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26 September 2018 The on-line newspaper devoted to the world of transports 16:43 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXVI - Numero 31 AGOSTO 2018

TRASPORTO MARITTIMO

L'E-VOLUZIONE DEL TRASPORTO MARITTIMO

Nessuno ignora l'influenza in aumento degli acquisti online.

Tale è stata la loro crescita negli Stati Uniti l'anno scorso che la rivista DigitalCommerce360 ha definito il quarto trimestre un "blockbuster".

In quel trimestre, la vendita al dettaglio è cresciuta di più di quanto fece in tutto il 2011: sette anni hanno fatto un'enorme differenza poiché le opzioni di sono moltiplicate online e le piattaforme di commercio elettronico sono cresciute nel modo più adatto alla clientela.

Negli Stati Uniti, lo scorso anno il 13% di tutte le vendite al dettaglio sono state costituite da navigazioni sul web.

Ciò presenta opportunità ma anche problematiche per il trasporto marittimo, sottolinea K. D. Adamson della ditta di previsioni marittime Futurenautics.

"Abbiamo visto che la Amazon ha ottenuto una licenza da spedizioniere di merci, abbiamo visto la Maersk legarsi ad Alibaba.

C'è tutta una serie di manovre in atto a livello strategico" ha dichiarato l'esperta a Twentyfour7.

"La preoccupazione, quando si tratta di commercio elettronico, consiste nel fatto che essi sono così incredibilmente bravi quanto a dati, analisi e previsioni, utilizzando la tecnologia per concentrarsi accanitamente sui clienti, ma il trasporto marittimo non lo è".

Mauro Sacchi, direttore strategia, sviluppo aziendale e soluzioni marittime della Wärtsilä, pensa che il settore dello shipping sappia di doversi sviluppare e che lo stia facendo troppo lentamente.

"Se le parti nell'ambito di un settore assai frammentato non collaborano in modo trasparente, l'unica maniera per andare avanti è il consolidamento" afferma.

La fusione di società fornisce al trasporto marittimo un appiglio migliore alla filiera distributiva, sottolinea, non da ultimo grazie alla connettività ed all'analisi dei dati che danno una maggiore percezione dell'intera filiera distributiva.

"Questi sviluppi hanno provocato un'ondata inarrestabile.

Non si tratta di qualcosa indotto dallo shipping, ma dal commercio elettronico globale e dalla clientela.

A prescindere da se il trasporto marittimo lo voglia o no, esso sarà colpito da questa ondata.

Si stanno attrezzando per cavalcare l'onda e cogliere l'opportunità?" si chiede Sacchi.

Peraltro, non tutti sopravvivranno, prevede, e gli intermediari saranno espunti dall'equazione.

Ma Sacchi rimarca una bella cosa che il trasporto marittimo può imparare dal commercio elettronico.

"Queste società sono molto brave a gestire le scorte ed a fare previsioni sulla base del comportamento atteso degli utenti finali" afferma.

Così, il trasporto marittimo ha solo bisogno di navigare sulla scia del commercio elettronico.

La soddisfazione del cliente è fondamentale, a prescindere da dove ci si situi nella filiera distributiva, il che è il solo modo per restare a galla.

Il suo giudizio si allinea a quello della Adamson: soddisfare le necessità del commercio elettronico, altrimenti il trasporto marittimo perderà delle opportunità.

"L'unica competenza che il trasporto marittimo ha è quella delle operazioni navali, e quanto più esse diventeranno automatizzate e guidate da algoritmi intelligenti, tanto meno saranno rilevanti nella filiera distributiva le conoscenze appartenenti al trasporto marittimo.

Dal clic alla consegna

Per certi versi, ci sono interessi in conflitto fra il trasporto marittimo ed il commercio elettronico.

E tutto si riduce al denaro.

Nel 2016, la McKinsey elaborò un rapporto intitolato "Il trasporto marittimo containerizzato: il valore inutilizzato del coinvolgimento del cliente".

La sostanza delle sue argomentazioni era che il taglio dei costi nel trasporto marittimo affievolisce la sua capacità di far fronte a nuove domande.

Il rapporto menzionava la lenta navigazione, le riduzioni del personale negli uffici a contatto con la clientela ed i tagli in generale.

"Queste iniziative, in alcuni casi, hanno temporaneamente tenuto a galla la redditività, ma hanno anche reso peggiore la vita per i loro clienti".

Gli autori del rapporto hanno constatato l'esistenza di un diffuso malcontento nel settore, malgrado i costi inferiori, e hanno scritto che "ogni risparmio a breve termine che i vettori potrebbero avere conseguito dai tagli dei costi potrebbe alla fine essere annullato poiché i caricatori si rivolgono ai concorrenti che possono far fronte in modo migliore alle loro esigenze".

La Adamson concorda con il rapporto: "Se si dovesse pervenire ad un testa a testa, Amazon vincerebbe perché la soddisfazione del cliente è la sua ragion d'essere.

Se il trasporto marittimo non diventa più affidabile, efficiente e trasparente, c'è un rischio assai concreto che le piattaforme online dicano 'possiamo farlo da soli'.

Possiamo colmare i vuoti della parte marittima del sistema di trasporto intelligente che sarà estremamente interoperabile, automatizzata e senza soluzioni di continuità rispetto alle altre modalità".

I clienti vorrebbero aspettare il minor tempo possibile fra il clic e la consegna, il che significa che il commercio elettronico vuol stare al passo quanto alla velocità.

Essi vorrebbero dotare di scorte alla svelta i propri magazzini in prossimità dei clienti finali in modo che non occorra inviare mail del tipo "siamo spiacenti di informarvi che" riguardo a ritardi imprevisti.

Una maggiore affidabilità richiederebbe, tuttavia, un po' di pressione sulla questione della velocità.

Le compagnie di navigazione potrebbero essere in qualche modo lente quanto al giungere in porto all'orario previsto e consentire alle imprese di commercio elettronico di programmare in anticipo.

La necessità della connettività

Fortunatamente per il trasporto marittimo, i giganti del commercio elettronico sono bravissimi nel prevedere le vendite ed accumulare scorte nei propri magazzini in tempo per evitare ritardi, così che la loro esperienza dovrebbe essere in grado di tenere a galla il trasporto marittimo.

Guarda ed impara, ascolta e prospera.

Man mano che gli sviluppi aumentano il ritmo, ci sono possibilità incalcolabili.

Ma la preoccupazione finora è stata in ordine a se le aziende di commercio elettronico si ribelleranno.

"Per come stanno le cose oggi, le grosse piattaforme stanno per raggiungere il limite di ottimizzazione delle loro attuali filiere distributive in cui il trasporto marittimo è l'anello debole" afferma la Adamson.

L'esperta si chiede se, allo scopo di soddisfare i requisiti sempre più esigenti dei clienti, esse possano girarsi e dire 'se il trasporto marittimo non può farlo, forse sarebbe più semplice, più conveniente e più agevole creare un nuovo ecosistema di logistica blu composto da diversi partner, e farlo da noi'.

Una visione meno oscura è quella adottata da Sacchi della Wärtsilä, il quale non ritiene che non occorra che il settore del trasporto marittimo nel suo complesso si preoccupi.

"Sarei molto sorpreso se Amazon o Alibaba diventassero compagnie di navigazione in proprio.

Perché dovrebbero?

Essi vanno alla ricerca di partner che gestiscano una tecnologia alquanto complessa, cosa che il trasporto marittimo fa".

Per ribattere a tale visione, la Adamson offre l'esempio di una azienda di commercio elettronico che passa, o almeno si avvicina, alla filiera distributiva: "La Amazon ha da un po' una licenza da spedizioniere di merci.

Il prossimo passo è quello di costituire una compagnia di navigazione propria, o lavorare con una nuova organizzazione come la Massterly da Wilhelmsen e Kongsberg, costruire navi di nuova generazione, forse investire in navi più piccole, automatizzate, alimentate da batterie, a basse emissioni che siano in grado di navigare le idrovie interne ed entrare in molti porti minori - aggirando le mega navi ed i mega porti - e così fornire ai clienti quello che davvero vogliono?".

Sacchi della Wärtsilä ritiene fermamente, tuttavia, che le attuali compagnie di navigazione manterranno il loro posto nella filiera distributiva.

Il trasporto marittimo può, deve e vorrà adeguarsi, prevede, e c'è una soluzione-chiave che è finalmente a disposizione dello shipping - su questo punto lui e la Adamson concordano - e questa soluzione è la connettività.

Offrire qualcosa di semplice per il cliente finale come la localizzazione del suo ordine era impossibile poiché la connettività a lungo raggio era complessa e costosa.

"Il trasporto marittimo non ha avuto lo stesso accesso alla connettività rapida ed in tempo reale sulle sue navi come l'abbiamo avuta a terra perché è incredibilmente costosa: le comunicazioni satellitari sono letteralmente una scienza missilistica" afferma la Adamson.

"Ma con i costi e la disponibilità della connettività a livello aziendale la porta d'accesso al futuro è davvero ben aperta al trasporto marittimo".

Chi dovrà pagare?

Ci sono profitti da realizzare a lungo termine, ma il trasporto marittimo oggi non pensa a lungo termine, sostiene la Adamson.

Le problematiche sono svariate e cucite nel tessuto stesso del trasporto marittimo.

Con così tante parti coinvolte - armatore, dirigente, operatore - chi dovrà fare quegli investimenti in connettività?

"Ci sono complesse relazioni fra i soggetti interessati che possono in ultima analisi finire per svantaggiare il consumatore finale" afferma Adamson.

"Gli armatori stanno facendo supposizioni sul tonnellaggio piuttosto che investire in proposte per il cliente finale, pertanto essi si interessano solo al valore della nave".

Il dirigente marittimo terzo può ravvisare i vantaggi ma potrebbe non avere la nave in gestione per un periodo di tre mesi e così non potrebbe giustificare un importante investimento in connettività per una nave che non gli appartiene.

Il punto è che il trasporto marittimo è esistito in uno stato di insoddisfazione gestita per qualche tempo, ma non si tratta di una situazione sostenibile dal momento che la domanda dei mercati e dei clienti si evolve".

Anche i bilanci risicati costituiscono una difficoltà e tutti i soggetti interessati stanno già operando con margini sottilissimi.

Nulla di tutto ciò, tuttavia, scoraggerà i clienti dal ridimensionare le loro aspettative.

E le differenze culturali fra le aziende di trasporto marittimo e commercio elettronico sono pertanto una vera e propria problematica, avverte la Adamson.

"Se si osserva Amazon, si nota come essa si sia concentrata senza sosta sulla soddisfazione del cliente e questa è la sola cosa di cui i occupano i suoi responsabili.

Essi si chiedono tutti i giorni 'cosa possiamo fare per ridurre le frizioni e far fronte alle aspettative della clientela?'.

Ecco perché ogni settore è vulnerabile nei confronti di Amazon ed il trasporto marittimo non fa assolutamente eccezione".
(da: hellenicshippingnews.com, 20 agosto 2018)



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