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24 novembre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 06:44 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXV - Numero 30 APRILE 2017

TRASPORTO STRADALE

SI RAFFORZA L'AZIONE COLLETTIVA DELL'ASSOCIAZIONE AUTOTRASPORTATORI DEL REGNO UNITO CONTRO IL CARTELLO DEI PRODUTTORI DI CAMION EUROPEI

La causa pendente contro il cartello dei produttori di camion europei che si sarebbero messi d'accordo ed avrebbero cospirato in ordine ai prezzi dei veicoli ed alle emissioni ha raggiunto una nuova fase con la pubblicazione questa settimana della decisione della Commissione Europea per la composizione della controversia in materia.

Essa ha soffiato sul fuoco di coloro che propongono un'azione collettiva del tipo che così spesso si vede oltre Atlantico, al fine di rimborsare quegli operatori di autotrasporto che ci hanno rimesso.

Alla loro avanguardia c'è la RHA (Road Haulage Association) che, avendo ottenuto la versione non riservata della decisione della Commissione Europea, afferma che essa serve a rafforzare di molto la propria determinazione a portare avanti un'azione legale contro i produttori allo scopo di rivendicare il costo del pagamento indebito per i propri associati.

L'organizzazione ricorre per le ditte di trasporto, che siano associate alla RHA o meno, con le quali si metteranno in contatto se vorranno ottenere il rimborso.

Essa conferma inoltre che non c'è nessun costo per le ditte di autotrasporto che vorranno unirsi all'azione legale proposta e che chiunque sia interessato può esprimere la propria adesione presso l'associazione.

Le società accusate di attività antitrust sono fra le più importanti nel settore della produzione di camion: Volvo, DAF, Daimler, Fiat, Iveco, MAN e Renault sono solo alcuni dei nomi collegati all'indagine.

Poiché diversi fra i produttori (MAN, Daimler, Iveco, Volvo/Renault e DAF) hanno regolato i conti con la Commissione Europea in termini chiari ed inequivocabili, confermando la propria responsabilità in ordine all'infrazione delle regole sulla concorrenza dell'Unione Europea in relazione ai fatti principali, la decisione non è così dettagliata come avrebbe potuto essere, essendo contenuta in poco più di trenta pagine.

Il documento della Commissione Europea tuttavia in effetti fornisce più di un'idea dell'estesa e diffusa natura del cartello, dando fondamentali particolari in relazione a come il cartello è stato organizzato ed a come i produttori di camion europei si siano collusi in maniera anticoncorrenziale sui prezzi dei camion e le tecnologie inerenti alle emissioni.

Il link alla versione provvisoria non riservata della decisione della Commissione Europea sul caso (n. 39824) è il seguente:

http://ec.europa.eu/competition/elojade/isef/case_details.cfm?proc_code=1_39824.

I punti principali sono:

  • Fra il 1997 ed il 2004 si sono svolte diverse volte nel corso dell'anno riunioni anticoncorrenziali fra i dirigenti di punta delle ditte a livello di sede centrale in occasione di fiere commerciali ed altri eventi e ci sono stati regolari scambi telefonici e per posta elettronica.

    Dal 2002 in poi, sono avvenuti regolarmente incontri fra responsabili delle attività delle partecipate tedesche delle ditte che poi avrebbero riferito alle proprie rispettive sedi.
  • I produttori hanno armonizzato i propri rispettivi listini dei prezzi lordi in tutta la Zona Economica Europea all'esordio del cartello.
  • Essi hanno cospirato in ordine agli incrementi dei prezzi lordi (e talvolta netti) per i camion medio-grandi in tutta la Zona Economica Europea.

    Tale attività comprendeva lo scambio di dettagliati tabulati che mostravano i futuri prezzi che si intendeva praticare suddivisi per modello standard di camion di ogni produttore.
  • I produttori hanno discusso la riduzione degli sconti al momento dell'introduzione dell'euro.
  • I produttori si sono messi d'accordo sulla tempistica dell'introduzione di tecnologie relative alle emissioni dei veicoli nuovi, così come su quanto sovrapprezzo applicare per le tecnologie relative alle emissioni.
Questi punti danno un'idea di quanto profondamente abbiano attecchito questi illeciti accordi raggiunti nell'ambito del settore dell'autotrasporto e quanto dannosi essi possano essere, in particolare per gli operatori minori ed in particolare in un momento in cui le autorità sono davvero decise ad imporre regole sempre più rigorose riguardo alle emissioni ed agli standard di visibilità dalla cabina di guida, tutte cose che comportano un inevitabile impulso alle vendite di nuovi camion per i produttori.

Ciò che è particolarmente irritante per quelli che conoscono il mercato sono la longevità ed il cinismo di coloro che vi sono coinvolti.

Ad esempio, dato che l'Euro VI è diventato lo standard, si sa che la collusione sui camion per compiti medio-grandi ha comportato conseguenze sul prezzo delle tecnologie per le emissioni sin dall'introduzione dell'Euro III.

Si pensa che questa attività abbia riguardato l'intera area compresa nella Zona Economica Europea e certamente la decisione della Comunità Europea si riferisce direttamente ad un periodo che va dal 17 gennaio 1997 al 18 gennaio 2011.

La RHA ha designato il ben noto studio legale specializzato in diritto dei trasporti Backhouse Jones per curare l'azione collettiva che essa intende esercitare contro i produttori di camion; maggiori particolari ed aggiornamenti possono consultarsi sul sito web dell'associazione.
(da: handyshippingguide.com, 11 aprile 2017)



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