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31 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 03:07 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXIV - Numero 30 NOVEMBRE 2016

PORTI

TIMORI PER LO STATUS DI HONG KONG QUALE PRIMARIO PORTO HUB NEL CASO CHE I CINESI DOVESSERO ALLENTARE LE REGOLE SUL CABOTAGGIO

Lo status di Hong Kong quale primario porto hub containerizzato potrebbe subire un duro colpo se la Cina continentale dovesse ulteriormente attenuare le regole sul cabotaggio.

Un nuovo rapporto pubblicato dall'autorevole HSMC (Hang Seng Management College) afferma che il quinto maggior porto del mondo potrebbe perdere qualcosa come 2,4 milioni di TEU di traffici di trasbordo ovvero il 14% dei propri risultati produttivi se le regole sul cabotaggio della Cina, consentendo alle navi battenti bandiera estera di trasportare carichi nazionali fra i porti cinesi, venissero del tutto allentate.

Attualmente, solo alle navi registrate in Cina o battenti bandiera cinese è permesso di effettuare il trasporto marittimo di carichi fra porti cinesi: alle navi appartenenti a stranieri o battenti bandiera estera non è consentito di caricare un container in un porto continentale e di scaricarlo in un altro.

Ai sensi della politica "Un paese, due sistemi", Hong Kong non viene considerato come un porto cinese ed è esentato dal cabotaggio.

Di conseguenza, esso da sempre trae vantaggio da grandi volumi di trasbordo, che hanno rappresentato il 70% dei risultati produttivi del porto nel 2015 pari a 20 milioni di TEU.

"Di questi contenitori, poco più della metà trasportavano spedizioni interasiatiche, compresi i carichi di cabotaggio di navi straniere che avrebbero potuto essere movimentati nei porti del continente" afferma lo HSMC.

Le regole sul cabotaggio, tuttavia, potrebbero accingersi a cambiare.

Nel 2013, Shanghai ha varato la sua Zona Franca Pilota e le autorità locali hanno tranquillamente iniziato a consentire alle navi battenti bandiera estera, ma appartenenti a cinesi, di effettuare trasporti marittimi costieri fra porti del continente.

Il ministero dei trasporti cinese in seguito ha annunciato che la politica ufficiale è quella di attenuare il cabotaggio a Shanghai.

"La preoccupazione è che se essi dovessero continuare ad allentare le regole e a consentire ad altri porti di farlo, il passo successivo sarebbe quindi quello di permettere alle navi appartenenti a stranieri di fare scalo" spiega Lawrence Leung, preside della scuola di scienze delle decisioni dello HSMC.

Secondo lo HSMC, porti di primo piano come Qingdao, Ningbo e Guangzhou stanno effettuando decise azioni di lobby al fine di ottenere l'esenzione dal cabotaggio.

Leung afferma che l'ulteriore allentamento delle regole dipenderebbe da fattori politici, che per loro natura sono difficili da verificare.

"Io non ho una sfera di cristallo, ma è certamente possibile.

Dipende da una varietà di cose e dalla possibilità che coloro che prendono le decisioni ne ravvisino l'impatto sull'economia.

Ma in teoria una modifica della normativa potrebbe avvenire in qualsiasi momento".

Il rapporto dello HSMC mostra che nel 2014 nel settore logistico erano impiegate 750.000 persone.

La logistica costituisce il 20% dell'occupazione complessiva ed il 25% del PIL di Hong Kong.

"L'impatto economico a breve termine consiste nella perdita immediata di risultati produttivi, che si traduce in perdite di posti di lavoro.

Ma l'impatto a lungo termine probabilmente è di gran lunga più preoccupante" dichiara Leung.

"Hong Kong è un porto hub e per esserlo c'è bisogno di un certo livello di opportunità di collegamento.

L'allentamento delle regole probabilmente significherebbe la perdita di collegamenti e perciò la capacità di funzionare quale porto hub" ha aggiunto.

Leung afferma che da quando la crescita della produzione nell'ambito del Delta del Fiume delle Perle ha rallentato, i porti locali starebbero collaborando per competere meglio con le altre porte d'accesso come Shanghai e Singapore che non devono affrontare la stessa concorrenza interna per i carichi.

Lo studio è un altro promemoria della debolezza delle attività containerizzate di Hong Kong, che hanno assistito ad una notevole riduzione dei volumi negli ultimi anni.

Il porto ha movimentato 14,1 milioni di TEU nei primi nove mesi di quest'anno, in ribasso dell'8,5% da un anno all'altro, mentre i risultati sono diminuiti di oltre 2 milioni nel 2015 sino a 20,1 milioni di TEU.
(da: theloadstar.co.uk, 23 novembre 2016)



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