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24 October 2020 The on-line newspaper devoted to the world of transports 03:11 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXV - Numero 31 GENNAIO 2017

TRASPORTI ED AMBIENTE

GLI ESPERTI AVVERTONO CHE L'UNIONE EUROPEA RISCHIA DI MANCARE GLI OBIETTIVI RELATIVI AL CLIMA SENZA BIOCARBURANTI "SOSTENIBILI"

Gli esperti sostengono che la proposta della Commissione Europea di eliminare gradualmente i biocarburanti di prima generazione "sostenibili" impedirà all'Unione Europea di centrare i propri obiettivi sul clima per il 2030.

A novembre dello scorso anno, la Commissione Europea ha presentato la propria bozza di proposta di revisione della Direttiva sull'Energia Rinnovabile per il periodo successivo al 2020 nel contesto del Pacchetto per l'Energia Pulita.

L'organo esecutivo ha proposto che i biocarburanti abbiano un ruolo limitato nella decarbonizzazione del settore trasportistico e non ricevano supporto pubblico dopo il 2020.

Il piano della Commissione è quello di ridurre il contributo dei biocarburanti convenzionali nel trasporto da un massimo del 7% nel 2021 al 3,8% nel 2030, portando effettivamente l'uso dei biocarburanti basati sulle colture al livello precedente il 2008.

Esso ha inoltre imposto l'obbligo di aumentare sino al 6,8% la quota nel trasporto degli altri "carburanti a basse emissioni" come l'elettricità rinnovabile ed i biocarburanti avanzati.

La Commissione è stata aspramente criticata dal settore.

I produttori di etanolo hanno accusato l'esecutivo di essere sostenitore dell'uso del petrolio nel trasporto all'interno dell'Unione Europea, mentre il settore dei biocarburanti ha dichiarato "inaccettabile" la proposta, prevedendo un incremento dei carburanti fossili nel trasporto a causa della carenza di disponibilità di biocarburanti avanzati.

Fallimento degli obiettivi climatici

Parlando in occasione di un evento presso il Parlamento Europeo il 10 gennaio organizzato dalla ePURE (associazione europea dell'etanolo rinnovabile), il segretario generale Emmanuel Desplechin ha sottolineato che l'uso di "biocarburanti convenzionali sostenibili" come l'etanolo derivato dal mais, dal grano e dalle barbabietole da zucchero aiuterebbe l'Unione Europea a centrare i propri obiettivi relativi al clima ed all'energia per il trasporto.

Desplechin ha inoltre sostenuto che questa potrebbe davvero essere una "opportunità mancata" per l'Unione Europea.

"Invece di incoraggiare ulteriormente l'uso dei carburanti rinnovabili a basso contenuto di carbonio, come i biocarburanti realizzati in Europa da materie prime prodotte in maniera sostenibile, la proposta della Commissione è favorevole al petrolio" ha notato.

Il settore afferma che l'etanolo prodotto in Europa comporta un risparmio del 64% in più di gas serra rispetto a quello del petrolio, cosa che corrisponde alle emissioni di gas serra di 4 milioni di automobili.

In un documento sulla politica in materia, il settore definisce "contrastante" la proposta della Commissione ed afferma che essa rischia di mancare gli obiettivi sul clima e l'energia entro il 2030 dell'Unione Europea, comportando un deficit di approssimativamente il 10% rispetto a ciò che sarebbe necessario.

Confusione politica

La parlamentare europea conservatrice Julie Girling dell'ECR (Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei) che ha ospitato l'evento ha espresso la proprie preoccupazione in ordine alla struttura politica proposta dalla Commissione Europea.

"Sono in pensiero per quanto riguarda lo scenario di politica confusionaria" ha notato la parlamentare britannica, aggiungendo che i legislatori dell'Unione Europea dovrebbero concentrarsi sulla scienza.

"L'uso dell'energia rinnovabile nel trasporto richiede un serio e ragionevole controllo circa quello che si possa ottenere (…) per cambiare le regole politiche inerenti ai biocarburanti - non una volta, né due volte, ma tre volte - e non mi sembra un modo sensato per andare avanti" ha sottolineato.

Veicoli elettrici

Il dr. Paul Deane dell'Environmental Research Institute presso lo University College di Cork ha sottolineato come il trasporto sia responsabile di quasi 1/3 dell'energia che consumiamo in Europa e di circa 1/4 delle nostre emissioni.

"È il solo settore in cui le emissioni sono in aumento in tutta Europa e questo è preoccupante" afferma, aggiungendo che un sacco di stati membri hanno un mucchio di strada da fare e che molti altri non riusciranno a centrare il proprio obiettivo obbligatorio del 10% entro il 2020".

Per il dr. Deane questo lento progresso potrebbe essere attribuito al fatto che le politiche bioenergetiche sono state fra le aree politiche più instabili in Europa.

"L'incertezza politica circa le azioni al riguardo ha bloccato tanti investimenti" rimarca Deane.

Un'altra ragione, secondo Deane, è che le originali "speranze" sui biocarburanti avanzati della direttiva sulle rinnovabili non sono state esaudite negli ultimi anni, in primo luogo a causa dei costi, del crollo del mercato petrolifero e della instabilità politica, che hanno contribuito alla carenza di investimenti in un certo numero di progetti.

In riferimento ai veicoli elettrici, Deane sostiene che essi potrebbero svolgere un ruolo importante nel conseguimento di riduzioni delle emissioni per gli autoveicoli adibiti al trasporto di passeggeri da qui al 2050.

Tuttavia, il loro impatto nel breve-medio termine è "piccolo o trascurabile".

"I modelli della Commissione mostrano che l'elettricità nel trasporto stradale raggiungerà fra l'1 ed il 3 per cento (di energia nel trasporto) entro il 2030 e sino al 20% entro il 2050.

Gli stessi modelli mostrano che i biocarburanti liquidi rappresenteranno il 36% dell'energia nei trasporti nel 2050" ha spiegato, sostenendo che la loro costosa tecnologia dovrà confrontarsi con un difficile panorama commerciale.

Più buonsenso

Deane ha inoltre rimarcato che non dovremmo dimenticare i biocarburanti.

"I biocarburanti che dimostrano riduzioni delle emissioni verificate e un basso cambiamento dell'uso indiretto del suolo dovrebbero svolgere un ruolo nella decarbonizzazione del trasporto in Europa" ha detto, aggiungendo che ci sarebbe bisogno di un approccio di maggiore buonsenso all'energia nei trasporti, in cui "le politiche incoraggino il tipo giusto di biocarburante che comporti significative riduzioni delle emissioni nonché politiche che scoraggino i biocarburanti che non lo fanno".

Deane nota che la bioenergia costituisce una famiglia allargata di carburanti e che la difficoltà per i legislatori dell'Unione Europea consiste nello sviluppo di una politica che sia chiara e faccia distinzione fra le diverse famiglie di biocarburanti.

Deane ha inoltre criticato la percezione della scienza nella politica dell'Unione Europea, affermando che non si dovrebbe essere schizzinosi.

"La politica dovrebbe basarsi sulla scienza suffragata da prove.

In Europa, noi accettiamo la scienza oppure no" ha concluso.

Nessuna informazione sull'occupazione

Bernd Kuepker, funzionario del settore politiche presso la DG Energy, ha spiegato il fondamento logico che sta dietro al piano proposto e ha notato che gli stati membri potrebbero istituire un limite inferiore e distinguere fra diversi tipi di biocarburanti, per esempio stabilendo un limite più basso per il contributo dato dai biocarburanti basati su alimentari e colture prodotti da raccolti di olio, tenendo presente il basso cambiamento dell'uso indiretto del suolo.

Peraltro il funzionario sostiene che c'è differenza fra l'etanolo derivato dall'amido basato sulle colture ed i biocarburanti, che presentano stime basse o negative di basso cambiamento dell'uso indiretto del suolo.

"Al contrario, l'amido derivante da colture presenta senza dubbio un basso cambiamento dell'uso indiretto del suolo di segno positivo e davvero notevole e non sarà in grado di conseguire il risparmio cui la Commissione mira" afferma il funzionario dell'Unione Europea.

Un'altra importante prospettiva è costituita dal rischio di perdita di posti di lavoro, in relazione al quale il settore ritiene che il piano della Commissione condurrà ad una perdita permanente di 133.000 posti di lavoro diretti o indiretti nelle zone rurali.

Alla domanda posta da EurActiv.com se la Commissione Juncker avesse condotto uno studio specifico in ordine all'impatto sull'occupazione, Kuepner ha risposto che non ce n'è nessuno in atto.

"Abbiamo preso in considerazione diversi fattori ed in genere ciò che è stato constatato è che la quota più alta di posti di lavoro si trova nel settore dell'agricoltura e noi non ci aspettiamo che essa si fermi" ha dichiarato, aggiungendo che con i piani inerenti ai biocarburanti avanzati le perdite di posti di lavoro correlate ai biocarburanti di prima generazione saranno compensate.

"Pertanto, non si tratta certamente di una politica il cui principale obiettivo è quello di creare posti di lavoro, ma la proposta nemmeno farà diminuire i tassi di occupazione" ha concluso.
(da: euractiv.com, 13 gennaio 2017)



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