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24 novembre 2020 Le quotidien en ligne pour les opérateurs et les usagers du transport 02:09 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIII - Numero 15 NOVEMBRE 2015

STUDI E RICERCHE

I COSTI OPERATIVI DELLE NAVI SONO DESTINATI AD AUMENTARE NEL 2015 E 2016

Secondo l'ultima indagine della Moore Stephens, ci si aspetta che i costi operativi delle navi aumentino sia nel 2015 che nel 2016.

I salari degli equipaggi, le riparazioni e la manutenzione, nonché i bacini di carenaggio sono le categorie di costi che probabilmente si incrementeranno in modo più significativo nel corso del periodo in questione.

L'indagine si basa sulle risposte di soggetti di primaria importanza nel settore marittimo internazionale, in prevalenza armatori e dirigenti in Europa ed in Asia.

Tali risposte hanno rivelato che ci si aspetta che i costi operativi delle navi aumentino del 2,8% nel 2015 e del 3,1% nel 2016.

Ci si attende che i salari degli equipaggi si incrementino del 2,4% nel 2015 e del 2,3% nel 2016, mentre gli altri costi correlati all'equipaggio è probabile che aumentino del 2,0% e dell'1,9% rispettivamente nelle annate sotto esame.

Ci si aspetta che il costo delle riparazioni e delle manutenzioni salga del 2,3% nel 2015 e del 2,4% nel 2016, mentre si prevede che la spesa per i bacini di carenaggio si incrementi rispettivamente del 2,6% e del 2,3% nel 2015 e nel 2016.

Si prevede che il costo dell'assicurazione dello scafo e delle macchine aumenti dell'1,8% e dell'1,9% rispettivamente nel 2015 e nel 2016, mentre per l'assicurazione per protezione ed indennizzo gli aumenti previsti sono leggermente più bassi: rispettivamente dell'1,% e dell'1,8%.

Ci si aspetta che la spesa per i pezzi di ricambio aumenti del 2,3% nel 2015 e del 2,2% nel 2016, mentre per i depositi i corrispondenti aumenti previsti sono dell'1,8% e dell'1,9%.

L'incremento dell'esborso per i lubrificanti, nel contempo, è previsto nell'ordine dell'1,1% e dell'1,7% rispettivamente per il 2015 e per il 2016, mentre quello per gli oneri di gestione è stato dell'1,7% in ciascuno dei due anni sotto esame.

Gli incrementi previsti per i costi complessivi nel 2015 sono stati più alti nel settore offshore, in cui hanno fatto registrare in media il 3,4% rispetto all'incremento dell'indagine complessiva fissato al 2,8%.

Per il 2016, è stato il settore delle petroliere e cisterne quello per il quale sono stati previsti i maggiori livelli di incremento: 3,4% rispetto alla media generale dell'indagine del 3,1%.

Il settore delle portacontainer, nel contempo, non è rimasto molto indietro con il 3,3%.

Uno degli interpellati ha risposto: "Ci aspettiamo che i costi generalmente si incrementino a causa delle tariffe di noleggio, per quanto esse probabilmente resteranno indietro.

Dato che al momento le tariffe di noleggio sono in genere basse, occorre che la fornitura di servizi al settore dello shipping resti competitiva, con i fornitori riluttanti ad applicare sovrapprezzi troppo presto per timore di perdere affari".

Altrove, è stato notato, "in futuro i costi operativi aumenteranno esponenzialmente a causa degli innumerevoli nuovi regolamenti, della scarsa competenza dei marittimi, dell'elevato potere di contrattazione dei petrolieri, delle più rigorose regole relative alla manutenzione ed alle riparazioni effettuate nei porti, dell'avvento di macchinari di bordo più sofisticati e del crescente consolidamento delle attrezzature marittime e del settore dei servizi, che comportano un maggiore potere di contrattazione per meno compagnie di navigazione più grandi".

Un altro degli interpellati ha sottolineato il fatto che i gestori delle navi sono sotto una sempre maggiore pressione, evidenziando come "l'eccesso di capacità nell'ambito dei mercati stia tirando giù le tariffe di noleggio, gli armatori stiano affrontando costi più alti per finanziare le navi e gli operatori stiano lottando sempre più duramente per i carichi.

Ai gestori delle navi adesso si richiede di occuparsi molto di più degli stessi oneri di gestione".

Un altro ancora ha rimarcato che "a causa degli elevati costi finanziari comportati dall'effettuazione di operazioni con una flotta mondiale più nuova e di un eccesso di offerta di tonnellaggio e dei mercati di trasporto merci depressi, ci sarà una pressione sempre maggiore per conservare o congelare il livello dei costi operativi affinché gli armatori possano restare competitivi.

È probabile che questo cambi fra il 2017 ed il 2020, tuttavia, quando verrà richiesta una notevole spesa di capitale per conformarsi alla normativa".

Uno di coloro che hanno risposto prevede che "i costi inerenti gli equipaggi continueranno ad essere la principale area di aumento delle spese operative", sentimento, questo, riecheggiato da un altro partecipante all'indagine, che ha fatto riferimento agli effetti della Convenzione 2006 sul Lavoro Marittimo a questo riguardo per supportare tale supposizione.

Altrove, tuttavia, è stato notato, "i costi degli equipaggi resteranno stabili perché la forza-lavoro verrà sempre reclutata presso i paesi più a buon mercato".

Gli "sbalorditivi" incrementi dei costi, dovuti all'esubero di navigazione elettronica e di equipaggiamenti per le comunicazioni, nonché l'aumento degli oneri portuali, sono stati fra gli altri argomenti che a giudizio di coloro che hanno risposto all'indagine probabilmente comporteranno un incremento dei costi operativi.

È stato inoltre chiesto agli interpellati di identificare i tre fattori che più probabilmente influenzeranno il livello dei costi operativi delle navi nel corso dei prossimi 12 mesi.

Complessivamente, i fattori più significativi identificati dai partecipanti all'indagine sono stati i costi finanziari al 22% (rispetto al 21% dell'indagine dell'anno sorso) e la concorrenza, anch'essa al 22% (in aumento dal 18% dell'ultima volta).

La messa a disposizione degli equipaggi si è attestata al terzo posto con il 17% (in ribasso di 3 punti percentuali rispetto all'ultima volta), seguita dalla tendenza della domanda (giù di un punto percentuale al 16%) e dal costo del lavoro, immutato al 13%.

Il costo delle materie prime è stato citato dall'8% di coloro che hanno risposto (rispetto al 10% dell'indagine dello scorso anno) quale fattore da tenere presente per l'incremento dei costi operativi.

Il partner della Moore Stephens per lo shipping Richard Greiner afferma: "Gli incrementi previsti per i costi operativi nel trasporto marittimo per quest'anno e per il prossimo sono confrontabili con un calo medio dell'8% nel 2014 dei costi operativi in tutti i principali tipi di nave registrato nel nostro recente rapporto OpCost.

Nondimeno, il livello degli incrementi anticipati per il 2015 ed il 2016 è basso rispetto a molti di quelli che abbiamo testimoniato negli ultimi anni.

Lo shipping ha assistito a molto peggio e ce l'ha fatta.

Ad esempio, molte delle compagnie di navigazione che hanno sopportato un aumento del 16% dei costi operativi nel 2008 stanno ancora operando con successo oggi.

"Non è una sorpresa il fatto che i salari degli equipaggi si siano attestati quasi in prossimità degli incrementi dei costi operativi sia per il 2015 che del 2016, non da ultimo a causa dell'entrata in vigore della Convenzione 2006 sul Lavoro Marittimo, che impone le modalità con sui i marittimi devono essere pagati.

Per il trasporto marittimo, così come per qualsiasi settore, gli investimenti in buon personale saranno sempre soldi ben spesi.

Ci si aspetta che le spese in riparazioni e manutenzioni, nel contempo, aumentino nel corso del periodo di due anni dello stesso importo aggregato di quello relativo ai salari degli equipaggi.

Anche qui, non si tratta di una sorpresa".

Secondo l'OpCost, la spesa in riparazioni e manutenzione è stata marginalmente in calo nel 2014 rispetto all'anno precedente: situazione in parte da attribuirsi alla diminuzione dei prezzi mondiali dell'acciaio al loro livello più basso nel decennio nel corso delle annate 2014-2015, nonché alle deludenti tariffe di nolo.

Ma è probabile che le cose cambino.

Si prevede che i prezzi dell'acciaio salgano stabilmente nel corso dei prossimi quattro anni, ci sono realistiche prospettive di un miglioramento dei mercati del trasporto merci e le disposizioni normative si apprestano a mordere ancora più forte.

È probabile che tutti questi sviluppi facciano altresì comportare senza dubbio un impatto sui costi dei bacini di carenaggio, che si prevede saranno assoggettati ad alcuni dei maggiori incrementi nel 2015 e nel 2016.

Anche i costi dei lubrificanti stanno per aumentare nel 2016 sullo scorta della ripresa dei prezzi del petrolio.

"Oltre ai tradizionali costi operativi, il livello dei quali può in genere essere previsto fino ad un certo punto, lo shipping presenta altri potenziali costi che incombono sulla sua testa e che sono molto difficili da quantificare.

Ad esempio, la ratifica della Convenzione sulla Gestione delle Acque di Zavorra si è apparentemente bloccata sulla linea del traguardo.

Essa ha firmatari più che sufficienti, ma ha ancora bisogno di un altro poco più di 2% in termini di tonnellaggio per raggiungere la quota occorrente.

Anche se la ratifica dovesse tardare, nessuno dubita che essa costerà agli armatori ed agli operatori un sacco di soldi una volta entrata in vigore la convenzione.

Nel contempo, un portavoce del governo delle Isole Marshall ha recentemente descritto il segretario generale dell'IMO come un "pericolo per il pianeta" per il suo presunto insuccesso nell'apporre paletti più rigorosi al settore del trasporto marittimo per quanto attiene le emissioni di CO2.

Si tratta di una situazione che Sherlock Holmes avrebbe potuto descrivere come un "problema da tre pipe": politica, gas e concorrenza.

Non è una combinazione insolita nel trasporto marittimo.

Alla fine, tuttavia, è probabile che essa comporti un impatto sui costi operativi del settore e non è contabilizzabile".
(da: hellenicshippingnews.com, 2 novembre 2015)



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