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25 febbraio 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 14.58 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXVI - Numero 31 GENNAIO 2018

LOGISTICA

I DIRIGENTI DELLA LOGISTICA SI ASPETTANO UN ANNO MIGLIORE PER I MERCATI EMERGENTI

Secondo una nuova indagine condotta presso oltre 500 dirigenti del settore della logistica a livello mondiale, essi sono ottimisti e condividono la visione del Fondo Monetario Internazionale secondo il quale il 2018 sarà un'annata migliore per i mercati emergenti benché essa preveda che l'economia della Cina rallenti leggermente nel 2018.

I ritrovati dell'indagine fanno parte del "2018 Agility Emerging Markets Logistics Index", una classifica annuale dei principali 50 mercati emergenti mondiali misurati secondo le dimensioni, la forza economica, i collegamenti trasportistici ed il clima imprenditoriale.

I dirigenti della filiera distributiva e della logistica di tutto il mondo hanno condiviso le proprie opinioni relative alle prospettive economiche globali per il 2018, alle previsioni per i mercati emergenti, ai fattori fondamentali di crescita ed alle tendenze che riguardano i paesi dei mercati emergenti.

Quasi i due terzi di loro (65,1%) affermano che la previsione di crescita dei mercati emergenti del 4,8% del Fondo Monetario Internazionale è "abbastanza corretta".

L'anno scorso una minoranza significativa (42,8%) aveva risposto che il Fondo Monetario Internazionale era stato troppo ottimista nel prevedere per il 2017 una crescita del 4,6% per i mercati emergenti.

L'ottimismo circa i mercati emergenti è specialmente degno di nota perché il Fondo Monetario Internazionale prevede che l'economia cinese - la più dominante fra i mercati emergenti - rallenterà leggermente nel 2018.

La Ti (Transport Intelligence), importante ditta di analisi e ricerche per il settore della logistica, ha compilato l'indice sopra citato.

John Manners-Bell, amministratore delegato della Ti, afferma: "I mercati emergenti hanno fruito di condizioni di mercato favorevoli nel 2017 con la crescita dei traffici più florida da anni.

Tuttavia, ci sono molte trame da spiegare completamente, come quelle del debito cinese, della rinegoziazione del NAFTA e della transizione politico-economica in corso nel Medio Oriente.

Anche se le cose sembrano andar bene per ora, ci sono numerose problematiche all'orizzonte".

In altri punti salienti contenuti nell'indagine, i professionisti della filiera distributiva sono perplessi circa la politica del rischio calcolato dell'amministrazione Trump in ordine al NAFTA e non riescono a concordare riguardo a chi vincerà e chi perderà nelle rinegoziazioni.

I dirigenti della logistica si dividono in ordine a se un accordo aggiornato aiuterebbe il Messico (24,3%), danneggerebbe il Messico (21,8%) o lascerebbe i traffici per lo più immutati (25,7%).

L'accordo originale, ampiamente accreditato di avere generato una crescita negli Stati Uniti, in Canada e nel Messico da quando è entrato in vigore nel 1994, è stato deriso dal presidente Trump come il "peggiore accordo mai stipulato".

I negoziatori statunitensi hanno assunto una linea dura nelle trattative per la rinegoziazione.

I dirigenti del settore considerano il malgoverno (40,78%) come l'ostacolo più grosso per la crescita in Brasile, ma una percentuale maggiore rispetto a quella di un anno fa (29,13% contro 21,1%) ha dato la colpa alla aperta corruzione.

L'unificazione delle imposte su merci e servizi e le altre riforme economiche in India sono state accolte con favore dal settore della logistica.

La percentuale di professionisti che hanno affermato che le proprie imprese stanno ora valutando di investire in India è balzata dal 22,8% di un anno fa al 37,4% dell'ultima indagine.

Le infrastrutture stanno svolgendo un ruolo maggiore nell'opinione che il settore ha dell'Africa sub-sahariana.

Una percentuale molto più grande di professionisti della filiera distributiva (21,4% rispetto a 15,2% dell'anno precedente) ha identificato il rapido sviluppo delle infrastrutture come fattore significativo della crescita africana.

Una maggiore percentuale (16,7% rispetto a 12,2%) ha dichiarato che gli scarsi collegamenti fra i centri economici è una delle maggiori problematiche dell'Africa.

Infine, i dirigenti del settore hanno citato la carenza di infrastrutture come il più grande rischio per la filiera distributiva dell'Africa, prima della corruzione, della instabilità governativa e del terrorismo.

Pochi nel settore logistico ravvisano motivi per temere che l'abbandono dell'Unione Europea da parte del Regno Unito possa danneggiare le economie dei mercati emergenti, anche nel caso che la Brexit costringa il Regno Unito a negoziare i propri accordi commerciali con i paesi non appartenenti all'Unione Europea.

Quasi il 45% dei dirigenti afferma che i mercati emergenti non ne subiranno le conseguenze; il 25,4% sostiene che i mercati emergenti trarranno benefici della Brexit.

I ritrovati in questione rappresentano una sorta di inversione di pensiero.

Un anno fa, il 69% dei dirigenti interpellati avevano detto di essere preoccupati dal voto sulla Brexit del Regno Unito e che la rottura delle trattative in ordine ai traffici locali e globali sarebbe stata un segnale di arretramento rispetto al libero scambio.

"La grande preoccupazione di un anno fa era che il voto sulla Brexit ed i risultati delle elezioni statunitensi potessero rappresentare il desiderio di un passo indietro rispetto al libero scambio e che un contraccolpo anti-scambi avrebbe potuto danneggiare le economie dei mercati emergenti" afferma Essa Al-Saleh, amministratore delegato della Agility Global Integrated Logistics.

"Quelle preoccupazioni sono svanite, specialmente per quel che concerne la Brexit".

Fra gli altri punti in rilievo fondamentali dell'indagine e dell'indice, in termini di volumi, le direttrici di trasporto merci aereo e marittimo dall'Unione Europea alla Turchia sono state quelle dei mercati emergenti dalla crescita più rapida nel 2017.

Le località in cui vengono assemblate le automobili in Turchia continuano ad essere determinanti per le strategie dei produttori di veicoli europei.

Tuttavia, la Turchia è scivolata indietro di un posto al n° 10 nell'indice, malgrado una velocissima crescita dell'11% nel terzo trimestre del 2017.

La Turchia si sta ancora riprendendo dagli strascichi del fallito colpo di stato del 2016, quando l'economia aveva subito una contrazione dell'1% circa.

Gli economisti internazionali avvertono che la Turchia ha bisogno di far salire i tassi di interesse per controllare l'inflazione ed evitare il surriscaldamento.

Nella classifica dei 50 paesi compresi nell'indice, la Russia ha scalato tre posti sino al n° 7 dopo anni di prestazioni in declino dovute ai bassi prezzi dell'energia, alla fuga dei capitali ed alle sanzioni economiche statunitensi.

L'economia russa si è stabilizzata e ha mostrato una modesta crescita nel 2017 dopo un'ondata di tagli ai costi aziendali, consolidamenti del settore bancario e riforme economiche.

La Russia ha altresì tratto vantaggio dalle iniziative guidate dall'Arabia Saudita finalizzate a convincere i principali produttori di petrolio a limitare la produzione.

Il Kazakhistan è crollato di sei posti sino al n° 20 nell'indice, malgrado l'aumento della produzione petrolifera che ha contribuito a far aumentare la crescita e la pubblicazione di un programma di sviluppo nazionale a lungo termine che evidenzia le industrie ad alta tecnologie e verdi, unitamente alla diversificazione rispetto alle derrate.

La Cina e l'India sono in testa alla classifica del 2018 e hanno allungato rispetto al paese n° 3 dell'indice, gli Emirati Arabi Uniti, con ampio scarto quanto alla competitività dei mercati emergenti.

Il Brasile, che sta lottando per emergere dagli sconvolgimenti politici e dalla sua peggiore recessione del secolo, è andato indietro di due posizioni fino al n° 9.

I dirigenti del settore non hanno un'opinione comune sul futuro dell'Accordo Nord-Americano sul Libero Scambio (NAFTA) che è stato aspramente criticato dall'amministrazione Trump.

Gli Stati Uniti, il Messico ed il Canada stanno negoziando con l'intento di aggiornare l'accordo.

I dirigenti della logistica interpellati nell'ambito dell'indagine sono assai divisi in ordine a se un nuovo patto aiuterebbe il Messico (24,3%), danneggerebbe il Messico (21,8%) o lascerebbe immutati i traffici (25,7%).

L'Egitto è salito di sei posizioni in classifica portandosi al n° 14 - il balzo più in alto di qualsiasi altro paese nell'indice 2018 - e ha scalato 26 posizioni portandosi al posto n° 21 nella distinta categoria che classifica le condizioni imprenditoriali dei paesi, ovvero la Compatibilità con il Mercato.

Il Bangladesh (n° 23) e l'Uruguay (n° 25) hanno entrambi scalato quattro posti nella classifica generale.

La Nigeria, maggiore economia africana, è ruzzolata al n° 31 dal n° 24 di un anno fa.

Malgrado il suo potenziale, la Nigeria si classifica penultima per quanto riguarda le infrastrutture ed i collegamenti trasportistici, ovvero quanto alla Connettività con il Mercato, nonché 46a per il clima imprenditoriale.

Altre realtà in calo: il Venezuela è scivolato al n° 48 e si è piazzato buon ultimo

quanto a Dimensioni del Mercato e Attrattività della Crescita; il Kazakhistan è sceso di sei posti malgrado un rilancio della crescita economica ed un programma di sviluppo a lungo termine.

I paesi del Golfo Persico continuano a dominare i primi posti delle classifiche per quanto attiene le condizioni imprenditoriali dei mercati emergenti.

Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Bahrain hanno distanziato tutti gli altri paesi.

L'Arabia Saudita si è classificata 8a ed il Kuwait 16°.

I paesi del Golfo persico si sono piazzati nei primi posti della classifica anche per quanto riguarda la qualità delle infrastrutture ed i collegamenti di trasporto: i migliori sono stati gli Emirati Arabi Uniti (1° posto), il Bahrain (5°), l'Oman (6°), l'Arabia Saudita (7°) ed il Qatar (8°).

Il 5% dei dirigenti interpellati affermano che le PMI - quelle con meno di 250 dipendenti - saranno quelle che trarranno i maggiori vantaggi dalla crescita dei mercati emergenti.

Il 26% ha dichiarato che le grandi imprese saranno i maggiori beneficiari.

L'India e la Cina sono le destinazioni di investimento preferenziali del settore logistico ma il Vietnam guida un secondo gruppo che comprende Emirati Arabi Uniti, Brasile ed Indonesia.

Algeria, Ucraina ed Etiopia hanno realizzato grandi miglioramenti quanto alle condizioni imprenditoriali.

Il clima imprenditoriale si è deteriorato nello Sri Lanka, in Cambogia, in Tanzania, nel Libano e nelle Filippine.

La percentuale di dirigenti della filiera distributiva le cui imprese stanno considerando la possibilità di effettuare investimenti in India è balzata in alto al 37,4% rispetto al 22,8% un anno fa, in seguito al varo dell'unificazione delle imposte per merci e servizi in India e ad altre riforme.

I paesi che maggiormente hanno migliorato le infrastrutture ed i collegamenti di trasporto sono stati l'India, l'Indonesia, la Turchia, l'Egitto, l'Iran, il Pakistan, l'Argentina ed il Bangladesh.

La classifica relativa ad infrastrutture e trasporti è peggiorata per Kazakhistan, Sri Lanka, Colombia, Brasile, Tailandia e Kuwait.
(da: lloydsloadinglist.com, 23 gennaio 2018)



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