commissario UE ai Trasporti loyola De Palacio ha tenuto a sottolineare come l'apposito piano comunitario per le autostrade del mare stia velocemente recuperando gli iniziali ritardi di attuazione in ciò agevolato dalla circostanza che nel Mediterraneo non servirebbero grandi investimenti strutturali ma solo un adeguato potenziamento dei porti esistenti.

Del resto, giova considerare l'emergenza prevista per il 2010, frutto di un incremento del 40% del traffico commerciale rispetto al 1998, che non potrà essere affrontata con gli strumenti tradizionali -e cioè con il trasporto su gomma e potenziamento autostradale - ma richiederà uno sforzo comune. di tutti i sistemi di riferimento, a partire da quello delle autostrade del mare.

Per quanto concerne i fattori di successo delle politiche di sviluppo del settore marittimo gli sforzi in atto, pur apprezzabili per quanto riguarda le politiche dei porti e delle infrastrutture, non appaiono ancora tali da garantire sicura continuità allo sviluppo stesso ed occorre, quindi, mantenere alta l'attenzione sulla specifica materia.

Un fattore di successo del trasporto marittimo risiede, poi, nella circostanza che esso assume un valore strategico per le politiche ambientali, di lotta all'inquinamento, di ridimensionamento dei costi esterni con intuibili maggiori opportunità di sostegno pubblico (nazionale e comunitario) altrimenti non ipotizzabili in quanto contrastanti con le regole della libera concorrenza e sugli aiuti di Stato.

Sulla base di queste positive indicazioni, quindi, le Linee ripercorrono, nella seconda parte, proposte che sono state già avanzate nella precedente consigliatura con l'impegno ad aggiornarle e valutarne fattibilità e congruità rispetto all'obiettivo.

Infatti, i tempi appaiono maturi ormai perché non solo si confermino obiettivi razionali e coerenti con il modello generale di produzione e di welfare ma anche si garantisca che i singoli indirizzi siano attuabili ed abbiano un solido riscontro nelle prospettive di espansione del sistema.

Così, ad esempio, per le autostrade del mare, il successo delle varie iniziative potrebbe comportare sicuramente una crescita accelerata dello specifico settore, in termini di fatturato e di ricavi, senza che ciò si traduca necessariamente in un incremento della occupazione.

A breve termine, infatti, l'obiettivo per dette autostrade resta il pieno sfruttamento delle potenzialità di trasporto delle navi già in servizio, al momento non utilizzate appieno. Ci si può trovare quindi di fronte ad un tipico esempio di sviluppo del sistema non accompagnato da un immediato corrispondente sviluppo della occupazione.

Il CIV, insomma, nel rispetto del ruolo proprio dell'Istituto assicuratore, non intende in questa sede formulare proposte per iniziative di sviluppo del settore marittimo e del trasporto bensì cogliere appieno la portata a breve o medio termine di iniziative già in atto da cui potrebbero derivare ricadute positive in termini assicurativi.

 

 

IV) PROSPETTIVE DI SVILUPPO ED EQUILIBRIO FINANZIARIO DEL SISTEMA

Proprio nel rispetto della anzidetta impostazione il CIV ribadisce lo specifico valore strategico dell'equilibrio finanziario del sistema, da assicurare attraverso la sostenibilità delle prospettive di sviluppo da valutare attraverso un confronto con tutte le parti sociali interessate.

Considerato lo sviluppo del settore marittimo degli ultimi anni, infatti, le prospettive per gli esercizi futuri sono strettamente legate alla politica dei trasporti comunitaria e dei governi nazionali.

Siamo in presenza, insomma di un equilibrio non ancora strutturale che in quanto tale non sembra consentire, a breve scadenza, ampliamenti della tutela che comportino significativi incrementi dei costi di esercizio per l'Istituto.

Ulteriori prospettive di ampliamento della base imponibile, legate al progetto di Ente di previdenza per il trasporto si collocano, come poi vedremo, in una dimensione di medio periodo e debbono, in quanto tali, essere valutate con estrema cautela.

L'IPSEMA, quindi, deve continuare a porre particolare attenzione all'equilibrio di gestione ed in tal senso il programma intende valorizzare l'impegno che organi ed uffici già pongono al riguardo, come confermato dal Bilancio di previsione per il 2004.

Tutta l'azione amministrativa dell'Istituto, quindi, deve essere improntata a criteri di economicità di gestione, nella prospettiva di salvaguardia della specificità e specialità del servizio nell'ottica di un progressivo ampliamento della platea di assicurati che sia frutto di:

  • una diversa distribuzione di competenze rispetto al settore del trasporto;
  • un solido sviluppo economico dei settori già oggi di competenza dell'Istituto stesso, accompagnato da un corrispondente incremento della occupazione;
  • l'individuazione di ulteriori categorie di soggetti da tutelare nell'ambito degli attuali criteri ispiratori dell'assicurazione, nei termini di cui si dirà più avanti;
  • un'attenta verifica della opportunità di estendere l'obbligatorietà dell'assicurazione infortuni all'intero settore della navigazione da diporto.

Per quanto riguarda, il secondo punto, relativo allo sviluppo economico quale fonte di ampliamento della platea di soggetti assicurati con l'IPSEMA resta da verificare, come si è detto, se ed in quale misura detto sviluppo si traduca in un altrettanto solido sviluppo della occupazione nel settore.

Ne discende che per delineare compiute strategie istituzionali è necessario poter disporre di strumenti di analisi - modelli econometrici - che consentano di valutare i possibili scenari a medio-lungo termine.

Si tratta, nel complesso, dei temi da tempo al centro dell'attenzione nel dibattito sulla riforma del welfare, tanto che la stessa Commissione Bicamerale di controllo sugli enti previdenziali ha sottolineato la, centralità del rapporto iscritti/pensionati il cui equilibrio, non può essere ricondotto meccanicamente allo sviluppo economico al quale, anche se positivo, potrebbe non corrispondere un analogo sviluppo della occupazione.

L'arricchimento delle funzioni dell'IPSEMA, peraltro, deve essere legato oltre che all'ampliamento del campo di applicazione soggettivo (che non ne snaturi però la tipicità), anche a prospettive di un articolato arricchimento di funzioni volte ad ampliare l'ambito delle tutele per le categorie interessate.

Da ciò il rilievo, in questa prima parte, di prime indicazioni riguardanti i fattori che possono influenzare lo sviluppo di dette funzioni, con particolare riferimento alla sicurezza ed alla prevenzione senza escludere il valore aggiunto dell'apporto dell'IPSEMA allo sviluppo della previdenza complementare per l'intero settore ovvero per specifiche categorie.

Con questo obiettivo di approfondimento, di seguito si richiamano alcune considerazioni specifiche che possono arricchire il quadro dei riferimenti per valutare, nella loro concretezza, le prospettive di sviluppo dell'azione dell'IPSEMA.

 

 

V) SUSCETTIBILITÀ DELLE LINEE DI INDIRIZZO AD UNA VERIFICA PERIODICA

Il CIV, tenuto conto dell'elevata dinamicità dei fenomeni che caratterizzano l'attuale contesto economico e sociale, ritiene opportuno prevedere una procedura di revisione delle linee di indirizzo strategico da effettuarsi nel corso della vigente consiliatura, alla luce degli elementi emergenti che dovessero rendere necessario un adeguamento delle linee stesse, al di là delle ordinarie cadenze annuali.

 

 

IL SETTORE MARITTIMO

 

A) SITUAZIONE DELL'ARMAMENTO

  • Nel complesso a fine 2003 rispetto al 1999 la flotta mercantile italiana è cresciuta del 12,4% per tonnellaggio e dell'1.5% per numero di navi.
  • Allo stato attuale, quindi, la flotta italiana di primo e secondo registro è composta da 1465 navi di cui 953 iscritte nel primo registro e 512 iscritte nel registro internazionale (incluse 7 navi non appartenenti ad armatori italiani).
  • Considerata la volatilità potenziale delle iscrizioni nei registri particolare attenzione deve essere dedicata - ed il problema riguarda anche l'IPSEMA - nel promuovere le iscrizioni al Registro italiano o quanto meno nell'evitare la fuoriuscita dal Registro stesso anche in relazione a condizioni assicurative troppo onerose per costi finanziari e/o amministrativi.
  • Il totale delle navi componenti la flotta italiana è costituito in particolare da 567 navi dedicate al trasporto mercantile, da 362 navi dedicate al trasporto persone e da navi diverse.

 

 

B) NAVIGAZIONE MERCANTILE E NAVIGAZIONE DA DIPORTO

A questo proposito, considerato lo sviluppo della navigazione da diporto - anche con finalità sportive ~ non appare incongruo verificare la possibilità di ricomprendere gli stessi proprietari delle imbarcazioni al pari del personale addetto, fra le persone assicurate in analogia a quanto previsto, del resto, per gli sportivi dilettanti per i quali è prevista l'assicurazione obbligatoria per gli infortuni presso la SPORTASS.

 

 

C) FATTORI DI SUCCESSO E CRITICITÀ

Già in prima approssimazione possono porsi in evidenza i seguenti fattori di successo ovvero di criticità rispetto alle prospettive evolutive del sistema.

C.l. Lo stato di salute della cantieristica nazionale da valutare tenendo presente che il numero delle commesse può ridursi senza che il settore della navigazione marittima sia in crisi ovvero che le commesse possono crescere senza che migliori l'industria armatoriale nazionale in assoluto ovvero per le sue capacità di crescita occupazionale.

C.2. La possibilità di iscrivere al Registro Internazionale anche le navi italiane che effettuano collegamenti di cabotaggio con percorrenze superiori alle 100 miglia: un potenziale fattore di successo per lo sviluppo del settore.

C.3. Il potenziale attrattivo del Registro internazionale italiano e la esistenza di strutturate politiche di sostegno ed incentivo all'iscrizione.

C.4. Lo sviluppo dei porti nazionali e comunitari in funzione dello sviluppo del traffico commerciale ed in particolare di quello intermodale.

C.5. Le scelte comunitarie e le politiche attuative per lo sviluppo del trasporto intermodale.

C.6. L'impatto della liberalizzazione in atto sulle rotte di cabotaggio nazionale con necessità di consolidare i benefici fiscali per le imprese nazionali e per le conseguenti crescite occupazionali.

C.7. La possibilità di utilizzare appieno i finanziamenti stanziati dal progetto comunitario "Marco Polo", volto a favorire lo sviluppo di nuove linee di trasporto marittimo idonee a realizzare un equilibrio modale con il trasferimento della merce dal trasporto gommato al trasporto marittimo.

 

 

D) UNO ZOOM SULLE AUTOSTRADE DEL MARE

Nella seconda parte il tema sarà ripreso per considerarne i riflessi più immediati in termini di assicurazioni sociali.

In questa premessa si ritiene opportuno sottolineare come la flotta per consentire lo sviluppo del sistema delle autostrade del mare possa considerasi attualmente sufficiente, per rotte e per numero di navi impegnate, {80 navi con una età media di 17 anni ed una velocità di 21 nodi) dal 1999 al 2003 sono entrate in servizio 29 navi {delle quali 15 nuove costruzioni per una età media di 12 anni ed una velocità di 23 nodi). Rimane comunque il problema di una piena utilizzazione delle stesse, a fronte di un utilizzo che resta non completo.

Rispetto a questo quadro occorre peraltro considerare significativi fattori di successo del progetto, legati essenzialmente a:

  • il crescente impatto ambientale e la crescita dei costi esterni del trasporto su gomma;
  • la previsione di un significativo incremento a breve termine del traffico di trasporto merci al quale non potrà comunque farsi fronte in tempi adeguati con l'incremento delle vie terrestri di comunicazione;
  • i concreti segnali di attenzione delle autorità nazionali e di quelle comunitarie.

A fronte di questi fattori di successo restano fattori di criticità legati alla "polverizzazione" delle aziende di autotrasporto ed alla persistente complessità delle normative di controllo sulla navigazione in ambito portuale.

Nel "Rapporto 2004 della Società Geografica Italiana" viene richiamata con preoccupazione la situazione della portualità nazionale che resta sottodimensionata, preoccupazione che viene confermata dalle politiche urbanistiche delle città portuali che sembrano orientate a circoscrivere la presenza ed il ruolo del porto a vantaggio di altri usi sociali di tale spazio.

Peraltro la segmentazione e la scarsa interconnessione della rete logistica complessiva tra porti ed infrastrutture di trasporto terrestri, limitano pesantemente le potenzialità di sviluppo delle autostrade del mare.

Nel complesso, insomma, si registra una sostanziale sotto utilizzazione delle autostrade del mare che può, peraltro, essere superata con iniziative di supporto organizzativo, economico e sociale.

La sotto utilizzazione, cioè, deve essere superata sia in termini di modifiche legislative volte ad eliminare vincoli e proporre incentivi economici strutturali.

Per questi due ultimi aspetti, infatti, è di intuitiva evidenza la circostanza che la complessità, degli adempimenti burocratici e dei controlli di una svariata gamma di autorità pubbliche penalizza le autostrade del mare e più in generale tutto il trasporto marittimo rispetto a quello terrestre.

Occorre certamente tenere conto delle esigenze di sicurezza che, soprattutto in questo periodo, motivano detti controlli ma resta parimenti alta la necessità di semplificazione, soprattutto per quanto riguarda la conduzione e la responsabilità dei controlli stessi oggi ripartiti fra una molteplicità di soggetti con conseguente dilatarsi dei tempi tecnici e dei connessi adempimenti a carico del comandante e dell'equipaggio.

 

 

E) L'OCCUPAZIONE NEL SETTORE MARITTIMO

Con riferimento alla distinzione riferita alla dimensione del naviglio, i posti di lavoro a bordo della flotta di stazza superiore alle 100 tonnellate sono stimati in circa 26.000 secondo una valutazione a stima fondata sulla composizione del naviglio e sulla consistenza delle tabelle medie di armamento.

A quest'ultimo riguardo, mancano, infatti, più puntuali parametri di riscontro che, pure sarebbero essenziali nella prospettiva di sviluppo prima considerata ed a fronte della circostanza - di estremo interesse per le funzioni dell'IPSEMA - che su un totale di 26.000 posti di lavoro a bordo, di cui 5.000 coperti da personale extra comunitario, complessivamente ruotano circa 35.000 lavoratori marittimi.

Il divario fra posti di lavoro e il numero di lavoratori occupati esprime la tipicità dell'occupazione marittima, caratterizzata da "avvicendamenti" fisiologici che comportano complessi problemi di gestione per il rientro nei luoghi di imbarco dei marittimi "avvicendati .

A questa situazione riguardante la generalità del personale navigante fa riscontro - ai fini di una puntuale verifica delle prospettive di sviluppo della gestione IPSEMA - la ormai cronica carenza di personale italiano di stato maggiore (comandante, direttore di macchina e ufficiali di coperta e di macchina) che costituisce un ostacolo per l'anzidetto sviluppo, oltre che della stessa crescita del settore marittimo pur nell'ipotesi di forti opportunità di espansione del mercato.

Analoga carenza si riscontra ancora più marcatamente sulle navi iscritte nel Registro internazionale, alla quale corrisponde invece un eccesso di offerta di lavoro per la navigazione di cabotaggio, con intuibili ricadute sulle gestioni assicurative.

In tale contesto assume particolare importanza la realizzazione dell'Osservatorio del mercato del lavoro marittimo prevista dall'art.9 ter della legge 30/98 istitutiva del Registro Internazionale. Ciò in quanto lo stesso può costituire:

  • strumento di gestione del mercato di lavoro marittimo e di incontro della domanda ed offerta di lavoro;
  • luogo di riferimento di una Denuncia Nominativa Assicurati (DNA) che superi la tradizionale impostazione che privilegia il rilievo delle posizioni di lavoro rispetto alla persona fisica del lavoratore;
  • punto di aggregazione di informazioni che integrino quelle dello "Stato matricolare" arricchendole con ulteriori indicazioni circa l'attività svolta dal marittimo per ricostruirne l'esposizione a specifici rischi professionali nell'arco della sua vita lavorativa.

Per quanto riguarda, in particolare lo sviluppo dell'Osservatorio del mercato del lavoro marittimo, il Consiglio di indirizzo e vigilanza intende offrire il massimo sostegno strategico all'impegno degli uffici per la realizzazione di un organico Archivio unico degli assicurati e delle aziende.

Si tratta di un punto essenziale per lo sviluppo del sistema e per la gestibilità stessa di indirizzi e programmi strategici, che presuppongono in ogni caso una piena conoscenza dell'utenza di riferimento anche in vista della possibilità di sfruttare appieno le opportunità offerte dal consolidamento del Sistema informativo dell'Istituto.

 

 

F) OCCUPAZIONE, SICUREZZA E PREVENZIONE

Nella prospettiva di un ruolo strutturato dell'lpsema nell'ambito della prevenzione occorre sviluppare una riflessione sulle possibilità di applicazione del decreto 271, da leggere in correlazione con le prospettive di impatto organizzativo e finanziario derivante dagli impegni di sicurezza generale della nave.

Ci si riferisce essenzialmente alla formazione ed informazione ai lavoratori e sulle loro attività per garantirne una consapevole crescita professionale in ottica di sicurezza, in termini che arricchiscono il contributo dei lavoratori stessi al conseguimento dei più generali obiettivi di sicurezza della nave e delle persone trasportate.

Si considerano anche quelle situazioni nelle quali l'IPSEMA possa promuovere interventi di prevenzione secondaria, quella cioè finalizzata a impedire o limitare la esposizione del lavoratore all'azione della fonte di rischio nonché a ridimensionare le conseguenze invalidanti della lesione subita.

In questo campo merita particolare attenzione la normativa in materia di lavori usuranti che annovera fra i suoi destinatari tutti i marittimi ad ulteriore conferma della specialità del lavoro marittimo.

 

 

G) LO SVILUPPO DELLA TELEMEDICINA

Il tema è richiamato in questa sede per sottolineare la fuuzione di ponte verso la prevenzione dei rischi professionali per lo sviluppo di un possibile ruolo dell'IPSEMA quale struttura nazionale di servizio e raccordo.

A fronte, cioè, del prezioso ruolo svolto attualmente dal CIRM, l'obiettivo potrebbe essere quello di:

  • consolidare il ruolo stesso, facendolo evolvere verso una configurazione di strumento condiviso dalle forze sociali ed alla cui gestione possa partecipare, in misura determinante, l'IPSEMA in modo da garantire la tempestività e la globalità di intervento sui soggetti coinvolti nelle situazioni di criticità;
  • integrare il ruolo stesso per un compiuto sistema di prevenzione e cura in mare, contribuendo al consolidamento e valorizzazione - anche in ottica assicurativa - degli sviluppi della TELEMEDICINA, per come realizzati dalla Telemar, che confermano - come si dirà più avanti - l'esigenza di individuare un punto unitario di responsabilità per la tutela sanitaria dei lavoratori del mare.

 

 

IL SETTORE DELLA PESCA

Il settore della pesca - gestito dall'IPSEMA sulla base di scelte riferite al tonnellaggio della imbarcazione ovvero alla potenza del motore - presenta, per quanto riguarda le prospettive di ampliamento della platea di assicurati, aspetti di particolare criticità strutturale che appare allo stato problematico rimuovere.

Le scelte comunitarie per il settore della pesca, infatti, sono univocamente indirizzate alla progressiva riduzione delle aziende e degli addetti del settore stesso, per rilevanti motivazioni economiche alle quali si aggiungono motivazioni altrettanto importanti di salvaguardia del patrimonio ittico dei mari "Europei".

Ne consegue uno spostamento progressivo di risorse ed attenzione strategica dalle attività di cattura del pesce a quelle di allevamento con modalità anche diversificate in relazione alle dimensioni delle aziende interessate.

In quest'ottica si collocano forme di incentivazione alla dismissione delle imbarcazioni ed alla sospensione dell'attività, rivolte sia alle aziende sia ai lavoratori coinvolti (con forme di sostanziale prepensionamento), che si accompagna a:

  • la pratica impossibilità di convertire le imbarcazioni di pesca in "fattorie del mare" per le dimensioni del tonnellaggio minimo necessarie e per il costo proibitivo del carburante essenziale per tutte le attività che in dette "fattorie" dovrebbero svolgersi;
  • un accentuato squilibrio fra numero di posti di lavoro (16.000) e numero di occupati (30.000) con avvicendamenti di maggiore frequenza e durata, durante i quali subentrano meccanismi di tutela previdenziale.

 

 

 

SECONDA PARTE
(Le linee indirizzo)

 

1. PIANI, PROGRAMMI E FUNZIONE SOCIALE DELL'IPSEMA

Con le linee di indirizzo 2001 -2004 il Consiglio di indirizzo e vigilanza ha elaborato già i punti di riferimento essenziali per definire anche quelli per il periodo 2004 -2008.

E' possibile, infatti, riprendere indicazioni e proposte già formulate, arricchendole alla luce degli scenari politici, economici e sociali che appaiono in continua evoluzione, con riflessi significativi per il/mondo del lavoro in generale e per quello riguardante la gente di mare e dell'aria, naturale target di riferimento delle funzioni dell'IPsEMA.

Si ritiene che il punto di partenza per la definizione delle linee di indirizzo sia la specificità dei 'Settori produttivi che trovano elemento unificante nella specialità nell'ambiente di lavoro nel quale la prestazione del lavoratore si svolge.

E' proprio la specialità dell'ambiente di lavoro dei marittimi cioè la nave che costituisce un fattore produttivo viaggiante difficilmente assimilabile ad un semplice impianto manifatturiero a terra, non fosse altro che per il vincolo di permanenza a bordo del personale imbarcato, che giustifica la speciale normativa in materia ambientale e sanitaria che caratterizza la vita di detto fattore.

Tale specificità presuppone, quindi, la piena valorizzazione della funzione sociale storicamente assegnata alle Casse marittime, prima, all'lpsema, poi.

Le recentissime riforme del mercato del lavoro, infatti, finiscono per riprodurre nel generale mercato del lavoro elementi di flessibilità ed atipicità dei rapporti di lavoro che caratterizzano, da sempre, il lavoro marittimo.

In tutti i casi, quindi, ed a maggior ragione per il lavoro marittimo occorre ricostruire su altre basi la continuità di tutela, rafforzando la presenza pubblica rispetto ai rischi di malattia od infortunio professionale a fronte di bisogni che non possono essere soddisfatti solo con indennità economiche, ma richiedono un organico e tempestivo intervento di cura, riabilitazione e recupero, solo completato dal sostegno economico.

Queste considerazioni costituiscono una solida base di partenza per gli indirizzi di seguito riportati e consentono di sgombrare il terreno da una pregiudiziale che ha sempre condizionato lo sviluppo della tutela per i rischi professionali dei settori richiamati.

 

 

2. L'IPSEMA: DALLA TIPICITÀ DELLA TUTELA ALLA SPECIFICITÀ ISTITUZIONALE

Ci si riferisce al dibattito circa l'opportunità di mantenere in vita un apposito Istituto responsabile di una specifica assicurazione per il personale navigante, piuttosto che ricondurre la tutela in un più ampio contesto riguardante l'intero settore assicurativo comprendente tutti i rischi professionali.

Quest'ultima soluzione era stata fatta propria dall'articolo 57 della Legge 144/1999, con una delega che espressamente riconduceva alla responsabilità di un solo ente la gestione dell'assicurazione infortuni. Tale delega, non attuata dal Governo, è stata riproposta nella successiva delega per la riforma delle pensioni senza tuttavia fare più riferimento alla modifica dell'attuale assetto istituzionale.

La specificità ed il ruolo di un autonomo ente/per i marittimi, quindi, risulta salvaguardata e deve essere valorizzata con Interventi di razionalizzazione e di innovazione che prendano a riferimento:

  • la recente valorizzazione attuata dal Dlgs n.38/2000, nel settore dell'assicurazione contro gli infortuni, delle specificità dei settori produttivi inizialmente rientranti nel generico settore "industria", con la scomposizione di quest'ultimo nell'ottica di una tutela modellata sulle specificità, fino al punto da prevedere, per gli artigiani, polizze flessibili;
  • il ridimensionamento in atto della tutela sociale per la generalità dei cittadini riguardo alla cura della "salute individuale" frutto di una diversa concezione del Servizio sanitario nazionale, che è oggi chiamato a garantire agli anzidetti soggetti livelli di assistenza essenziali.

Occorre valorizzare, quindi, trattamenti specifici che realizzino il pieno diritto costituzionalmente garantito a ricevere tutte le cure necessarie ed utili per il recupero della capacità lavorativa;

  • il progressivo venir meno delle motivazioni tecniche ed economiche che sono state tradizionalmente alla base dei progetti di unificazione delle gestioni previdenziali, spesso visti come unico strumento valido per migliorare la qualità dei servizi semplificando i relativi rapporti con gli utenti e per realizzare economie di scala sia sul piano organizzativo che finanziario.

Tale impostazione risulta superata dalla più recente evoluzione legislativa che tende invece a salvaguardare l'autonomia di governo delle funzioni e servizi pubblici, in ciò agevolata dalle opportunità offerte dall'innovazione tecnologica, che consente di realizzare servizi condivisi, con l'utilizzazione in comune di prodotti informatici, nonché meccanismi di sinergia e cooperazione tra istituti previdenziali.

La semplificazione istituzionale per un migliore servizio e l'economicità di gestione, quindi, possono essere realizzati senza dover. ricorrere ad accorpamenti di Istituti che spesso restano solo di facciata, col rischio oltretutto di una perdita della qualità del servizio.

E' possibile, cosi, confermare le specificità istituzionali valorizzandole, per le componenti essenziali di core business, con affidamento ad un unico soggetto della responsabilità di tutte le funzioni indispensabili per garantire pienezza di tutela rispetto ai rischi professionali.

 

 

3. QUALITÀ DELLA TUTELA ED ECONOMICITÀ DEL SERVIZIO: BINOMIO INSCINDIBILE

Il Consiglio ritiene che l'equilibrio finanziario sia condizione di esistenza non solo dell'Istituto, ma anche della specifica tutela sociale che si fonda sull'autosufficienza del sistema, frutto di costante equilibrio fra entrate ed uscite.

Da ciò la necessità di una attenta verifica di tutte le opzioni di ampliamento del campo della tutela che sono già state considerate nelle precedenti Linee di indirizzo. Tutto ciò al fine di:

  • garantire un adeguato supporto all'evolversi del target di riferimento, garantendo la migliore tutela assicurativa a tutti i soggetti esposti ad identici rischi professionali;
  • contribuire, attraverso l'anzidetto ampliamento della platea dei soggetti tutelati, a garantire un costante equilibrio finanziario e l'economicità della gestione che non possono comunque essere considerati disgiunti dalla continua ricerca di una migliore qualità del servizio.

 

 

4. QUALITÀ DEL SERVIZIO, RISERVE ASSICURATIVE E REDDITIVITÀ DEL PATRIMONIO

Il processo di cartolarizzazione del patrimonio immobiliare ha modificato sostanzialmente l'assetto delle entrate finanziarie dell'Istituto e la composizione dello stato patrimoniale. Sono venute meno le entrate per la messa a reddito degli immobili, che oggi risultano solo in parte ricompensate dagli interessi prodotti dai depositi vincolati sul conto di tesoreria dove affluiscono i proventi della dismissione.

La composizione del patrimonio risulta, infatti, costituita fondamentalmente dalle liquidità (fruttifere e infruttifere) giacenti sui conti accesi presso la Tesoreria Centrale e dagli investimenti mobiliari.

Il processo, ora tratteggiato, di un progressivo impoverimento della pluralità delle voci dell'entrate dell'Istituto, che si vanno riducendo tendenzialmente alle sole entrate contributive, pone dunque la necessità di rivedere la politica degli investimenti. Ciò specialmente alla luce dell'attività dell'Ente che, in quanto istituto assicuratore, è chiamato ad operare con i criteri della capitalizzazione a fronte delle prestazioni da erogare.

L'attenzione, inoltre, alla valorizzazione del patrimonio nasce dalla necessità di assicurare una gestione complessiva dell'Ente che nella solidità patrimoniale e nell'equilibrio della gestione assicurativa ha i propri punti di riferimento, senza gravare oltre il necessario sul costo degli oneri sociali a carico delle imprese armatoriali.

In questa prospettiva andranno pertanto ricercati, nel rispetto della normativa vigente, tutte quelle azioni che permettano di valorizzare, e ove possibile incrementare, gli investimenti mobiliari.

Dovrà, inoltre, essere verificata la percorribilità dell'Istituto di individuare ulteriori risorse finanziarie, che potrebbero essere ricavate attraverso l'utilizzo di fondi europei e regionali per la formazione professionale e la prevenzione contro gli infortuni.

 

 

5. SVILUPPI DEL SISTEMA PRODUTTIVO ED EQUILIBRIO DI GESTIONE: LE AUTOSTRADE DEL MARE

L'obiettivo di equilibrio gestionale resta condizionato, in modo significativo, dalle prospettive di sviluppo dei settori produttivi di riferimento, richiamate nella prima parte, prospettive che nella specie risentono più che per altri comparti produttivi della globalizzazione dei mercati.

Il Consiglio di indirizzo e vigilanza ha già avuto modo di rappresentare per il quadriennio 2001-2004 - proposte che restano pienamente valide, con gli aggiornamenti richiamati nella prima parte, quali indicazioni strategiche per l'evoluzione dei vari comparti produttivi che, se realizzati, garantirebbero il consolidamento nel tempo dell'equilibrio di gestione.

In questo quadro particolare attenzione deve continuare ad essere dedicata allo sviluppo del progetto autostrade del mare, già richiamato nella prima parte, poiché esso rappresenta una preziosa occasione per avvicinare le varie modalità di trasporto rimaste per lungo tempo in posizioni antagoniste.

Lo sviluppo del progetto delle autostrade del mare, da un lato, e l'attuazione di progetti da tempo prospettati di razionalizzazione del sistema possono costituire un importante laboratorio per verificare la concreta attuazione di un ente unico di previdenza per i trasporti già ampiamente delineato nel suo assetto nelle linee di indirizzo 2001-2004.

Come già sottolineato, infatti, il progetto si realizza, in un congruo arco di tempo, attraverso un avvicinamento graduale all'obiettivo.

Per un duraturo e condiviso risultato, infatti, occorre far emergere la complessiva specificità del trasporto di persone e cose, per identità di rischi e di composizione della platea di lavoratori potenzialmente assistiti.

Per questo, come si è detto, già nelle Linee 2001-2004 il Consiglio ha avuto modo di sottolineare che la creazione dell'ente unico non è vista quale semplice strumento per razionalizzare sul piano istituzionale il sistema previdenziale ma punta a disegnare una nuova forma di responsabilità unitaria per un sistema di tutela integrato fra prevenzione, assistenza, cura e previdenza.

Questo sistema dovrebbe essere rivolto, innanzi tutto, agli addetti al trasporto marittimo ed aereo e a coloro che svolgano attività assimilabili per identità di funzione (il trasporto) ovvero di "luogo" della prestazione (la pesca e la itticoltura).'

La prospettiva dell'ente unico, quindi, costituisce, in uno scenario di medio periodo, strumento di razionalizzazione non tanto e non solo della gestione operativa quanto della tutela in se considerata, oltre che un contributo al riequilibrio della gestione allo stato non quantificabile.

 

 

6. ENTE UNICO DEL TRASPORTO E PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Sul piano concreto l'IPSEMA può svolgere la funzione di service tecnico-amministrativo in attuazione delle ipotesi di riconoscimento della previdenza integrativa nell'ambito dell'Ente unico dei trasporti.

Certamente, fermo restando la necessità più approfondita del mercato e della situazione del comparto, la possibilità di svolgere la funzione di service amministrativo è una opportunità che deve essere presa in seria considerazione. D'altra parte, il fatto di candidarsi come fornitore di servizi amministrativi è funzionale alla costituzione del nuovo Ente dei trasporti. Tale funzione, infatti, è coerente con la visione di un nuovo e più qualificato soggetto previdenziale rivolto all'intero settore dei trasporti. In questo modo, oltretutto, l'IPSEMA non farebbe altro che portare a compimento un lungo cammino che trova, proprio nella sua storia, le ragioni dell'oggi. Una delle caratteristiche peculiari delle ex Casse Marittime, infatti, era proprio quella di assicurare ai marittimi una tutela complessiva, non solo di tipo strettamente infortunistico ma anche previdenziale. Sotto altro punto di vista, la presenza dell'Istituto potrebbe fungere da catalizzatore in un progetto più vasto rivolto, non soltanto a influire positivamente sulla nascita e lo sviluppo dei fondi nel comparto ma anche alla creazione di un unico fondo per il settore dei trasporti. D'altra parte, se è vero che laddove sono forti i sistemi di relazioni industriali significativo è il tasso di adesione ai fondi, è allo stesso tempo vero, che l'IPSEMA potrebbe svolgere un ruolo protagonista fungendo da catalizzatore di un rinnovato sistema di relazioni sindacali.

 

 

7. SPECIFICITÀ ED OMOGENEITÀ DI RISCHI E BISOGNI: UN IMPEGNO DI APPROFONDIMENTI IN SINERGIA

Nelle anzidette forme la specificità del sistema gestito dall'lpsema resterebbe pienamente salvaguardata percorrendo la strada dell'omogeneizzazione dei rischi e dei bisogni di tutela.

Senza soluzione di continuità l'approfondimento potrà poi riguardare, con identica metodologia, l'omogeneità dei rischi professionali del trasporto in generale ed i relativi bisogni di tutela, con riferimento, ad esempio, a malattie professionali da logorio e stress.

Da esso potranno scaturire concrete opportunità di integrazioni e cooperazioni, lasciando sullo sfondo la prospettiva di unificare la gestione di tutte le forme previdenziali per il trasporto. !

Il Consiglio ritiene che, con il contributo del servizio di controllo strategico, si possano sollecitare, da parte delle competenti istituzioni pubbliche, specifiche analisi sulle valutazioni a medio e a lungo termine delle prospettive richiamate nel presente programma e sulla loro sostenibilità attraverso un modello econometrico tarato e modulato sulle esigenze specifiche dell'lpsema.

Ciò ribadito sul piano generale e con riferimento agli obiettivi tendenziali ora richiamati il Consiglio di indirizzo e vigilanza ritiene, peraltro, che la massima attenzione debba essere dedicata ad obiettivi specifici, già presenti nelle linee 2001-2004.

Un coerente sviluppo di tali linee, infatti, nel consentire una migliore gestione dell'Istituto, garantirà altresì la realizzazione di adeguati livelli di qualità della tutela sottraendola alla zona d'ombra ove è rimasta negli ultimi anni a causa delle incertezze circa il modello istituzionale.

 

 

8. GLI OBIETTIVI SPECIFICI: PROSPETTIVE PER LA TUTELA ASSICURATIVA

8a. Ambito soggettivo della tutela. Razionalizzazioni ed ampliamenti:

L'obiettivo finale - nella prospettiva dell'ente unico per il trasporto - è la costruzione di un sistema di tutela sociale integrale per la gente di mare e dell'aria in una visione ampliata che coinvolga tutti coloro che in vario modo concorrono alla circolazione dei beni e delle persone per mare e per aria.

Rispetto a questo obiettivo, collocato sullo sfondo, è immediatamente più ravvicinato quello legato al consolidarsi delle autostrade del mare che dovrebbe comportare nel medio e lungo periodo un ampliamento delle possibilità di occupazione.

Non appare invece praticabile una separazione a fini assicurativi dei momenti di sosta sulla nave dell'automezzo che spezzerebbe l'unitarietà della tutela del lavoratore dell'autotrasporto disincentivando l'utilizzo della nave da parte dello stesso.

Ancor più ravvicinato è l'obiettivo operativo di una accurata verifica delle ipotesi di razionalizzazione dell'attuale sistema che, come più volte rappresentato dagli Organi dell'Istituto, sembra avere per i lavoratori marittimi "buchi" nella rete di protezione pubblicistica rispetto ai principi di tutela comuni alla generalità dei lavoratori esposti a rischi professionali.

L'impegno di verificare la fattibilità, peraltro, richiede un approfondimento specifico delle varie fattispecie che debbono essere sviluppate nella piena consapevolezza dell'esistenza di forme di tutela particolari promosse dalle aziende ovvero dalle stesse organizzazioni sindacali del settore.
In questa prospettiva:

1) I pescatori della piccola pesca e delle acque interne

Si rende necessaria una approfondita valutazione di fattibilità finalizzata alla riconduzione nell'IPSEMA delle attività della piccola pesca marittima e delle acque interne, per le quali l'assimilazione al settore agricolo non esclude la specialità del luogo ove si svolge la prestazione lavorativa (l'imbarcazione) non riconducibile ad un "ordinario" ambiente di lavoro.

Da ciò uno specifico impegno per gli organi di gestione e gli uffici affinché promuovano un adeguato approfondimento con tutte le parti sociali interessate, delle condizioni di congruità di tutela sociale e fattibilità tecnico operativa della ipotesi prima enunciata.

2) La gente dell'aria e la presenza "internazionale" dell'IPSEMA

Il Consiglio ritiene che nell'arco del quadriennio debba essere posto all'attenzione delle forze sociali e politiche il problema della tutela della gente dell'aria, per un pieno riconoscimento del diritto ad una protezione di base a carico dell'IPSEMA, che non escluda ma anzi valorizzi le possibilità di arricchimento con prestazioni integrative di gruppo ovvero individuali.

La crescita della presenza di operatori privati nel settore della navigazione aerea e la situazione di crisi del settore rendono urgente l'approfondimento di questi aspetti nell'interesse dei lavoratori.

I trattamenti di maggior favore già oggi previsti, ovvero ulteriormente concordati fra le parti sociali, rimarrebbero validi quali prestazioni integrative dei livelli di tutela di base, prestazioni pienamente coerenti con il nuovo welfare e che potrebbero essere gestite dallo stesso IPSEMA per una opportuna compiutezza e continuità del complessivo servizio.

Sul piano organizzativo, d'altra parte, le difficoltà legate alla diversa nazionalità del personale di volo (in specie di compagnie straniere operanti in Italia) possono trovare agevole soluzione per le situazioni più significative utilizzando le opportunità offerte dalle reti comunicative derivanti da esperienze di cooperazione internazionale.

Per questo assume valore strategico il consolidamento delle iniziative che negli ultimi anni hanno consentito la partecipazione istituzionale dell'IPSEMA in importanti organismi internazionali del settore della sicurezza sociale, in generale, della tutela infortunistica, in particolare.

3) Personale addetto ai servizi ed alle infrastrutture portuali connessi alla catena logistica del trasporto marittimo e della Pesca

Appare necessaria una attenta valutazione della possibilità di estendere la tutela Ipsema anche al settore del lavoro svolto in ambito portuale rientrante in modo funzionale nella catena logistica legata al trasporto marittimo ed alla pesca.

Questa ipotesi di estensione deve essere preliminarmente posta all'attenzione delle forze sociali e politiche in modo da garantire un graduale processo di condivisione del progetto.

8b. Sviluppo dei contenuti: dalle funzioni medico legali alla tutela integrale per cura, riabilitazione e prevenzione

In coerenza con il sistema di tutela che il legislatore garantisce alla generalità dei lavoratori esposti ai rischi professionali il CIV ritiene di assumere quale obiettivo strategico di consigliatura, l'adozione di idonee iniziative per l'avvio di un analogo percorso di riforma della tutela per i lavoratori marittimi, per una evoluzione coerente con gli sviluppi dell'assicurazione generale infortuni.

Si tratta di un percorso complessivo - articolato nei passaggi di seguito indicati come componenti di un modello globale di tutela - il cui punto di partenza resta un compiuto chiarimento dei rapporti dell'Istituto con varie soggettività pubbliche che svolgono funzioni di medicina legale contigue a quelle proprie dell'Istituto assicuratore.

A monte, quindi, occorre ribadire - per un chiarimento condiviso da tutti i protagonisti della vicenda, a partire dai SASN, strutture territoriali del Ministero della salute - la piena appartenenza all'IPSEMA delle funzioni di accertamento e valutazione medico legale a fini assicurativi, componente inscindibile della funzione assicurativa spettante a detto istituto come, su altro versante, all'INAIL ed all'INPS per le funzioni assicurative e previdenziali di rispettiva competenza.

Ciò premesso sul piano generale e senza porre in discussione l'esigenza più volte ribadita di piena collaborazione con gli altri soggetti pubblici - a partire, appunto dai SASN - si ritiene che gli obiettivi di riforma, da attivare con idonee iniziative di gestione, debbano puntare su questo versante:

  • al chiaro ed immediato riconoscimento della piena responsabilità dell'IPSEMA per le funzioni medico legali e di medicina del lavoro sia per la gestione istituzionale dell'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali che per quella convenzionale relativa alle malattie comuni. La concretezza del riconoscimento deve trovare coerente riscontro in modalità procedurali che garantiscano l'effettività del governo da parte dell'Istituto dei relativi processi di accertamento. Ciò anche al fine di favorire un flusso di informazioni funzionale e tempestivo da parte di soggetti chiamati a svolgere interventi che si riflettano sulla gestione dei rapporti assicurativi;

In questo modo, con particolare riferimento alla gestione delle indennità per temporanea inabilità dovuta per infortunio e a malattia comune - sarà possibile sanare l'anomalia che vede l'IPSEMA chiamato a corrispondere prestazioni economiche in base a valutazioni professionali di soggetti esterni senza potersi inserire efficacemente nel percorso valutativo ne a valle, ne a monte, tramite la partecipazione diretta nelle apposite Commissioni mediche di controllo.

Si tratta di un problema estremamente delicato sul quale il CIV richiama l'attenzione delle forze sociali e del Governo, dal momento che la mancata gestione diretta di questi fenomeni da parte dell'IPSEMA può alterare la valutazione delle patologie professionali e le loro effettive incidenze che si traduce in una moltiplicazione della spesa, che nella specie è in gran parte sostenuta dalla solidarietà generale.

Nella prospettiva di piena e tempestiva riappropriazione delle funzioni e responsabilità per accertamenti e valutazioni medico legali il CIV - riprendendo considerazioni e proposte già formulate nella precedente consiliatura - ritiene urgente creare le premesse per un'ordinata e consapevole assunzione delle responsabilità medico legali.

Per quanto sopra esposto si ritiene necessaria l'apertura di un tavolo di confronto tra l'lpsema e il Ministero della Salute.

Anticipando, quindi, in questa sede, considerazioni e proposte circa il nuovo ordinamento dei servizi si ritiene indispensabile:

  • rendere detto Ordinamento coerente con tale riappropriazione, facendo corrispondere ad essa, la titolarità della relativa funzione medico legale a livello di territorio in capo ad un soggetto facente parte dell'organico dell'Istituto;
  • completare il modello con corrispondente previsione di analogo assetto della funzione centrale di "sovrintendenza medico legale", con le funzioni tipiche di siffatta struttura che deve coniugare compiti di supporto di indirizzo professionale e tecnico, con compiti di programmazione, e controllo dell'attività sanitaria nel suo complesso.

Considerata la difficoltà e la durata dei percorsi di previsione dei fabbisogni, la selezione ed assunzione del personale, nonché dei vincoli di bilancio, il Consiglio impegna organi ed uffici ad individuare soluzioni di passaggio per fare fronte alle più pressanti esigenze territoriali, legate alle dimensioni dei carichi di lavoro attuali, e di garantire un adeguato presidio della indispensabile funzione centrale.

Con l'ordinario approccio per le verifiche di fattibilità, potranno poi essere messe a punto più organiche soluzioni di medio periodo che tengano conto delle prospettive di sviluppo nel frattempo maturate.

  • alla restituzione all'IPSEMA, con idoneo provvedimento legislativo, della responsabilità delle cure per infortunio su lavoro o malattia professionale e della connessa riabilitazione, al fine di garantire continuità al processo di intervento sanitario.

L'obiettivo comunque non rinunciabile dovrà essere la possibilità per l'IPSEMA di governare l'intero processo terapeutico per i marittimi, con forme di finanziamento degli specifici interventi coerenti con le scelte di politica nazionale e comunitaria volte a sostenere l'economicità del settore armatoriale di cui è chiara ormai la funzione strategica generale.

L'obiettivo di governo, irrinunciabile per le strategie generale di presa in carico del lavoratore infortunato, non esclude anche in questo caso l'esigenza di piena cooperazione con gli altri soggetti pubblici interessati per quanto riguarda la materiale erogazione delle prestazioni sanitarie nel rispetto delle primarie esigenze di qualità, unitarietà e tempestività di cura;

  • al recupero per l'lpsema della responsabilità tecnica - con onere finanziario a carico del SSN - anche nella materia afferente alle malattie comuni in modo da ricostruire l'unità di tutela nonché il percorso curativo del lavoratore rispetto a fattori morbosi che lo riguardano.

L'integralità dell'intervento renderebbe possibile una lettura continuamente aggiornata della situazione medica e dei rischi professionali dell'intera categoria.

Il riconoscimento di un trattamento speciale per i rischi professionali deve essere accompagnato da una rigorosa verifica della riconducibilità della condizione morbosa (per tipologia e per entità delle conseguenze invalidanti) a detti rischi, certamente valorizzata dalla piena coincidenza fra soggetto responsabile delle prestazioni e soggetto responsabile delle valutazioni medico legali.

Sotto altro profilo, del resto, la mancata ricomposizione dell'unità di gestione delle funzioni sanitarie, in tutte le loro manifestazioni, sta comportando un grave ritardo nell'assunzione di una piena e diretta responsabilità della Ipsema nella promozione e conduzione del processo di sviluppo della Telemedicina che, è intuitivo, rappresenta un fattore strategico nella sanità marittima.

  • alla valorizzazione di un meccanismo di Denuncia nominativa degli assicurati utile per costruire un rapporto attivo con il lavoratore fin dal momento dell'assunzione, con finalità anche prevenzionali.

La funzione di questa Denuncia si salderebbe con quella dell'Osservatorio del lavoro marittimo richiamato nella prima parte, quale strumento essenziale per la gestione del lavoro marittimo, in un rapporto bidirezionale.

Si favorirebbe, così quel nuovo orientamento della gestione lPSEMA in ottica di prevenzione che può trovare, appunto, nell'Osservatorio un punto di riferimento determinante.

Già nei confronti dei marittimi e dei lavoratori addetti alla pesca oggi assicurati dall'Istituto, è opportuno infatti organizzarsi per svolgere una funzione attiva di informazione ed assistenza rispetto ai rischi professionali: fin dall'assunzione ed in ogni caso nei momenti in cui il lavoratore venga a contatto con i servizi Ipsema.

Da ciò l'esigenza di una accurata analisi di fattibilità con l'obiettivo di:

  • rendere per quanto possibile omogenei fra loro i percorsi della tutela sanitaria e prevenzionale e di quella indennitaria;
  • attribuire, così, all'lpsema un ruolo più incisivo rispetto a quei meccanismi che, nell'ambito del sistema delle cure per malattia comune, determinano condizioni di squilibrio finanziario del settore;
  • armonizzare l'esercizio di funzioni di sanità pubblica, svolte dai SASN, con quelle medico legali del sistema assicurativo, ferma restando l'insopprimibile diversità di ottica e responsabilità con cui i due sistemi operano in virtù delle specifiche missioni loro affidate e che nel caso di specie rendono del tutto irrilevanti ai fini dell'indennizzo la regolarità della assunzione e dello stesso imbarco.

In conclusione, peraltro, preme sottolineare come l'obiettivo di recupero di funzioni - essenzialmente di governo e responsabilità - non intende certo condizionare le politiche di collaborazione con gli altri soggetti pubblici interessati, ferme restando le specifiche funzioni. La maggiore chiarezza ed organicità delle funzioni IPSEMA può essere, anzi, strumento essenziale per un ulteriore sviluppo delle prospettive di Punti Operativi Integrati per la tutela della salute della gente del mare e dell'aria.

8c. Rapporti con le aziende: sviluppi per la valorizzazione dell'impegno prevenzionale e gestionale delle aziende

In questo ambito il Consiglio di indirizzo e vigilanza ritiene che l'obiettivo di medio e breve periodo sia quello di verificare la fattibilità ed i percorsi attuativi di iniziative, legislative ed amministrative che consentano, anche alle imprese del settore marittimo, un adeguato riconoscimento dell'impegno svolto per il miglioramento delle condizioni di lavoro.

A tal fine resta prioritario, l'impianto di un efficace sistema informativo dei rischi e dei danni che consenta in una prospettiva di lungo periodo un adeguamento progressivo e puntualmente dei tassi di premio alle reali condizioni di rischio per le varie attività, collegate con il trasporto marittimo e la navigazione.

Ferma restando questa prospettiva di scenario, il Consiglio ritiene che obiettivo di più breve periodo debba essere quello di una attenta verifica di fattibilità di interventi che promuovano una maggiore attenzione delle aziende ai riflessi economici della qualità dell'organizzazione del lavoro e, quindi, alla prevenzione.

Le conclusioni di dette analisi potranno essere poste a base di iniziative - legislative od anche solo regolamentari - per prevedere forme di incentivazione, "premiali", sotto forma di sostegno finanziario e tecnico per le imprese che si dimostrino più attive in materia di prevenzione.

Anche in questo caso, ovviamente, le iniziative definite sul piano tecnico richiederanno il supporto di un'adeguata attenzione politica con un percorso di cui siano componenti essenziali i momenti di concertazione fra le parti sociali di cui si dirà più avanti.

Per questa via si ritiene che possa essere valorizzata l'equità del sistema di partecipazione delle aziende al finanziamento della tutela assicurativa, che dovrà trovare ulteriore e significativo apporto:

  • Nella previsione legislativa della possibilità di finanziamenti statali, gestiti dall'IPSEMA, per interventi volti a migliorare le condizioni minime di igiene e sicurezza del lavoro marittimo.
  • Nella revisione legislativa nelle azioni di regresso con un meccanismo che valorizzi il rispetto delle normative di sicurezza da parte dell'azienda, nel caso in cui la stessa sia stata riconosciuta penalmente responsabile di un infortunio, con conseguente diritto, dell'assicuratore a rivalersi delle relative spese.

8d. Servizi assicurativi e prevenzione

Le considerazioni sopra accennate circa prospettive di lungo termine relative ad una più articolata considerazione dei rischi a fini tariffari consentono di individuare percorsi a breve e medio termine che valorizzino il possibile contributo - già richiamato nella premessa - dell'IPSEMA alla realizzazione degli obiettivi di prevenzione.

Tale contributo, da sviluppare lungo i percorsi già individuati dal decreto 271 di formazione ed informazione che l'IPSEMA può concorrere a promuovere e realizzare, presuppone, infatti, una conoscenza sempre più approfondita ed articolata dei fenomeni infortunistici e della dimensione ed intensità di esposizione ai rischi professionali tipici della "nave" e del lavoro marittimo.

Ne discende il rilievo strategico della applicazione nell'ambito dell'Istituto dei nuovi sistemi di codifica (ESAW) delle patologie professionali, per una accurata "mappatura" della effettiva rischiosità aziendale.

Ne discende, altresì, il rilievo parimenti strategico di iniziative legislative e regolamentari che favoriscano la raccolta e gestione a cura dell'IPSEMA di informazioni sull'andamento infortunistico e l'esposizione al rischio per la generalità della gente del mare, a prescindere dal soggetto responsabile dei trattamenti assicurativi.

Del resto una analoga esigenza è stata posta alla base dell'obbligo per le compagnie di assicurazione r.c.a. di segnalare al Casellario centrale infortuni gestito dall'INAIL tutti gli incidenti con danni alla persona.

8e. I modi di attuazione degli indirizzi ed il ruolo della concertazione

L'attuazione di questi indirizzi richiede l'impegno continuo degli Organi e delle tecnostrutture dell'Istituto, per quanto riguarda, soprattutto, il raccordo con gli obiettivi strategici delle attività correnti di gestione, che devono essere valorizzate sia per i benefici immediati per l'utenza, sia per il contributo che possono arrecare alle prospettive di riforma nel primario obiettivo di miglioramento della qualità del servizio.

L'esperienza del decreto 38/2000, d'altra parte, dimostra come difficilmente gli indirizzi strategici potranno essere realizzati al di fuori di percorsi di concertazione fra le parti sociali, da un lato, di cooperazione con altre soggettività pubbliche, dall'altro.

L'azione di tutti gli organi e degli uffici, cioè, deve svilupparsi, come si è avuto modo di accennare, nei precedenti punti, sia sul piano politico sociale, e sia su quello amministrativo-gestionale, con la partecipazione di tutti i soggetti che in vario modo concorrono e sono interessati alla tutela dei lavoratori per i rischi del lavoro.

Per questo il CIV ritiene che obiettivo strategico dell'Istituto debba essere la ricerca di forme di collaborazione che, nel rispetto dei ruoli di ciascuno consentano di realizzare l'anzidetto miglioramento in termini di efficacia della tutela e qualità del servizio.

In tal modo si dà un senso compiuto ed organico ad una politica delle sinergie che:

  • parta dall'interno dell'Istituto, per creare - attraverso mirati interventi sui servizi, da un Iato, e sulla formazione culturale degli operatori, dall'altro - le condizioni per un più funzionale modo di intendere l'integrazione fra tecnostrutture ed organi e tra professionalità;
  • si sviluppi all'interno della Previdenza, prima, e della Pubblica amministrazione, poi, attraverso forme di coordinamento dei servizi alla comune utenza con l'obiettivo di migliorare la qualità dei servizi all'utenza e di proporsi come un "intero" che non faccia comunque perdere la ricchezza dei contenuti di ciascuna componente;
  • coinvolga un cerchio più ampio di referenti operativi, costituito da tutti coloro - pubblici e privati - che in vario modo concorrono a realizzare le finalità istituzionali del servizio o sono comunque interessati, per la loro rappresentatività sociale e/o politica, alla funzionalità dello stesso.

 

 

9. LE PROSPETTIVE DI RAZIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA ORGANIZZATIVO

Il richiamo, da ultimo, all'esigenza di un costante raccordo tra le attività correnti e le indicazioni strategiche consente di ricondurre ad unità le indicazioni di carattere operativo da fornire agli organi di gestione e, per il loro tramite, agli uffici, in modo da garantire la piena coerenza strategica di ogni singola azione amministrativa.

D'altra parte, indicazioni strategiche ed azione amministrativa devono concorrere alla realizzazione dello scopo ultimo di una tutela costantemente adeguata ai bisogni dell'utenza, la cui soddisfazione non può certamente essere subordinata alla realizzazione degli indirizzi strategici prima richiamati.

Le indicazioni di carattere operativo, del resto, sono volte essenzialmente a sollecitare approfondimenti e studi di fattibilità per la realizzazione di obiettivi sostanziali che, pur riconosciuti fattibili, richiedono complesse iniziative legislative e, come tali, esulano dalla piena disponibilità degli organi ed uffici dell'Istituto.

Da ciò un impegno per individuare soluzioni amministrative ponte che con piena utilizzazione delle sinergie, quale fattore strategico di successo della Pubblica amministrazione, consentano di realizzare primi significativi obiettivi.

Il Consiglio di indirizzo e vigilanza ritiene, cioè, che la cooperazione con enti previdenziali - ma soprattutto con fa complessa articolazione dei poteri e servizi regionali e locali - costituisca la chiave di volta non tanto per realizzare migliori equilibri gestionali quanto, e soprattutto, servizi migliori per contenuti e per modalità di fruizione.

Questa scelta generale trova un sostegno determinante sia negli ormai vincolanti indirizzi governativi sia nelle opportunità offerte dall'innovazione tecnologica che consolida la possibilità, per le pubbliche amministrazioni, di "presentarsi" alla comune utenza in modo virtualmente unificato nel rispetto e valorizzazione della funzione di ciascuna.

Essa, d'altra parte, consente di valutare con maggiori prospettive di concretezza la fattibilità di scelte evolutive e di arricchimento dei servizi che, isolatamente considerate, troverebbero un ostacolo oggettivo nei limiti che ciascuna amministrazione deve porsi per l'acquisizione e l'impiego di risorse professionali e strumentali.

 

 

10. SVILUPPO DELLE PROFESSIONALITÀ: VERIFICA DI FATTIBILITÀ

L'impegno prioritario per organi ed uffici, rispetto alle prospettive di riforma legislativa ovvero di riassetto interno, è quello innanzi tutto metodologico di considerare i vari passaggi come tappe di un percorso soggetto a periodiche ed adeguate verifiche di fattibilità.

La verifica riguarda, in primo luogo, la fattibilità politica delle proposte e per questo nella prima parte si è inteso riprendere proposte che sono per la maggior parte già consolidate nel sistema generale di assicurazione infortuni e che, quindi, possono trovare più agevole realizzazione, come si è detto, nell'ambito di forme di concertazione analoghe a quelle che hanno consentito il varo del decreto 38/2000.

Sul piano amministrativo e gestionale, poi, la verifica deve riguardare non solo ciascuna delle componenti organizzative in se considerata, ma anche L'interazione fra esse, in una trasversalità di lettura che costituisca la base per una pianificazione concretamente gestibile.

Tutto ciò per evitare di muoversi sul terreno delle riforme senza considerare la rigidità di tutte od alcune delle componenti organizzative che devono poi dare supporto alle funzioni.

Il punto è particolarmente delicato per la risorsa che presenta il maggiore tasso di anelasticità, il personale, tenuto conto non solo della complessità dei meccanismi di reclutamento ma anche degli strettissimi vincoli imposti dalla spesa pubblica.

Si tratta di un blocco ormai strutturale che agisce con una manovra a tenaglia - sui numeri degli organici, da un lato, sui tetti di spesa complessivamente sostenibili, dall'altro - senza possibilità che ottimi andamenti di bilancio consentano di superare i blocchi stessi senza complesse operazioni di verifica da parte dell'Istituto prima e degli organi di Governo poi.

Pur nel rispetto di questi vincoli generali per la Pubblica amministrazione, il Consiglio di indirizzo e vigilanza ritiene necessario evidenziare l'insufficienza dell'attuale dotazione organica dell'IPSEMA rispetto non solo alla crescita quantitativa e qualitativa degli obiettivi, come sopra delineata, ma anche rispetto alle esigenze connesse all'efficace svolgimento dei servizi già presenti nell'attuale assetto normativo e regolamentare.

Prioritario obiettivo per questa componente, quindi, è una verifica dei fabbisogni in vista di un'implementazione, anche solo qualitativa, da compiere nel presupposto:

  • che l'implementazione dell'organico risulti comunque compatibile con l'equilibrio finanziario dell'Istituto;
  • che, a livello politico e legislativo, sussista una condivisione sulle scelte strategiche prospettate, a fronte delle quali resta ineliminabile un significativo, pur se contenuto, adeguamento dei fabbisogni ferma restando l'esigenza della qualificazione e valorizzazione delle risorse interne all'Istituto;
  • della piena utilizzazione di tutte le leve gestionali che il sistema offre e di cui lo stesso legislatore sollecita continuamente l'uso;
  • che la definizione di un Ordinamento dei servizi risulti funzionale alla realizzazione degli obiettivi sopra delineati;
  • che la necessità di valorizzare nel concreto l'operatività nazionale dell'IPSEMA passa attraverso la valorizzazione di funzioni centrali con adeguato potenziamento dei relativi uffici.

 

 

11. PRIME INDICAZIONI PER UN ORDINAMENTO DEI SERVIZI RIVISITATO

11.1 Il metodo

L'Ordinamento dei servizi è immagine speculare delle scelte istituzionali e strutturali operate in coerenza con la vigente legislazione e con le corrispondenti linee evolutive.

Esso concretizza una delle componenti organizzative e Cioè la "struttura" che deve coniugarsi con le altre tre componenti classiche: ambienti e mezzi, procedure, risorse professionali.

Obiettivo strategico per organi ed uffici è quindi lo studio di fattibilità per un Ordinamento dei servizi che, in continuità con le linee strategiche della precedente consiliatura:

  • consideri le funzioni che l'Ente deve e/o intende assolvere, con una realistica ponderazione delle potenzialità di effettiva realizzazione delle stesse, tenuto conto in particolare dei vincoli riguardanti i fabbisogni di personale;
  • valuti i tempi del processo evolutivo di ciascuna componente poiché il successo dell'operazione deriva dalla possibilità di portare avanti in parallelo i processi stessi. Si evita, così il rischio di un avanzamento riguardante una sola componente organizzativa, ad esempio le tecnologie, non accompagnato da un corrispondente avanzamento di altra componente, quale appunto la formazione del personale;
  • completi il superamento dell'attuale assetto dell'Istituto che appare tuttora costruito "dal basso", con una sostanziale identità delle tre Casse originarie raccordate al centro.

Il superamento di questa impostazione è indifferibile già sul piano dei principi costituzionali, poiché il modello di nuovo Stato che si va delineando conferma la competenza statale per la previdenza e quindi il ruolo degli enti previdenziali proprio quali portatori di valori "nazionali" garanti di una uniforme tutela su tutto il territorio nazionale.

Sul piano organizzativo, quindi, è evidente l'urgenza di costruire l'Istituto come un vero e proprio ente nazionale, al pari degli altri enti previdenziali, senza che ciò escluda un'adeguata articolazione sul territorio dotata della indispensabile autonomia operativa nei suoi terminali territoriali.

Oltretutto, la chiara scelta di questo assetto a monte del nuovo Ordinamento dei servizi è pregiudiziale per qualsivoglia scelta organizzativa perché l'attuale situazione è fonte di oggettiva rigidità organizzativa ed anche perché l'IPSEMA può contare su una forza professionale oggi insufficiente e comunque ben delimitata anche in prospettiva.

Pertanto, considerato anche l'impegno strategico a rispettare i limiti imposti dalle inderogabili esigenze di equilibrio finanziario, l'Istituto non potrebbe certamente reggere soluzioni organizzative che tentino di coniugare l'esercizio della funzione nazionale su tutto il territorio con uno sviluppo distinto per ciascuna "Cassa".

  • d) tenga conto della stretta interdipendenza dell'ordinamento degli uffici con il riordino degli enti previdenziali previsto dalla riforma delle pensioni. Considerati, peraltro, i tempi tecnici di detto riordino - che richiede comunque l'emanazione di un decreto delegato con complessa procedura - sarà indispensabile sviluppare, nell'attesa, soluzioni che possano porsi come sicure anticipazioni dei futuri riassetti interni;

Per questo il CIV impegna gli organi di gestione e, per il loro tramite, gli uffici affinché individuino un percorso metodologico che consenta di definire, in parallelo con l'approvazione della delega previdenziale, un'ipotesi di ordinamento che valorizzi lo schema attuale e sia coerente con l'evoluzione delle scelte strategiche.

A mero titolo esemplificativo degli elementi di fattibilità da considerare, il Consiglio di indirizzo e vigilanza ritiene che l'impegno operativo di verifica possa articolarsi nella:

  • I) definizione di una prima ipotesi di macro modello strutturale coerente con le premesse di riforma: se l'ente deve realizzare un certo obiettivo occorre che l'Ordinamento dei servizi sia ecc.;
  • II) in parallelo, ricognizione dello stato attuale dell'Ordinamento dei servizi nella sua concreta attuazione e delle altre tre componenti organizzative;
  • III) in parallelo, messa a punto di proposte per innovazione legislativa e/o amministrativa per prima attuazione delle prospettive di riforma a brevissimo termine;
  • IV) rilevazione dello stato personale (età, collocazione, sesso ecc.) e professionale delle risorse umane attualmente in forza;
  • V) ricognizione dello stato dell'arte della innovazione tecnologica, fattore determinante per qualsiasi processo di riforma.

Rispetto a questo percorso, da avviare senza poter attendere l'attuazione della delega previdenziale per la riforma istituzionale, il Consiglio non può non richiamare le difficoltà derivanti, come sottolineato dagli stessi organi degli enti e da esponenti politici e di Governo - circa la complessità dell'attuale assetto degli Organi interni degli enti previdenziali.

Le conseguenti difficoltà operative sono accentuate dal fatto che gli uffici tecnici devono muoversi, in contemporanea nel contesto dell'evoluzione istituzionale del Sistema Paese che impone la ricerca di complessi equilibri tra la funzione sociale (nazionale) dell'Istituto e l'operatività di essa che richiede un continuo confronto territoriale con autorità e strutture locali.

In ogni caso, nell'attesa di tutte queste riforme, che scontano comunque i tempi tecnici della delega appare opportuno ed utile rivisitare l'intero percorso di pianificazione e controllo in atto negli enti previdenziali, per una adeguata armonizzazione:

  • dei percorsi in modo da rendere confrontabili le relative procedure;
  • dei processi di pianificazione e di controllo interni anche al fine di consentire una effettiva condivisione a monte dei piani e programmi da parte degli uffici, degli organi di gestione e, in una prospettiva più ampia, delle stesse forze politiche e sociali.

11.2 I connotati del sistema: alcuni criteri guida

Nel merito della rivisitazione dell'Ordinamento dei servizi, in prima approssimazione il Consiglio ritiene che gli Organi di gestione possano considerare i seguenti criteri guida che riprendono considerazioni e proposte formulate nei precedenti paragrafi:

  • valorizzare- nei termini e per le motivazioni prima indicati - l'IPSEMA come ente unico nazionale, dislocato sul territorio con strutture che sia pure autonome per le funzioni di tutela non riproducano su scala ridotta l'ente nazionale;
  • orientare la struttura tecnica nel suo complesso (centrale e territoriale) al governo operativo dei rapporti con gli assicurati e le aziende, tramite attività di programmazione e controllo, direzione operativa, sviluppo e produzione di servizi.
  • privilegiare nella fornitura dei servizi la funzione di impianto, gestione e controllo di reti di servizi e favorire opportune sinergie, evitando di gestire direttamente apparati operativi, con il rischio di un oggettivo sovradimensionamento e dispersione di risorse professionali e finanziarie.
  • prevedere un esercizio delle funzioni di governo operativo tramite procedure tecniche e processi amministrativi scalabili e modellati sulla base "delle professionalità interne". Occorre, cioè, partire da un'attenta valutazione delle potenzialità di dette professionalità per un loro graduale ed armonico sviluppo parallelo con quello degli assetti organizzativi e procedimentali.

Nella nuova impostazione prima richiamata, infatti, le professionalità interne devono assumere crescenti responsabilità gestionali nell'esercizio di funzioni che non possono essere affidate a soggetti esterni ed il cui esercizio deve essere garantito con continuità senza poter attendere avvicendamenti di personale o significativi incrementi di risorse;

  • valorizzare, in linea con le direttive sempre più vincolanti del Governo e del Parlamento, il ricorso sistematico a strumenti di gestione - quali la CONSIP ovvero il riuso e le sinergie progettuali - che consentono di azzerare i costi organizzativi e l'immobilizzo di risorse professionali non sostenibili da un ente delle dimensioni dell'IPSEMA;
  • tenere in debita considerazione - anche a supporto della progressiva evoluzione delle professionalità interne - le opportunità offerte dagli investimenti effettuati e da effettuare in nuove tecnologie per fornire supporto alla "centralizzazione di funzioni nella autonomia territoriale", sfruttando nell'occasione l'apporto di progetti integrati della p .A.

Per questa via, fra l'altro si garantisce - con riferimento al sistema informativo ed informatico:

  • la piena funzionalità del sistema rispetto agli obiettivi di qualità del servizio;
  • l'integrabilità dello stesso nel più ampio panorama di sinergie della P.A.;
  • l'affidabilità del funzionamento operativo a tutti i livelli di responsabilità quale fattore di "qualità nella economicità".

Proprio con riferimento alla esigenza di garantire l'affidabilità e qualità del servizio a tutti i livelli territoriali, si ribadisce che ulteriori presenze istituzionali sul territorio possono essere senz'altro valorizzate purché realizzate con impegno minimo di risorse strumentali e professionali - e quindi finanziarie - nonché rispetto a comprovate esigenze dell'utenza.

Per questo il CIV, in coerenza con l'obiettivo di valorizzare/opportune forme di cooperazione con altri soggetti pubblici, ritiene di confermare quanto già prospettato nelle Linee 2001-2004, circa la opportunità di dislocare accanto a quelle delle strutture decentrale del Ministero della Salute, l'esercizio di funzioni proprie dell'Ente, anche valorizzando le opportunità offerte dalle moderne tecnologie.

Infatti, si tratta di un'iniziativa che, se realizzata nei termini ora accennati, costituisce fattore di successo per un miglioramento qualitativo del servizio, al fine del pieno recupero da parte dell'IPSEMA di tutte le funzioni sanitarie.

11.3 In particolare: una presenza qualificata sul territorio

Il richiamo a prospettive di sinergia e cooperazione con altre istituzioni pubbliche - ed in prospettiva anche private - va inteso nel senso più ampio possibile:

  • cogliendo l'ampia diffusione sul territorio del "sistema produttivo" marittimo come opportunità organizzativa di impostare svariate forme di collaborazione con tutti i diversi attori di tale sistema;
  • prendendo atto della circostanza che ad un mercato del trasporto marittimo già di per se globale deve corrispondere un sistema organizzativo a rete:

In ogni caso queste prospettive valorizzano i risultati fin qui conseguiti con l'entrata in funzione del nuovo sistema informativo ed informatico dell'Istituto che già ha in se adeguate potenzialità per un ulteriore sviluppo che perfezioni e consolidi le opportunità di:

  • garantire la costante operatività del servizio per collegamenti telematici, disponibilità di applicazioni ed archivi, capacità degli operatori di utilizzazione ecc.;
  • sfruttare la omogeneizzazione e standardizzazione delle certificazioni mediche delle malattie ed infortuni al fine di alimentare e gestire una banca dati condivisa con le altre soggettività pubbliche, sulla base di apposite convenzioni.

La disponibilità di una Banca dati di tutti gli assicurati, completa delle informazioni essenziali per interventi di prevenzione, cura ed indennizzo resta lo strumento essenziale sia per le sinergie ora richiamate, sia per una gestione realmente unitaria, all'interno, del servizio per gli utenti IPSEMA, consentendo agli stessi di accedere alle prestazioni ed ai servizi da qualunque punto del sistema.

Tutto ciò potrà contribuire a che le prestazioni base siano rese con il massimo livello di efficienza ed al tempo stesso consentire la gestione di prestazioni integrative.

Per l'impianto di questo sistema di previdenza integrativa - gestito operativamente dall'lpsema, con responsabilità di tutela esclusiva o condivisa con altri operatori, anche privati - la massima attenzione dovrebbe essere dedicata alle modalità di finanziamento che non possono essere identiche a quelle dell'assicurazione infortuni e malattie professionali di base.

Con queste iniziative sinergiche sia esterne che interne si realizzerebbero effettive economie di scala.

Nello stesso tempo si valorizzerebbero i servizi che sono alla base della specificità dell'lpsema, senza attendere ampliamenti della platea degli assicurati che dovrebbero a loro volta consentire significative economie di scala e soprattutto senza puntare solo su politiche di riduzione delle spese che se isolate sono poco efficaci.

Per questa via, soprattutto, è possibile liberare risorse interne per orientarle ai nuovi compiti di governo con percorsi di mobilità interna frutto di interventi di formazione mirata, progettati e programmati con gli strumenti oggi disponibili per l'analisi dei bisogni.

Il primo passo, a breve termine, resta, quindi, la realizzazione di un Progetto formativo del personale che ne consenta la compiuta e diffusa riconversione complessiva sulla base delle nuove tecnologie, con un percorso la cui urgenza accomuna tutte le pubbliche amministrazioni.

Questo primo intervento strutturato non esclude in progressione una più mirata valutazione delle potenzialità di ciascuna risorsa professionale per consolidare un efficace legame funzionale fra politiche di formazione, politiche di informazione e politiche di sviluppo generale dell'Istituto con congrui programmi, pluriennali ed annuali, corredati da adeguati percorsi di monitoraggio e verifica della qualità dell'azione formativa.

Per informazione ci si riferisce, in questa sede, a quella orientata all'interno capace di fornire agli operatori durante i percorsi di formazione ed addestramento tutti i possibili strumenti che consentano una auto alimentazione continua dei processi di aggiornamento professionale.

Si tratta, quindi, di valorizzare gli strumenti di formazione e di auto formazione per costruire un impianto informativo/documentale a disposizione degli operatori capace di valorizzare le opportunità offerte dalla Rete:

  • integrandoli con la presenza di funzioni interne che facciano da filtro, guida e supporto;
  • garantendo - sotto forma di Centro informativo o studi - adeguato supporto anche alle funzioni proprie degli Organi di gestioni e strategici.

Al governo di questa attività informativa verso l'interno può agganciarsi l'attività informativa verso l'esterno per far conoscere:

  • il ruolo e le funzioni dell'ente, promuovendo così una crescita di attenzione per le funzioni stesse e le relative criticità;
  • in ottica più immediatamente operativa, gli specifici servizi che l'ente mette a disposizione della propria utenza, in rete e/o attraverso un diretto contatto con l'utenza stessa, essenziale laddove si tratti di servizi alla persona.

In questo contesto uno specifico ruolo va assegnato alle pubblicazioni dell'Istituto ed in primo luogo a NAUTES, rivista che in questi primi anni si è fatta apprezzare per un costante contributo informativo e di riflessione sulle prospettive della tutela assicurativa e dello sviluppo del settore marittimo.

Su questa solida base di riferimento il CIV ritiene che particolare attenzione debba essere posta ad un arricchimento della funzione e dei contenuti della pubblicazione al fine di fornire anche per questo tramite dati ed informazioni sull'andamento gestionale, sulle prospettive di miglioramento dei livelli di tutela e servizio, per gli assicurati e per le aziende.

Il tutto, nel quadro di una gestione unitaria ed organica del sistema di comunicazione interno ed esterno, di cui possa costituire parte integrante, altresì, un Centro Studi progettato per le finalità prima richiamate.

11.4 Coerenza dell'Ordinamento dei servizi con la funzione di Ente nazionale

Con specifico riferimento, infine, all'obiettivo di un IPSEMA "ente nazionale", e quale ulteriore tappa di sviluppo di un'ipotesi di modello ordinamentale, è urgente una approfondita rivisitazione dell'Ordinamento dei servizi, che, senza mettere in discussione, come si è detto, i principi di quello vigente li verifichi nella prospettiva degli sviluppi prima richiamati.

Nel rispetto delle competenze di ciascun organo e di ciascuno ufficio il CIV intende contribuire a questa verifica richiamando spunti di valutazione che consentano di cogliere la coerenza del modello ordinamentale con gli indirizzi strategici.

In questa prospettiva gli organi di gestione potranno perfezionare la distinzione fra:

  • i poteri e le responsabilità di strutture - territoriali - con compiti specificamente orientati alla "produzione" ed alla erogazione dei servizi.
  • i poteri e le responsabilità di strutture - essenzialmente centrali ma anche regionali - con funzioni di programmazione e controllo, indirizzo operativo ed interpretativo, in materia istituzionale e strumentale, per garantire, appunto, l'omogeneità dei comportamenti locali, connotato imprescindibile di un ente nazionale. La puntualizzazione contribuirebbe, oltretutto, a superare le difficoltà che nell'attuale quadro normativo già derivano, come si è detto, per l'azione operativa degli Istituti previdenziali dalla non sempre chiara demarcazione di funzioni e responsabilità dei diversi organi ora operanti all'interno di essi.

In questo quadro, il Consiglio ritiene di sottolineare come sia indispensabile individuare, all'interno della struttura amministrativa, aree omogenee per identità di obiettivi ovvero di processi operativi, con riferimento ad esempio:

  • a distinte responsabilità gestionali, rispetto al centro, delle unità territoriali nella nuova configurazione di esse quali articolazioni territoriali dell'unitario ente nazionale, superando l'attuare assetto "per Casse". Alle funzioni e strutture territoriali, quindi, si deve garantire non solo un solido ruolo decisionale e di governo della produzione, ma anche idonei strumenti operativi e conoscitivi, a partire dall'apporto del sistema informativo ed informatico per il cui ulteriore sviluppo gli organi di gestione potranno definire un idoneo piano.
  • alla possibilità, laddove sia presente un'adeguata disponibilità di risorse professionali, di allocare sul territorio funzioni di service per tutto l'Ente in materia ad esempio di gestione operativa dei rapporti di lavoro, di servizi di accoglienza di secondo livello, di servizi informatici ecc., sempre sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie che consentono di dislocare integralmente essenziali servizi di assistenza in rete;
  • alla possibilità di ridimensionare, attraverso l'anzidetto service territoriale, le funzioni di service centralizzate, limitandole - allo stretto indispensabile, per valorizzare le funzioni di direzione operativa e di supporto alla direzione strategica;
  • alla necessità che l'assetto delle funzioni centrali sia pienamente coerente con le scelte strategiche ed operative e risponda a criteri di razionalità, da un lato, equilibrio di impiego di risorse professionali, dall'altro.

In questa prospettiva particolare attenzione deve essere dedicata ad evitare che accorpamenti di funzioni, astrattamente validi, siano in concreto scarsamente produttivi, nonché il disegno di un'articolazione delle strutture che risulti incompatibile con la disponibilità di risorse professionali in assoluto ovvero per la specializzazione richiesta.

Pur con queste cautele, in ogni caso, già in prima approssimazione devono essere salvaguardate le esigenze di differenziazioni fra responsabilità di gestione e responsabilità di controllo nonché quelle, ad esempio di:

  • evitare accorpamenti di funzioni che siano nettamente diversificate fra loro per obiettivi e professionalità richieste, come nel caso della gestione del personale e la gestione dei beni e dei servizi;
  • valorizzare l'integrazione fra momenti di organizzazione aziendale e momenti di indirizzo e governo in materia di risorse umane, senza escludere l'opportunità di armonizzare con essi - con il supporto consulenziale del CNIPA - la valutazione delle ricadute organizzative
  • del sistema informatico.

Con riferimento, infine, all'obiettivo di una più funzionale distribuzione al Centro di compiti e funzioni partendo dall'impianto dell'attuale Ordinamento dei servizi articolato su quattro strutture di livello dirigenziale generale, si ritiene possa essere opportuno:

  1. per la Direzione Centrale Organizzazione e Personale mantenere in capo ad essa la funzione di organizzazione aziendale, e di gestione delle risorse umane, poiché obiettivo dell'organizzazione aziendale è appunto l'ottimale combinazione dell'organizzazione del lavoro e dell'articolazione delle strutture aziendali. Proprio per questo motivo non si ritiene invece che alla gestione delle risorse umane possa essere accorpata la gestione delle risorse strumentali, che, ha una valenza, essenzialmente patrimoniale.
  2. Confermare l'affidamento di tale gestione patrimoniale alla Direzìone Centrale Finanza e Patrimonio, ferme restando ovviamente le funzioni di controllo rientranti nelle attribuzioni del Collegio Sindacale.
  3. Alla stessa Direzione Centrale Finanza e Patrimonio attiene la competenza per la provvista e la manutenzione sia dell'hardware sia del software, e alla cura dei rapporti con i gestori della rete.
  4. Raccordare con la funzione di organizzazione lo sviluppo e il gover
  5. no del sistema informativo ed informatico, nonché la funzione di comunicazione, con la conferma di una adeguata autonomia tecnica e funzionale della gestione informatica e della comunicazione, in prospettiva di futuri sviluppi dei relativi assetti ordinamentali.
  6. Nel rispetto del principio di economicità di gestione ed equilibrio e coerenza degli assetti organizzativi, attribuire alla Direzione Vigilanza e Prevenzione le competenze ispettive ai sensi dell'art. 55 del DPR 30/06/1965 n 1124, che prevede la possibilità di interventi in caso di infortunio.
  7. Motivare quest'ultima attribuzione secondo i predetti principi, sulla base di criteri di connessione con le funzioni in atto svolte dalla Direzione Vigilanza e Prevenzione. Non si modificano, quindi, le competenze della Direzione Centrale delle Risorse Umane in materia di addestramento del personale ed accertamenti sanitari né quelle della Direzione Centrale Finanza e Patrimonio per gli interventi occorrenti per rendere sicuri i luoghi di lavoro, gli impianti e gli altri beni strumentali impiegati dal personale.
  8. Organizzare il Controllo di gestione - al pari della Pianificazione - come funzione alle dirette dipendenze del Direttore Generale in ragione delle sue attribuzioni di coordinamento e in armonia con la previsione dell'art. 5 del D.Lgs. 286/1999. La valenza strategica di tali funzioni, d'altra parte, ne rende necessario l'immediato impianto strutturale in forme inizialmente compatibili con le attuali disponibilità di organico senza escludere collaborazioni "dal territorio" anche sotto forma di tele lavoro interno.
  9. Nel rispetto del principio che tutti gli uffici siano riferibili a strutture di livello dirigenziale generale, appare opportuno prevedere un criterio di riferimento della Consulenza tecnico edilizia alla Direzione Centrale Finanza e Patrimonio e della Consulenza medico legale alla Direzione Centrale Assicurazione e Prestazioni.
  10. L'Avvocatura, infine, ferma restandone l'autonomia funzionale dovrebbe far capo, per i profili organizzativi, al Direttore Generale per consentire una partecipazione coordinata ad attività di recupero crediti ed accelerazione della definizione del contenzioso in atto.

 

 

12. UNA PRIMA CONCLUSIONE: LA CONFERMA DELLA CENTRALITÀ E PREGIUDIZIALITÀ DEL CONCRETO ESERCIZIO DI FUNZIONI DI PIANIFICAZIONE E CONTROLLO

L'accenno alle funzioni centrali consente di concludere queste Linee di indirizzo con la conferma della essenzialità di un ordinato e condiviso processo di pianificazione e controllo, continuamente gestito ed aggiornato sulla base dell'evolvere degli scenari esterni e dello sviluppo della relativa attuazione.

Sul piano operativo, quindi, occorre un'adeguata valorizzazione organizzativa di tale funzione, prevedendo come si è detto fin da ora, e pur in carenza di un adeguato supporto di organico, un primo assetto organizzativo di essa, da collocare, alle dirette dipendenze del Direttore Generale, in coerenza con la collocazione delle funzioni di controllo di gestione.

Per i contenuti dei piani e programmi le prime indicazioni e proposte sinteticamente illustrate richiamano indicazioni già presenti nelle Linee di indirizzo per il quadriennio 2001-2004 sicché l'attenzione prioritaria degli organi e degli uffici deve restare concentrata sulla metodologia di approfondimento ed attuazione.

Da ciò la necessità che gli obiettivi siano accompagnati da analisi di fattibilità che costituiscono la base per giungere in modo ordinato alla approvazione di piani annuali di attività.

Analisi di fattibilità, giova aggiungere, che il CIV si riserva ovviamente di valutare con il determinante contributo degli Organi di gestione e con il consueto apporto collaborativo del Collegio sindacale, nonché del Servizio del controllo strategico per le funzioni specifiche di quest'ultimo.

Dette analisi, peraltro, rimarrebbero fini a se stesse se non utilizzate quale strumento per realizzare e gestire poi processi di programmazione e strumenti di programmazione efficaci e sicuramente gestibili dalle professionalità interne dell'Istituto.

Nel proporre le presenti Linee di Programma 2004-2008, quindi, il CIV invita gli organi di gestione, a continuare a fornire, con il contributo degli uffici, un apporto progettuale e propositivo, sulla base del quale sarà poi cura dello stesso CIV approvare - senza escludere un coinvolgimento delle forze sociali interessate -i conseguenti piani e programmi annuali di attività.

In parallelo e senza soluzione di continuità nella logica cooperativa ora ribadita il Consiglio è impegnato, infine, ad una rivisitazione dell'intero percorso di pianificazione e controllo per verificare possibili semplificazioni e snellimento di esso.

In tale quadro, adeguata attenzione dovrà essere prestata agli strumenti di budget da mettere a disposizione dell'intera struttura ed in particolare delle unità operative, quale ordinario strumento di lavoro e governo delle azioni e delle relative spese - utilizzando a tal fine esperienze in atto nella

Pubblica amministrazione nel quadro delle iniziative sviluppate all'interno dell'lpsema per attuare il nuovo Regolamento di contabilità degli enti previdenziali che costituisce obiettivo strategico di Istituto oltre che adempimento di obbligo di legge.

L'attuazione di tale Regolamento, secondo linee ove possibile condivise con gli altri enti previdenziali, costituirà un sicuro criterio guida nella definizione di semplificazioni e snellimenti dell'anzidetto percorso che valorizzino il ruolo e le funzioni di ciascun centro di responsabilità.

Si tratta di un obiettivo strategico che il CIV propone all'attenzione degli organi e degli uffici, nella convinzione di un progressivo ribaltamento di prospettiva nell'azione amministrativa, per la quale la riduzione dei costi di esercizio assume sempre più valore di obiettivo strategico da raccordare a quelli di qualità del servizio.

Se ciò è esatto per la generalità dei servizi pubblici - e lo confermano le ricorrenti vicende di decreti taglia spese - lo è a maggior ragione per un ente come l'lpsema che a legislazione costante ha da sempre fatto della oculatezza di gestione un valore fondamentale delle sue strategie finanziarie ed organizzative.

Proseguendo lungo questa direttrice - e nell'intento di contribuire ad un pieno consolidamento del rilancio del settore marittimo ed aereo, - organi ed uffici sono impegnati innanzi tutto, nell'evitare l'avvio di iniziative, per le varie componenti organizzative, che non siano accompagnate da adeguati studi di fattibilità che ne garantiscano un impatto tendenzialmente a "a costo zero".

Come già accennato nelle premesse - ed a conclusione, quindi, del discorso - le stesse prospettive di sviluppo devono basarsi sull'eccellenza degli attuali servizi Ipsema, da valutare in termini di tempestività, qualità, capacità di assumere in carico l'utente, garanzia di equità per prestazioni giuste ai soggetti giusti e contribuzione esattamente corrispondente al dovuto da parte di tutti i soggetti obbligati.

Per questo devono essere particolarmente apprezzate le iniziative già in atto per migliorare la tempestività delle prestazioni, soprattutto di quelle "temporanee", come sollecitato del resto dagli utenti stessi e dagli organismi che li rappresentano.

Il CIV ritiene, in proposito, che la valorizzazione di queste iniziative passi essenzialmente per la loro riconduzione in un quadro programmatico ove le strutture possano responsabilmente assumere obiettivi a medio e lungo termine - innanzi tutto per l'eliminazione dell'arretrato - da sottoporre alle valutazioni degli organi per un confronto operativo con le parti sociali.

Dall'assunzione dei conseguenti impegni potrà avviarsi, in assoluta trasparenza, l'ordinario processo di pianificazione che in tal modo potrà consolidarsi quale strumento di colloquio e confronto con l'utenza.

Analoga impostazione deve essere seguita per i rapporti con le aziende, per evitare che i fenomeni della evasione e della morosità restino senza una adeguata risposta operativa dell'Istituto, mettendo così in discussione l'entità delle entrate e la stessa equità di un sistema che non garantisca parità di trattamento per tutte le aziende.

La chiara definizione degli obiettivi di miglioramento della qualità dei rapporti con gli assicurati e le aziende consentirà, infine di assestare gli altri obiettivi - quelli di sviluppo strategico e quelli strumentali e gestionali - che troveranno, così, motivazione e priorità nell'interesse degli utenti ai quali occorre garantire assoluta tempestività di servizio.

In questo contesto non si esclude - per un impegno di approfondimento tecnico ed operativo -un'adeguata valutazione della possibilità di estendere, utilizzando le opportunità di compensazione offerte dal sistema di pagamento di tributi e contributi, la utilizzazione di istituti quali l'articolo 70 -

del Testo unico n.1124 de11965.

Con le indicazioni dei precedenti paragrafi può avviarsi un percorso di programmazione e controllo che, nell'attesa della messa a punto di una idonea procedura nei termini prima richiamati, fornisca un primo contributo agli organi di gestione ed alle strutture tecniche per la predisposizione della proposta di Bilancio di previsione 2005 nel rispetto delle scadenze fissate dalle vigenti normative.

Proprio per garantire il rispetto delle anzi dette scadenze, il Consiglio di indirizzo e vigilanza è impegnato, come già accennato nei precedenti paragrafi, a declinare in tempi brevissimi le Linee 2004-2008 in obiettivi strategici pluriennali e priorità 2005, in base ai quali organi ed uffici possano poi:

  • mettere a punto la previsione di Bilancio 2005 per i profili strettamente finanziari e per gli aspetti programmatici di attività delle strutture centrali e territoriali,
  • avviare la predisposizione dei piani pluriennali, generali e di settore.

Occorre, peraltro, considerare l'eccezionalità del momento, caratterizzato dall'esigenza, all'interno di agevolare un primo assestamento della funzionalità dei nuovi organi, ed all'esterno della necessità di valutare l'impatto delle riforme generali e di settore, ormai in dirittura di arrivo.

Per questo il Consiglio è altresì impegnato a promuovere il coinvolgimento - per un costruttivo confronto - degli organi di gestione e degli uffici affinché indirizzi e priorità possano essere tempestivamente predisposti.

Si tratta di inaugurare un percorso che pur nel rispetto delle competenze e delle responsabilità di ciascuno, consenta tuttavia un efficace rapporto di collaborazione che miri a favorire la più ampia efficienza dei servizi e delle attività dell'Ente ed il soddisfacimento dei bisogni dell'utenza.

 

 

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PROGRAMMAZIONE -
ORGANIZZAZIONE - PERSONALE - INFORMATICA

CONSIDERATA L'ESIGENZA CHE

  • la programmazione e il controllo costituisca metodo ordinario di gestione dell'Istituto, CO~ particolare riferimento sia all'individuazione degli obiettivi da perseguire sulla base di analisi di fattibilità sia alle modalità di monitoraggio periodico della realizzazione degli obiettivi stessi;
  • la centralità della anzidetta funzione sia apprezzata soprattutto in un momento nel quale, come richiamato nella Relazione che costituisce parte integrante della presente delibera, sono forti gli elementi di incertezza e complessità degli scenari internazionali e nazionali, del mondo economico e di quello sociale e di welfare;
  • si valorizzi - in termini di qualità del servizio e relativo assetto istituzionale - il ruolo della tutela speciale per i marittimi ed i soggetti ad essi accomunati per tipologia di lavoro e comunanza di esposizione a rischi professionali;
  • il sistema previdenziale sia funzionale allo sviluppo delle attività produttive della navigazione marittima ed aerea e, più in generale, del trasporto come settore produttivo unitario;
  • in uno scenario di medio e lungo periodo l'obiettivo sia la realizzazione del progetto di Ente previdenziale unico per il trasporto, per le finalità illustrate nella Relazione programmatoria che fa parte integrante della presente delibera;
  • in detto scenario è obiettivo essenziale l'economicità di gestione, anche al fine di creare adeguati presupposti per il consolidamento e lo sviluppo del progetto di Ente unico e, soprattutto, per l'obiettivo di presa in carico del lavoratore che richiede continuità ed organicità delle prestazioni in cui essa si estrinseca;
  • il miglioramento della qualità del servizio, già in termini di tempestività della tutela, debba continuare ad essere assunto come valore primario dell'azione amministrativa, per risultati da realizzare in tempi contenuti e definiti a monte;

CONSIDERATO ALTRESI' CHE

  • per realizzare dette finalità sono indispensabili interventi legislativi e regolamentari, da promuovere e sollecitare proseguendo l'azione già sviluppata nella precedente consigliatura;
  • è essenziale, quindi, il sistematico coinvolgimento delle forze sociali che, fermo restando il ruolo da esse svolto nell'ambito del CIV, devono potersi confrontare sulle prospettive di sviluppo dell'Istituto in base ad adeguate valutazioni tecniche e funzionali;
  • l'esigenza di solidi strumenti conoscitivi e progettuali - anche in termini di modelli econometrici - è cresciuta in un momento di profonda trasformazione del welfare e del sistema economico sociale;
  • resta confermata l'esigenza di tali strumenti conoscitivi e progettuali anche per una ulteriore valutazione - alla quale il CIV si riserva di dedicare un'apposita sessione di lavoro - delle politiche di investimento del patrimonio dell'Istituto;
  • è confermata, altresì, l'esigenza di un assetto degli Organi degli enti previdenziali meglio adeguato alle accresciute esigenze di coerenza complessiva dell'azione amministrativa degli enti stessi;
  • la profonda trasformazione in atto dell'ordinamento costituzionale dello Stato richiede l'IPSEMA collochi la sua azione in una prospettiva di organiche sinergie con gli altri enti previdenziali, con i Ministeri e con i soggetti responsabili delle funzioni territoriali e regionali;

RITIENE CHE

nel quadriennio considerato l'azione amministrativa nel suo complesso e nelle diverse articolazioni debba essere ispirata alle predette finalità con gli obiettivi di produzione nonché di analisi e progettazione sviluppati nella Relazione già citata e che di seguito si richiamano per una prima indicazione di indirizzi ed obiettivi strategici per il quadriennio 2004 -2008

  • Tempestiva adozione di una procedura di programmazione e controllo gestibile con l'attuale assetto degli uffici centrali e territoriali in una prospettiva di graduale perfezionamento ed arricchimento.
  • Piena valorizzazione dell'economicità di gestione, in termini di equilibrio di bilancio e costanza del fabbisogno finanziario, a parità di obiettivi ed impegni istituzionali, per la cui copertura resta determinante l'apporto della solidarietà generale.
  • Conferma della necessità di sostenere il valore strategico del settore della navigazione marittima con un organico e strutturale intervento dello Stato che renda il carico contributivo sostenibile da parte delle aziende nel rispetto della intangibilità dei trattamenti indennitari in linea con le indicazioni comunitarie e nazionali.
  • Utilizzazione dei modelli econometrici disponibili - con gli adattamenti da promuovere nelle competenti sedi -per definire percorsi di sviluppo istituzionale nella prospettiva finale dell'Ente unico per il trasporto e con costante riferimento ad obiettivi intermedi di miglioramento della qualità del servizio ed economicità di gestione.
  • Approfondimento delle analisi sugli sviluppi previdenziali del consolidamento delle prospettive, a breve e medio termine, delle autostrade del mare.
  • Verifica di assunzione della presa in carico dell'assicurato per una sua tutela integrale quale criterio guida per orientare l'azione amministrativa a legislazione costante.
  • Realizzazione di analisi e studi di fattibilità per la gestione tecnico operativa di forme di assicurazione integrativa e di previdenza complementare, essenziali per coniugare l'organicità del modello di welfare con la salvaguardia di modalità di intervento adeguate alla tipicità del lavoro e dell'occupazione nei settori interessati.
  • Effettuazione delle analisi, prima, e degli interventi operativi, poi, in un quadro di sinergie che migliori la qualità del servizio, valorizzandone le specificità, e l'andamento dei costi di gestione.

Il Consiglio ritiene,- in particolare, che debbano essere perseguiti obiettivi di:

  • razionalizzazione ed ampliamento del campo di applicazione soggettivo della tutela, nei termini e con la gradualità indicata della Relazione allegata, con particolare riferimento ai pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne, del personale di volo, degli addetti al trasporto genericamente inteso;
  • razionalizzazione e sviluppo delle responsabilità dell'Istituto per le funzioni medico legali e la tutela sanitaria per gli esiti di infortunio e verifica per l'assistenza per malattia comune;
  • recupero, in questo quadro, di primarie responsabilità complessive per l'IPSEMA, oggi demandate al Ministero della Salute, al fine di garantire piena continuità assistenziale con interventi di reinserimento e riqualificazione;
  • crescita di responsabilità negli anzidetti settori accompagnata, peraltro, dalla costante ricerca di sinergie operative con soggetti pubblici e privati che garantiscano la fornitura degli specifici servizi in modo adeguato alla tipicità del lavoro marittimo in un'ottica di economicità e funzionalità di gestione;'
  • particolare attenzione per lo sviluppo, nella nuova prospettiva prima richiamata, dei Centri operativi integrati con le funzioni sanitarie territoriali;
  • promozione, utilizzando le tecnologie dell'Istituto, di un Sistema informativo degli assicurati e di un Sistema informativo degli infortunati che - integrati con altri strumenti, a partire dall'Osservatorio del lavoro marittimo - forniscano conoscenze adeguate alle specifiche esigenze delle funzioni strategiche e delle strutture operative;
  • prioritario impegno per la costruzione, valorizzando le opportunità delle tecnologie già disponibili, di un Archivio unico degli assicurati e delle aziende gestiti dall'IPSEMA;
  • sviluppo, con opportuna gradualità ed a partire dal consolidamento di detti strumenti, delle iniziative in materia di prevenzione - in primo luogo di inf9rmazione e formazione - che già oggi una specifica legge assegna all'lpsema;

La realizzazione degli anzidetti obiettivi - alcuni dei quali coinvolgono le forze sociali nonché Governo e Parlamento - deve impegnare organi e uffici nella messa a punto dei presupposti operativi, conoscitivi e tecnici.

Questo impegno progettuale deve affiancarsi alla costante attenzione per le iniziative tutte interne all'Istituto volte a migliorare la efficienza e l'efficacia dei servizi resi all'utenza.

Per questo il Consiglio ritiene essenziale che si provveda all'attuazione delle prospettive di razionalizzazione del sistema organizzativo nei termini che la Relazione propone proseguendo sulle linee di indirizzo del precedente quadriennio.

A questo proposito il CIV ritiene di richiamare la particolare attenzione di organi ed uffici sulle indicazioni della Relazione riguardanti:

  • i criteri guida in essa enunciati quali parametri di riferimento delle scelte che gli organi di gestione adotteranno;
  • lo sviluppo delle professionalità compatibilmente con i vincoli complessivi e, soprattutto, la massima valorizzazione delle professionalità esistenti;
  • il ruolo da assegnare, in detta prospettiva di valorizzazione, alla formazione, all'aggiornamento professionale, al sistema di informazione e di aggiornamento continuo degli operatori;
  • la razionalizzazione dell'Ordinamento dei servizi in modo da renderlo coerente con l'assetto di un Ente nazionale che si collochi sul territorio in modo funzionale alle diverse specificità senza venir meno alla esigenza di unitarietà ed omogeneità della propria azione;
  • l'immediato esercizio delle funzioni di programmazione e controllo, il cui avvio è presupposto di base per la fattibilità delle stesse analisi e progettazioni;
  • la sperimentazione di forme di lavoro delocalizzato che; nel rispetto della unitarietà dei centri di governo e responsabilità, consenta di utilizzare al meglio le risorse professionali laddove esse attualmente operano;
  • la valorizzazione dei risultati già conseguiti nell'impianto del sistema informativo ed informatico con un coerente e funzionale intervento in termini di formazione del personale e di adeguamento dei processi amministrativi;
  • la necessità che gli obiettivi di riassetto ordinamentale e territoriale siano perseguiti in un'ottica di programmazione utilizzando analisi di fattibilità dello sviluppo delle varie componenti del sistema organizzativo e di sostenibilità degli obiettivi operativi proposti;

Il Consiglio ritiene, infine, che l'impegno per sviluppare le prospettive strategiche dell'azione dell'Istituto e conseguire più elevati livelli di garanzia per le categorie interessate non debba pregiudicare i livelli di servizio oggi disponibili per gli utenti e le aziende.

A questo fine resta essenziale - nella prospettiva delineata nella Relazione - consolidare i risultati raggiunti in un modello semplificato di programmazione che, rispetto alla situazione oggi fotografata:

  • definisca obiettivi tendenziali per il versante delle prestazioni e per quello dei rapporti con le aziende;
  • valuti con le strutture la fattibilità di obiettivi di lungo, medio e breve periodo da realizzare su tali versanti;
  • consenta agli organi di confrontarsi con le parti sociali interessate per consolidare le conclusioni di cui al precedente punto e sollecitare l'impegno delle parti stesse per un fattivo contributo alla realizzazione degli obiettivi;
  • consenta agli organi stessi di confrontarsi con il Governo affinché siano adottati interventi regolamentari e legislativi che agevolino la realizzazione degli obiettivi di produzione anche in termini di una congrua riconsiderazione dei fabbisogni di personale che, senza incidere sugli equilibri generali di bilancio, consenta di migliorare la funzionalità operativa già nell'immediato.

Il Consiglio, infine, in attesa di una compiuta regolamentazione dell'ordinaria procedura di programmazione e controllo ed in considerazione della eccezionalità della situazione generale richiamata dalla Relazione, resta impegnato ad individuare, senza soluzione di continuità, le principali priorità fra gli obiettivi strategici ora indicati, a supporto delle analisi degli Organi di gestione essenziali per predisporre in tempo utile la proposta di Bilancio di previsione 2005.

Resta, altresì, impegnato a promuovere già quest'anno la rilettura degli obiettivi strategici e delle relative priorità, quale indispensabile base perché gli Organi di gestione possano predisporre, con il contributo degli uffici, le proposte per un articolato ed organico Piano pluriennale.

Tutti questi strumenti di pianificazione e programmazione consentiranno, così, da un lato di declinare appositi piani di settore per le varie componenti istituzionali e strumentali e, dall'altro, di sviluppare piani annuali di attività, base per il successivo sviluppo del controllo strategico da parte del CIV.

 

 

DELIBERAZIONE N. 10/04
OGGETTO: Linee di indirizzo 2004-2008

IL CONSIGLIO DI INDIRIZZO E VIGILANZA
(Seduta del 2 luglio 2004)

visto il D. Lgs n. 479 del 30.06.1994 e la legge 15 maggio 1997, n. 127

visto il Regolamento Generale di Organizzazione e Funzionamento del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza che prevede la predisposizione e l'approvazione delle linee di indirizzo per il piano quadriennale lidi norma entro sei mesi dall'insediamento;

considerato che la predisposizione del documento programmatico generale e l'individuazione degli obiettivi costituiscono l'esercizio della funzione di indirizzo strategico dell'IPSEMA, nell'ambito della politica economica nazionale e nel rispetto della normativa vigente;

atteso che le linee di indirizzo per il piano quadriennale confermano la specificità dell'lpsema nel contesto della previdenza italiana;

DELIBERA

  • di far propria la relazione della Commissione "Programmazione -Organizzazione - Personale - Informatica"
  • di approvare le "Linee di indirizzo per il piano quadriennale 2004-2008" che costituiscono parte integrante della presente delibera.


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