Il regolamento applicativo della legge sui "Rischi di
incidenti rilevanti" - avverte il Comitato degli utenti e degli
operatori portuali - potrebbe provocare la paralisi di tutte le
attività portuali
Difficoltà anche per lo sviluppo dei depositi costieri,
indispensabili per l'approvvigionamento del mercato
Il Comitato Nazionale di Coordinamento degli Utenti e degli Operatori
Portuali è allarmato dal prossimo varo da parte del ministero
dell'Ambiente del regolamento per l'applicazione della legge sui
"Rischi di incidenti rilevanti" (legge Seveso II). Secondo
il Comitato il regolamento va «contro la ratio di sviluppo
dei porti marittimi attraverso la realizzazione di grandi infrastrutture
che aumentino la competitività con gli altri sistemi mediterranei,
l'incentivazione dell'intermodalità porto/ferrovia/collegamento
stradale che assicuri alti livelli di qualità e di sicurezza
del trasporto in linea con le previsioni del Piano Generale dei
Trasporto e confermate dagli obiettivi della emananda legge Finanziaria».
Il Comitato degli utenti e degli operatori portuali ricorda che
la direttiva comunitaria in materia di rischi di incidenti rilevanti
viene applicata in tutta la comunità a quegli stabilimenti
industriali in cui sono presenti sostanze e preparati pericolosi
in determinati quantitativi, «ma - aggiunge - in nessun paese
europeo si è effettuata in fase di recepimento questa estrapolazione
che è di fatto inapplicabile, ma, se forzata, raggiungerebbe
il risultato di determinare la immediata "paralisi"
di tutte le attività portuali, dirottando molti traffici
dalle autostrade del mare a quello su gomma».
«La normativa - prosegue il Comitato - di fatto consisterebbe
in una sovrapposizione di adempimenti a cui sono già assoggettati
sia gli impianti costieri sia gli scali ferroviari e le navi e,
se non armonizzata con tute le normative di sicurezza che regolamentano
le attività portuali, creerebbe caos anche in termini di
competenze e funzioni ormai ben definite dalla legge di riforma
portuale.
Il regolamento si tradurrebbe anche in un aggravio di carattere
finanziario per gli operatori portuali e comprimerebbe l'autonomia
delle autorità portuali, con la interferenza di altre amministrazioni
centrali del ministero Ambiente chiamate ad effettuare ispezioni
in una attività già peculiarmente e sistematicamente
controllata».
Il Comitato rileva inoltre che non si tratterebbe inoltre «dell'unico
bavaglio allo sviluppo costiero del porto e alla sua logistica:
l'associazione di categoria dei depositi costieri (Assocostieri)
denuncia che contro ogni principio di snellimento delle procedure
ed armonizzazione dei procedimenti previsti dalla legge Bassanini,
viene impedita la realizzazione di nuovi impianti costieri nonostante
i titolari siano in possesso di tutte le autorizzazioni e permessi
previsti dalla normativa vigente. L'associazione di categoria
mette in rilievo che in alcuni casi si tratta di istruttorie durate
ben dodici anni e, nonostante il lungo e tortuoso cammino, non
esiste al momento la certezza dell'investimento legata all'impegno
di assumere manodopera locale.
Esempi concreti di depositi costieri che non riescono a decollare
sono da ritrovarsi a Trieste e Manfredonia, in una posizione strategica
per l'approvvigionamento del mercato di un prodotto quale il gpl
che, nonostante la qualità ecologica, soffre di carenza
di strutture per coprire i relativi consumi e comprime gli sforzi
del ministero dell'Ambiente e del ministero dell'Industria per
lo sviluppo del settore».
«Non si può negare - ricorda ancora il Comitato -
che l'Italia è dipendente in modo quasi totale dal petrolio,
in quanto entra direttamente o indirettamente in tutti i processi
produttivi di beni e servizi della nostra economia.
I depositi costieri distribuiti lungo le coste italiane o collegati
ai porti attraverso sistemi di oleodotti, ricevono prodotti finiti
o in cabotaggio dalle raffinerie italiane o dai paesi comunitari
e da paesi extra-comunitari».
«Nel sistema distributivo nazionale - conclude - il prodotto,
per raggiungere il consumatore finale (distributore stradale o
condominio o industria), deve transitare attraverso il deposito
costiero, altrimenti il mercato non potrebbe approvvigionarsi.
Il deposito è costituito da una struttura molto semplice.
La struttura intermodale del porto, che consente di effettuare
operazioni di ottimizzazione nella scelta delle modalità
di trasferimento dei prodotti a valle del trasporto marittimo,
nei casi in cui le merci vengono ricevute, ovvero a monte, se
risultano in spedizione, con rilevanti recuperi di efficienza
che si traducono sovente in considerevoli benefici di natura economica.
Tutti i depositi rispettano le norme in materia di sicurezza dei
lavoratori, sono forniti di piano di emergenza interno ed hanno
adottato un sistema della gestione della sicurezza».
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