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27 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 08:24 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXX - Numero 16 MARZO 2012

Porti

Busan scala la classifica

Lo scorso anno il porto di Busan ha movimentato qualcosa come 16,2 milioni di TEU.

Non si è trattato solamente di un nuovo record, ma la crescita da un anno all'altro del 14% ha rappresentato una prestazione notevolmente migliore di quella dei rivali del trasbordo nella classe dei “super-porti” da 15 milioni ed oltre di TEU all'anno.

Dei quattro porti containerizzati che possono dichiarare risultati annuali maggiori di quelli di Busan, Shanghai è stato quello che nel 2011 si è comportato meglio dopo lo scalo coreano con una crescita del 9.2%.

Shenzhen ha potuto appena assistere ad un po' di crescita l'anno scorso, mentre Hong Kong ha fatto registrare il 3% e Singapore ha potuto solo sfiorare appena il 5%.

Malgrado i problemi economici in Europa, la ripresa traballante negli Stati Uniti ed il rallentamento dell'economia cinese, l'ottimismo abbonda a Busan.

L'anno prossimo il porto si aspetta di movimentare 1,7 milioni di TEU continuando ad espandere il proprio ruolo nel trasbordo a livello globale e locale.

Ho Chul Park, direttore marketing dell'Autorità Portuale di Busan, afferma che il successo dipenderà da tre fattori: localizzazione, collegamenti e stabilità.

“La localizzazione regionale di Busan è desiderabile, dal momento che esso è direttamente stretto fra la Cina, la maggiore base produttiva mondiale, ed il Giappone” spiega Park.

“I suoi bassi - al confronto - costi, unitamente a questa collocazione geografica fanno sì che Busan costituisca una scelta conveniente e vantaggiosa per molti caricatori giapponesi”.

Busan è adesso collegato ad oltre 500 porti di 100 paesi in tutto il mondo e Park spiega che l'intento dello scalo è quello di rafforzare i propri legami con i porti di piccole e medie dimensioni della Cina settentrionale e del Giappone mediante servizi di raccordo.

Egli ritiene altresì che Busan stia attirando carichi perché è più affidabile delle altre alternative di trasbordo.

“A differenza di molti grandi porti di altri paesi, Busan è assai raramente afflitto da condizione meteorologiche avverse o dalla nebbia” dichiara Park.

“Un porto chiuso per cattivo tempo significa oneri aggiuntivi estremamente elevati per i caricatori che sono costretti ad aspettare finche il porto non venga riaperto, nonché interruzioni degli orari e delle rotte di trasporto marittimo globali.

La stabilità e l'affidabilità sono fattori estremamente importanti da considerare per i caricatori che devono scegliere i porti in cui fare scalo”.

Egli si aspetta che la strategia su tre fronti di Busan possa portare la percentuale di traffico di trasbordo rispetto ai risultati complessivi dall'attuale 45% al 60% nel 2020, un obiettivo che viene supportato da un'ampia campagna di marketing nei confronti dei caricatori.

Park attribuisce l'incremento da un anno all'altro del 17% realizzato l'anno scorso nei carichi movimentati a Busan con destinazione Estremo Oriente asiatico all'apertura del porto verso i caricatori, così come alla crescita dei traffici fra i paesi asiatici.

I carichi destinati all'Estremo Oriente asiatico hanno costituito qualcosa come il 32% dei risultati relativi ai box lo scorso anno, mentre alla domanda nordamericana è attribuibile il 16% dei traffici, seguita da quella giapponese con il 15%, un punto in percentuale in ribasso rispetto all'anno precedente a causa del terremoto e dello tsunami che hanno colpito i traffici nei mesi successivi.

Un altro fattore che contribuisce la crescita dei traffici del porto di Busan è l'impegno del governo coreano nell'abbattimento delle barriere commerciali.

Un accordo inerente al libero scambio commerciale è stato sottoscritto con l'Unione Europea nel 2007 e con gli Stati Uniti alla fine dell'anno scorso, mentre le trattative con la Cina hanno raggiunto una fase avanzata e potrebbero essere ultimate quest'anno.

Dal momento che i volumi sono in procinto di esplodere, la BPA (Autorità Portuale di Busan) sta approntando una pianificazione di conseguenza.

L'aggiunta di quattro nuovi ormeggi al Busan North Port nel 2011 ha portato gli ormeggi complessivi dello hub a 42 ed altre aggiunte saranno effettuate in seguito.

I piani originali finalizzati a costruire 30 ormeggi presso il Busan North Port - 22 dei quali sono già aperti - sono stati modificati ed ampliati dal governo coreano.

Alla luce dei nuovi piani, saranno realizzati 45 ormeggi nel Busan North Port entro i prossimi cinque o sei anni.

Busan sta altresì adottando lo “e-system” del governo coreano.

È infatti in fase di introduzione la “BP-Net” al fine di accelerare i flussi dei carichi mediante la fornitura a tutti gli utenti ed a tutti gli uffici pubblici e portuali correlati di un accesso ad informazioni integrate su carichi e logistica inerenti al porto, nonché di servizi G2G, G2B e B2B che utilizzano il SOAP (Simple Object Access Protocol).

Ciò sarà supportato da tutta una gamma di altri servizi informatico-telematici infraportuali e la realizzazione dell'iniziativa sarà affidata per contratto all'esterno ad una ditta privata a maggio, dopo una lunga procedura di selezione.

L'anno scorso è stata altresì ultimata l'applicazione di un sistema di controllo di tutti i varchi degli operatori terminalistici e degli autotrasportatori mediante RFID (congegno di identificazione a frequenze radio).

Inoltre, sono in corso di realizzazione nuovi collegamenti ferroviari con l'hinterland ed un nuovo parco per la distribuzione, mentre il Busan North Port è in fase di revisione dello sviluppo.

“Il Porto di Busan desidera continuare ad incrementare il proprio status di hub di trasbordo per il Nord-Est asiatico che vale la pena di scegliere” afferma Park.
(da: portstrategy.com, 02.03.2012)



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