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23 ottobre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 13:58 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXVI - Numero 30 APRILE 2018

PORTI

COME LA BREXIT È DESTINATA A PROVOCARE IL CAOS NEI PORTI EUROPEI

La conoscenza approfondita di Rotterdam in Gran Bretagna tende ad andare poco più in là del testo della canzone eponima "Beautiful South", ma con la Brexit che incombe all'orizzonte quello che accadrà lì sarà decisivo per la vita di tutti i giorni della gente nel Regno Unito.

Il porto di Rotterdam è enorme.

Di gran lunga il più grande e più attivo in Europa, esso è stato ampliato nel corso di tutti i decenni successivi alla II Guerra Mondiale ed ora sporge di molto nel mare su terreni prosciugati tanto che occorre meno tempo per guidare dal centro della città fino alla vicina L'Aia rispetto a quello che ci vuole per raggiungere la punta del porto cittadino.

Le sue gru e banchine si distendono ben al di là di quando l'occhio possa vedere anche in una giornata limpida, affiancate da autostrade e ferrovie dedicate al trasporto merci ed attraversate dalle onnipresenti piste ciclabili olandesi.

"Dal punto di vista della razionalità è sempre difficile per noi comprendere la Brexit" afferma Mark Dijk, direttore affari esterni dell'Autorità Portuale di Rotterdam.

In qualche modo, il porto è già al cuore dell'economia britannica: le sue dimensioni e la sua profondità significano che le grandissime navi che arrivano in Europa dall'Asia Orientale possono scaricare in loco le proprie mercanzie; è l'unico posto adatto a loro.

"Siamo anche un hub per il Regno Unito.

Tutte le navi a lungo raggio dalla Cina arrivano a Rotterdam e le loro merci vengono poi trasferite sulle navi da acque basse alla volta del Regno Unito" afferma Dijk.

Un sistema ro-ro ad alta tecnologia significa che prodotti che spaziano dall'elettronica alla frutta entrano nel mercato unico europeo e negli spazi doganali comunitari nei Paesi Bassi e dieci ore dopo vengono spostate su navi più piccole per il loro viaggio finale attraverso il canale della Manica.

Attualmente, i supermercati britannici hanno un momento limite delle ore 14 per ordinare qualcosa dal porto affinché arrivi sui loro camion in magazzino entro le ore 5 del giorno successivo.

Questo è possibile perché la partecipazione della Gran Bretagna all'Unione Europea significa che queste merci devono affrontare solo un minimo di burocrazia sulla propria strada, ma questo sembra che stia per cambiare.

"Come porto di Rotterdam abbiamo compreso ad un certo momento di settembre/ottobre dell'anno scorso che qualcosa sta davvero per succedere" afferma Dijk.

"Abbiamo deciso che dobbiamo fare qualcosa al riguardo.

Ci sono circa 3.000 imprese qui, non lavorano proprio tutte con il Regno Unito, ma la maggior parte di loro sì".

L'Unione Europea afferma che la decisione di Theresa May di abbandonare l'unione doganale ed il mercato unico - una decisione presa quando c'erano i capi di gabinetto Nick Timothy e Fiona Hill da lei ora licenziati - inevitabilmente produrrà "frizioni" per i traffici e comporterà l'esigenza di controlli doganali.

"È specialmente questo il mercato che sta concentrando la propria attenzione sulle filiere distributive ad alta velocità.

Talvolta con i contenitori anche se si è in ritardo di un giorno va bene lo stesso.

Ma se si hanno fiori freschi diretti nel Regno Unito, ogni giorno di ritardo comporta una perdita del 30% del proprio profitto" afferma Renske Schoenmaker, responsabile commerciale del porto per quanto attiene contenitori e logistica.

Un altro possibile effetto dell'uscita della Gran Bretagna dall'unione doganale e dal mercato unico, sostiene, è quello che i ritardi fuori dal normale in porto incrementeranno sensibilmente il numero dei camion necessari.

"C'è molta preoccupazione riguardo alle imprese di autotrasporto al momento.

In ragione delle filiere distributive, esse ora sono in grado di fare un viaggio di andata e ritorno in 24 ore.

Così, se si presenta un ostacolo da qualche parte si ha bisogno di due rimorchi per fare lo stesso lavoro".

Parlando con i funzionari del porto, si capisce che la loro principale preoccupazione è quella dell'incertezza che ancora incombe sul processo della Brexit.

L'accordo doganale definitivo da raggiungere fra Gran Bretagna ed Unione Europea sarà decisivo, afferma la Schoenmaker, in particolare in ordine al tempo di cui avranno bisogno le compagnie di navigazione per dare un preavviso alle autorità doganali circa il loro carico.

"Se non ci sarà stato abbastanza preavviso, vorrà dire che dovranno aspettare" aggiunge, uno stato di cose che inevitabilmente farebbe innalzare i costi e aggiungere ritardi al sistema.

Le voci di una possibile inversione di rotta da parte del governo britannico in relazione all'abbandono dell'unione doganale hanno accresciuto le speranze qui, ma le autorità portuali di Rotterdam non vogliono correre nessun rischio.

Esse si stanno preparando ad una difficile Brexit: se la Gran Bretagna dovesse andarsene e non adempiere alle regole della WTO (World Trade Organisation) senza un accordo, si aspettano che le cose si complichino.

"Se ci dovessero essere controlli materiali completi da parte delle dogane, secondo uno scenario della WTO, si potrebbero formare code di 8-9 km o intasamenti del traffico" afferma Dijk.

Le autorità portuali hanno mostrato a The Independent un rapporto del Ministero delle Infrastrutture olandese intitolato "Gaan we het schip in?" (una espressione del gergo marittimo che potrebbe approssimativamente tradursi come "stiamo per andare in rovina?") in cui si prevede una riduzione finale complessiva del 50% della crescita dei traffici con la Gran Bretagna in conseguenza della sua uscita.

"Vogliamo essere pronti a marzo del 2019" dichiara Dijk, il quale è preoccupato che il parlamento del Regno Unito possa respingere un accordo e potenzialmente assistere ad un crollo della Gran Bretagna (i parlamentari europei britannici presenti in sala in quel momento insistevano a dire che il governo sta bluffando e che la bocciatura di un accordo semplicemente comporterebbe la sospensione della Brexit ed il ritorno del Regno Unito al tavolo dei negoziati, ma il dirigente del porto non è convinto).

"Se volessimo allargare una strada od espandere un terminal, sarebbe quasi impossibile farlo a partire da marzo 2019.

Noi vediamo l'intera Brexit come uno scenario in cui perdono tutti" afferma.

Una densa nebbia copre l'intero porto mentre si guida per mezz'ora dai suoi uffici fino all'interno della sezione della raffineria, che tratta petrolio e gas liquido.

Malgrado l'imponente recupero di territorio, lo spazio qui è limitato e semplicemente non ci sarebbe posto per l'enorme numero di stalli aggiuntivi per i camion in coda.

Peraltro, il porto sta cercando di prepararsi.

A livello nazionale, le dogane olandesi stanno assumendo 730 funzionari doganali alla luce della Brexit, ma quel numero potrebbe crescere sino a 950 fra l'aeroporto di Schipol ed il porto.

Sono già state ricevute 3.000 domande di assunzione, con un numero curiosamente sproporzionato di curricula vitae da parte di persone con formazione militare.

"Alla gente olandese piace lavorare in dogana" è la battuta di un funzionario.

L'autorità portuale, che appartiene congiuntamente al municipio di Rotterdam ed al governo olandese, è anche preoccupata per se stessa riguardo alle implicazioni politiche dell'uscita della Gran Bretagna.

La Gran Bretagna ed i Paesi Bassi da lungo tempo sono alleate in ordine alle problematiche del libero scambio e si sono supportate a vicenda per l'approccio alle questioni imprenditoriali nelle istituzioni europee.
(da: hellenicshippingnews.com/independent.co.uk, 17 aprile 2018)



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