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29 novembre 2014 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 06.01 GMT+1



11 ottobre 2000

Il regolamento applicativo della legge sui "Rischi di incidenti rilevanti" - avverte il Comitato degli utenti e degli operatori portuali - potrebbe provocare la paralisi di tutte le attività portuali

Difficoltà anche per lo sviluppo dei depositi costieri, indispensabili per l'approvvigionamento del mercato

Il Comitato Nazionale di Coordinamento degli Utenti e degli Operatori Portuali è allarmato dal prossimo varo da parte del ministero dell'Ambiente del regolamento per l'applicazione della legge sui "Rischi di incidenti rilevanti" (legge Seveso II). Secondo il Comitato il regolamento va «contro la ratio di sviluppo dei porti marittimi attraverso la realizzazione di grandi infrastrutture che aumentino la competitività con gli altri sistemi mediterranei, l'incentivazione dell'intermodalità porto/ferrovia/collegamento stradale che assicuri alti livelli di qualità e di sicurezza del trasporto in linea con le previsioni del Piano Generale dei Trasporto e confermate dagli obiettivi della emananda legge Finanziaria».

Il Comitato degli utenti e degli operatori portuali ricorda che la direttiva comunitaria in materia di rischi di incidenti rilevanti viene applicata in tutta la comunità a quegli stabilimenti industriali in cui sono presenti sostanze e preparati pericolosi in determinati quantitativi, «ma - aggiunge - in nessun paese europeo si è effettuata in fase di recepimento questa estrapolazione che è di fatto inapplicabile, ma, se forzata, raggiungerebbe il risultato di determinare la immediata "paralisi" di tutte le attività portuali, dirottando molti traffici dalle autostrade del mare a quello su gomma».

«La normativa - prosegue il Comitato - di fatto consisterebbe in una sovrapposizione di adempimenti a cui sono già assoggettati sia gli impianti costieri sia gli scali ferroviari e le navi e, se non armonizzata con tute le normative di sicurezza che regolamentano le attività portuali, creerebbe caos anche in termini di competenze e funzioni ormai ben definite dalla legge di riforma portuale.
Il regolamento si tradurrebbe anche in un aggravio di carattere finanziario per gli operatori portuali e comprimerebbe l'autonomia delle autorità portuali, con la interferenza di altre amministrazioni centrali del ministero Ambiente chiamate ad effettuare ispezioni in una attività già peculiarmente e sistematicamente controllata».

Il Comitato rileva inoltre che non si tratterebbe inoltre «dell'unico bavaglio allo sviluppo costiero del porto e alla sua logistica: l'associazione di categoria dei depositi costieri (Assocostieri) denuncia che contro ogni principio di snellimento delle procedure ed armonizzazione dei procedimenti previsti dalla legge Bassanini, viene impedita la realizzazione di nuovi impianti costieri nonostante i titolari siano in possesso di tutte le autorizzazioni e permessi previsti dalla normativa vigente. L'associazione di categoria mette in rilievo che in alcuni casi si tratta di istruttorie durate ben dodici anni e, nonostante il lungo e tortuoso cammino, non esiste al momento la certezza dell'investimento legata all'impegno di assumere manodopera locale.
Esempi concreti di depositi costieri che non riescono a decollare sono da ritrovarsi a Trieste e Manfredonia, in una posizione strategica per l'approvvigionamento del mercato di un prodotto quale il gpl che, nonostante la qualità ecologica, soffre di carenza di strutture per coprire i relativi consumi e comprime gli sforzi del ministero dell'Ambiente e del ministero dell'Industria per lo sviluppo del settore».

«Non si può negare - ricorda ancora il Comitato - che l'Italia è dipendente in modo quasi totale dal petrolio, in quanto entra direttamente o indirettamente in tutti i processi produttivi di beni e servizi della nostra economia.
I depositi costieri distribuiti lungo le coste italiane o collegati ai porti attraverso sistemi di oleodotti, ricevono prodotti finiti o in cabotaggio dalle raffinerie italiane o dai paesi comunitari e da paesi extra-comunitari».

«Nel sistema distributivo nazionale - conclude - il prodotto, per raggiungere il consumatore finale (distributore stradale o condominio o industria), deve transitare attraverso il deposito costiero, altrimenti il mercato non potrebbe approvvigionarsi.
Il deposito è costituito da una struttura molto semplice. La struttura intermodale del porto, che consente di effettuare operazioni di ottimizzazione nella scelta delle modalità di trasferimento dei prodotti a valle del trasporto marittimo, nei casi in cui le merci vengono ricevute, ovvero a monte, se risultano in spedizione, con rilevanti recuperi di efficienza che si traducono sovente in considerevoli benefici di natura economica.
Tutti i depositi rispettano le norme in materia di sicurezza dei lavoratori, sono forniti di piano di emergenza interno ed hanno adottato un sistema della gestione della sicurezza».



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