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21 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 12:24 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIV - Numero 15 OTTOBRE 2016

TRASPORTO STRADALE

LA BREXIT FA LIEVITARE I PREZZI DELL'AUTOTRASPORTO INTERNAZIONALE DEL REGNO UNITO

Secondo l'analisi effettuata dalla specialista in autotrasporto europeo Freightex, l'indebolimento della sterlina dal momento del voto a favore dell'abbandono dell'Unione Europea ha notevolmente incrementato i costi del trasporto stradale internazionale del Regno Unito per coloro che pagano in sterline.

L'amministratore delegato Tim Phillips afferma che il voto del Regno Unito a favore della Brexit alla fine di giugno è stato il fattore dominante dell'ultimo trimestre per quanto attiene la determinazione dei prezzi del trasporto stradale internazionale del Regno Unito, principalmente perché ha comportato un immediato calo della sterlina da 1,30 a circa 1,18 euro, con una diminuzione di oltre il 10,2%.

Sebbene sia poi seguito un breve periodo di ripresa che ha riportato la sterlina a più di 1,20 euro, nelle ultime settimane si è assistito ad un ulteriore indebolimento della sterlina, dal momento che cresce la speculazione sul pieno impatto della Brexit, e la sterlina adesso viene scambiata al di sotto di 1,15 euro.

Poiché quasi l'80% della capacità attraverso la Manica viene assicurata da imprese con sede nel continente europeo, si sono verificati effetti prevedibili sui prezzi, ha dichiarato Phillips nella sua rivista trimestrale dei prezzi dell'autotrasporto attraverso la Manica del Regno Unito, pubblicata il 7 ottobre su Lloyd's Loading List.

"Abbiamo assistito ad un significativo movimento verso l'alto per i clienti che pagano nel Regno Unito in relazione a tutte le movimentazioni internazionali" ha detto.

"Il tasso delle esportazioni ha mostrato effetti sensazionali con un incremento del 16% dalla fine di giugno, forse esaltato dall'aumento delle attività di esportazione a causa del tasso di cambio più basso".

Tuttavia, adesso ci sono stati segnali di livellamento, con un lieve balzo all'indietro alla fine di settembre.

Nel contempo, l'incremento dei tassi di importazione era stato "più in linea con i movimenti del mero tasso di cambio, all'8% circa".

"Tuttavia, esso sta ancora salendo, cosicché aspettiamo di vedere l'entità dell'impatto" ha aggiunto.

A suo dire, i clienti che pagano in euro sono stati ovviamente meno colpiti dalla Brexit e dai movimenti del tasso di cambio.

I prezzi per le movimentazioni delle importazioni in entrata erano rimasti ragionevolmente statici nel corso del periodo, ma le direttrici di esportazione dal Regno Unito avevano assistito ad un aumento dell'8% per i clienti che pagano in euro, "forse riflettendo un miglioramento della domanda di esportazione nel corso degli ultimi mesi dal momento che i prodotti del Regno Unito erano diventati più convenienti in Europa" ha sottolineato.

In termini di prospettiva, Phillips afferma: "Le implicazioni della Brexit sono ancora poco chiare ed è troppo presto per prevedere come i costi del trasporto merci ne saranno toccati a medio termine.

Quello che è chiaro è come sia probabile che ogni proposta di aumento dei controlli alle frontiere od in dogana andrà rapidamente ad aggiungersi ai costi".

Phillips afferma che anche una recente decisione rafforzativa del gruppo OPEC finalizzata all'incremento dei prezzi del petrolio greggio potrebbe comportare un impatto se ciò passasse ai prezzi del diesel, sebbene ancora non ci sia alcuna prova di questo.

Nel corso di una notte, la sterlina ha sperimentato un "crollo improvviso" negli scambi asiatici, calando sino a 1,10 nei confronti dell'euro e si dice che sia crollata del 6% "nel giro di minuti" nei confronti del dollaro USA sino a 1,18, prima di riprendersi negli scambi europei il 7 ottobre sino a 1,11 euro e 1,24 dollari USA.

Il crollo improvviso è stato "verosimilmente innescato dai duri commenti sui termini di uscita del Regno Unito da parte del presidente francese François Hollande", in un momento in cui "i volumi sarebbero stati insolitamente magri" ha dichiarato al sito web finanziario poundsterlinglive.com Adam Cole della RBC Capital.

Altri dannati sistemi di scambio automatizzati hanno reagito ad un lancio di notizie.

Alcuni analisti ritengono che l'euro e la sterlina siano avviati ad uniformarsi, tanto che si dice che la UBS preveda la quotazione di 1,20 per gli scambi Sterlina/dollaro per la fine del 2017 e di 1,00 per gli scambi euro/sterlina.

Il cosiddetto "orso della sterlina" John Wraith, analista della UBS, ritiene che l'attuale disavanzo delle partire correnti del Regno Unito "sia ancora insostenibilmente grande", quale conseguenza dell'affidamento del paese sulle importazioni rispetto alle esportazioni unitamente al fatto che il paese è un debitore netto del resto del mondo, come riferisce poundsterlinglive.com.

Come riferisce Lloyd's Loading List, le preoccupazioni in ordine alle conseguenze di una "Brexit difficile" hanno mandato la sterlina a ruzzolare sino ad un nuovo punto basso da 31 anni in qua rispetto al dollaro il 4 ottobre, ampliando le sue perdite del giorno precedente.

La scivolata del valore della sterlina ha fatto seguito alle dichiarazioni del primo ministro del Regno Unito Theresa May in occasione della conferenza annuale del Partito Conservatore, nella quale ha posto fine a settimane di congetture e ha rivelato che avvierà negoziati formali sulla Brexit con i leader dell'Unione Europea prima della fine di marzo del 2017.

La suddetta tempistica significa che il Regno Unito punta ad abbandonare l'Unione Europea entro l'estate del 2019.

La banca francese Société Générale ha dichiarato che la conferma che il governo del Regno Unito ha in programma di dare il via all'articolo 50 entro la fine del primo trimestre del 2017 aveva toccato la sterlina più duramente di quanto non ci si aspettasse.

Essa afferma che il governo del Regno Unito non stava mostrando alcun segnale di volersi spostare dalla propria posizione "in cui il controllo sull'immigrazione è la più difficile delle linee di negoziato in ordine all'abbandono dell'Unione Europea, che non saranno sacrificate o annacquate allo scopo di conservare l'accesso al mercato unico, in particolare riguardo ai servizi finanziari".

Gli esperti hanno avvertito che la posizione di Londra quale hub finanziario riceverebbe un duro colpo se il Regno Unito dovesse lasciare il "mercato unico" dell'Unione Europea.

Tuttavia, quell'accesso è subordinato all'accordo fra i paesi per lasciare che i cittadini dell'Unione Europea vivano e lavorino ovunque nel blocco.

Theresa May ai primi di ottobre ha dichiarato che la gente che parla di un "compromesso" fra il controllo dell'immigrazione e gli scambi commerciali con l'Europa guarda le cose "in modo sbagliato".

La sua vigorosa presa di posizione nei confronti della City è andata ad aggiungersi alle preoccupazioni degli investitori circa la cosiddetta "difficile Brexit", aggiunge The Independent.

Conner Campbell della SpreadEx ha dichiarato a The Independent che la prospettiva di una "difficile Brexit" compromette la sterlina, "data la solidità della tempistica della Brexit di recente annuncio e la fermezza con cui la May ha dichiarato la propria intenzione di perseguire il controllo alle frontiere anche se ciò dovesse significare la rinuncia alla posizione della Gran Bretagna nel mercato unico".
(da: lloydsloadinglist.com, 7 ottobre 2016)



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