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23 October 2020 The on-line newspaper devoted to the world of transports 13:42 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXV - Numero 15 OTTOBRE 2017

PORTI

CATALEXIT: IL POSSIBILE IMPATTO SU PORTI E LOGISTICA

Domenica 1° ottobre scorso in Catalogna si è svolto il controverso referendum sull'indipendenza, contrastato con vigore dal governo spagnolo ma che ha mostrato come la maggioranza dei votanti (il 90%) si sia espressa a favore dell'indipendenza, sebbene l'affluenza alle urne sia stata di appena il 42%.

E mentre gli analisti politici si stanno adesso chiedendo che cosa accadrà successivamente, occorre soffermarsi sulle principali implicazioni della cosiddetta "Catalexit" per l'economia nazionale e regionale e per il settore dei trasporti in particolare.

Secondo i dati relativi all'annata 2016, la Catalogna rappresenta il 19% dell'intero PIL spagnolo ed il 25% delle esportazioni del paese.

È una delle regioni più produttive dal punto di vista economico ed una delle più ricche, essendo la quarta in termini di PIL pro capite (28.600 euro) dopo Madrid, i Paesi Baschi e la Navarra.

La Catalogna ha una comprovata esperienza nell'attirare gli investimenti.

Nel 2015, essa ha attirato il 14% di tutti gli investimenti esteri in Spagna, di gran lunga in più rispetto alle altre regioni eccetto Madrid che ne ha ricevuto un cospicuo 64%.

Il suo capoluogo Barcellona è la patria di molte grandi imprese nazionali: il gruppo attivo nella moda Mango, la società produttrice di profumi Puig, la Gas Natural e la terza banca spagnola in termini di grandezza CaixaBank.

Circa un terzo di tutte le società estere hanno scelto Barcellona quale propria sede in Spagna.

Così, ad esempio, la Volkswagen e la Nissan hanno localizzato i propri impianti nei pressi di Barcellona.

Con i porti di Barcellona e Tarragona la Catalogna è altresì un importante hub logistico.

Malgrado il protrarsi degli scioperi dei lavoratori portuali in tutta la Spagna nella scorsa primavera, Barcellona ha movimentato 39,3 milioni di tonnellate mostrando un ingente incremento del 21% dei propri risultati produttivi complessivi da gennaio ad agosto del 2017.

A differenza dei propri rivali - Valencia (+1,44%) ed Algeciras (-9%) - Barcellona ha inoltre mostrato una straordinaria crescita dei volumi containerizzati: +30,2% sino a 1.945.647 TEU nel medesimo periodo.

All'inizio di quest'anno, Port.Today aveva riportato la notizia del prestito da 75 milioni di euro concesso dalla BEI (Banca Europea degli Investimenti) per l'espansione dello ZAL Port ((Zona d'Activitats Logístiques), la piattaforma logistica del Porto di Barcellona.

Lo ZAL Port ha in programma la costruzione di nuove infrastrutture per la logistica ed il magazzinaggio che incrementeranno la propria capacità sino a 1 milione di metri2.

Lo ZAL Port è adiacente al BEST (Barcelona Europe South Terminal), infrastruttura dedicata dalla capacità di 2,6 milioni di TEU, il cui sviluppo e le cui operazioni sono a cura della Hutchison Port Holdings.

L'altro terminal dedicato alla movimentazione dei container è lo APMT Barcelona, ex TCB, dotato di capacità per altri 2,3 milioni di TEU.

Pertanto, quale sarà l'impatto del referendum sui porti e sulle infrastrutture logistiche, sulle imprese e sulle aziende estere, alcune della quali già iniziano a spostare i propri uffici a Madrid o in altre più stabili regioni spagnole?

Ma in effetti la Catalogna si assumerà il rischio di abbandonare la Spagna, che automaticamente significa abbandonare l'Unione Europea e così pregiudicare gli investimenti diretti esteri e far salire i costi di esportazione delle merci prodotte in Catalogna?

La Commissione Europea ha già dichiarato il 2 ottobre che la Catalogna indipendente comunque si ritroverebbe fuori dal blocco commerciale dei 28 membri.

Sorprendentemente, c'è uno scarso dibattito nei media sulle implicazioni dell'indipendenza catalana per i porti e le altre infrastrutture di trasporto.

Ma, oltre alle questioni economiche, potrebbero sorgere problematiche concernenti la proprietà.

Se una strada, un porto od un aeroporto in territorio catalano sono stati costruiti e finanziati dallo stato spagnolo, la Catalogna indipendente dovrebbe compensare il loro valore prima di poter effettuare operazioni in proprio nelle infrastrutture.

Ed alcune fonti rivelano che la Generalitat (il Governo) della Catalogna ha già effettuato le valutazioni sulle infrastrutture da espropriare, per un ammontare di circa 100 miliardi di euro, ma chi finanzierà tale esproprio?

Ancora, citando Geoffrey Minne, economista della Dutch ING Bank: "I costi economici sembrano essere una questione secondaria nell'attuale dibattito ed i riflettori sono più puntati sui motivi culturali e politici".

Nel documento intitolato "Catalogna: il costo di stare da soli" scrive: "L'eventuale Catalexit precipiterebbe la regione in un lungo periodo di incertezza e sarebbe più probabilmente negativo per il settore privato che è sfavorevolmente afflitto da un calo del potere di acquisto delle famiglie".

Quale primo segnale di tale incertezza, è stato annunciato uno sciopero generale per il 3 ottobre in Catalogna nell'ottica di protestare contro il comportamento della polizia spagnola nel corso del voto di domenica.

I portuali dello scalo di Barcellona hanno aderito allo sciopero, paralizzando il lavoro in porto e costringendo alcune navi ad attraccare in rada.

Secondo la Organización de Estibadores Portuarios de Barcelona (Organizzazione degli Scaricatori di Barcellona) l'adesione allo sciopero è stata del 100%, sebbene il Ministerio de Fomento (Ministero dei Trasporti) spagnolo abbia riferito che solo l'1,5% dei lavoratori del turno del mattino ha aderito allo sciopero.

O forse la Catalogna si limiterà ad utilizzare i risultati del referendum nei propri ulteriori negoziati con il governo spagnolo per una maggiore autonomia regionale?

Secondo il presidente del Gruppo Eurasia Ian Bremmer citato dalla CNBC, "la regione basca in Spagna attualmente ha più diritti di autonomia della Catalogna, di modo che c'è un precedente per un esito che possa soddisfare entrambe le parti".

Port.Today seguirà questo processo e fornirà informazioni sugli ulteriori sviluppi.
(da: port.today, 3 ottobre 2017)



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