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24 November 2020 The on-line newspaper devoted to the world of transports 02:50 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIV - Numero 15 NOVEMBRE 2016

TRASPORTI ED AMBIENTE

RABBIA PER IL "TRADIMENTO" DELL'IMO CHE RINVIA DI SETTE ANNI L'APPLICAZIONE DEI TAGLI ALLE EMISSIONI DI CO2

Gruppi ambientalisti e politici europei hanno attaccato l'IMO (International Maritime Organization) in ordine al suo evidente insuccesso nell'affrontare la questione delle emissioni di CO2 del trasporto marittimo.

L'ente dell'ONU, mentre ha deciso di andare avanti con una regolamentazione più rigorosa delle emissioni di SOx (ossidi di zolfo) alla fine di ottobre nel corso della riunione annuale della sua MEPC (Commissione per la Protezione dell'Ambiente Marino), ha adottato una linea di gran lunga più morbida per quanto attiene le emissioni di CO2.

Essa ha infatti solamente stabilito che le navi di 5.000 tonnellate lorde ed oltre - circa l'85% della flotta mondiale - dovranno raccogliere i dati relativi al consumo riguardo alla tipologia del carburante utilizzato.

In una dichiarazione dell'IMO si legge: "Il nuovo sistema obbligatorio di raccolta dei dati è destinato ad essere il primo dall'approccio a tre fasi, in cui l'analisi dei dati raccolti fornirà la base per un dibattito politico obiettivo, trasparente ed aperto a tutti nella MEPC".

"Questo consentirà di prendere una decisione in ordine a se sia necessaria qualche ulteriore misura al fine di migliorare l'efficienza energetica ed affrontare la questione delle emissioni di gas serra derivanti dal trasporto marittimo internazionale.

Se ciò avverrà, le opzioni di politica proposte saranno poi prese in considerazione" aggiunge l'IMO.

La raccolta dei dati durerà dal 2017 al 2023.

La decisione è stata contestata da lobbisti ambientalisti e da politici europei.

Secondo il gruppo lobbistico Transport & Environment, lo shipping è destinato a rappresentare il 17% delle emissioni globali derivanti dal trasporto entro il 2050, ed esso sostiene che "i miglioramenti dell'efficienza vengono bloccati dal tenere segreti i dati relativi all'efficienza ed alle emissioni", dato che l'IMO ha confermato che i dati raccolti saranno mantenuti riservati.

"La recente decisione dell'IMO di rinviare di almeno ulteriori sette anni qualsiasi accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra derivanti dal trasporto marittimo costituisce uno spregevole fallimento dei governi nazionali e del settore dello shipping.

L'IMO dapprima aveva stabilito un piano di lavoro sulle emissioni di gas serra nel 2003, ma questa settimana essa ha deciso di realizzare un inedito processo di altre discussioni ancora, tradendo così la richiesta da parte dell'accordo di Parigi di una urgente azione allo scopo di limitare il riscaldamento globale a 1,5/2°C" si legge in una dichiarazione della suddetta organizzazione.

E la parlamentare europea Jytte Gutland sostiene che l'Unione Europea dovrebbe spingere per la propria regolamentazione delle emissioni navali.

"Il settore dello shipping deve svolgere un ruolo proprio nella transizione dell'Europa ad una società a basso contenuto di carbonio.

Ma il tempo costituisce un fattore determinante e, in assenza di un'iniziativa dell'IMO, l'Unione Europea deve includere le emissioni delle navi nel proprio obiettivo 2030 per il clima.

Istituendo un fondo per il clima relativo allo shipping, l'Europa può aiutare il settore a ridurre la CO2 in modo efficace relativamente ai costi".

Il parlamentare europeo liberale José Inácio Faria, ex relatore dell'Unione Europea per la regolamentazione della raccolta dei dati sulla CO2 delle navi, aggiunge: "Il sistema di raccolta dei dati dell'IMO non riesce a soddisfare gli standard di trasparenza previsti dalla normativa dell'Unione Europea ed applicati ad altre modalità di trasporto.

Esso è inoltre insufficiente per quanto attiene la accurata misurazione delle reali prestazioni energetiche delle navi.

Le richieste finalizzate a scaricare la trasparenza dal sistema dell'Unione Europea debbono essere respinte con fermezza.

L'Unione Europea deve assicurare ai cittadini, ai porti ed ai caricatori dati di qualità sulle singole prestazioni energetiche delle navi se le forze di mercato vogliono svolgere un ruolo nella decarbonizzazione del settore".

Tuttavia, il piano d'azione dell'IMO è stato accolto favorevolmente dai rappresentanti degli armatori, i quali sostengono che "la riduzione della CO2 nel trasporto marittimo è una sfida globale che può essere risolta in modo significativo solo con un accordo globale e non a livello locale" e hanno criticato le richieste rivolte all'Unione Europea di sviluppare regolamenti propri prima dei ritrovati dell'IMO, in arrivo nel 2023.

Peter Hinchliffe, segretario generale della International Chamber of Shipping, afferma: "Le critiche senza fondamento al consenso che i governi hanno conseguito in circostanze politiche molto difficili servono a estremizzare il dibattito all'IMO, rendendo ancora più complicato da ottenere il supporto dei paesi in via di sviluppo ad ulteriori provvedimenti a livello globale".
(da: theloadstar.co.uk, 1° novembre 2016)



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