La Commissione Europea ha chiesto l'intervento della WTO contro
l'interdizione dei porti cileni ai pescherecci comunitari
La disputa con Santiago verte sulla pesca del pesce spada.
Falliti sinora tutti i tentativi per raggiungere un'intesa
La Commissione Europea ha chiesto l'intervento della World Trade
Organization (WTO) contro il Cile per assicurare il libero accesso
alle navi da pesca della comunità europea nei porti della
nazione sudamericana, che sono interdetti alle imbarcazioni UE
dal 1991 con una decisione assunta unilateralmente da Santiago.
La richiesta dell'UE di istituzione di un apposito panel in ambito
WTO verrà esaminata dall'organo per la composizione delle
controversie dell'organizzazione mondiale del commercio il prossimo
17 novembre, ma - sottolinea la Commissione - il panel non potrà
essere comunque costituito prima dell'inizio del prossimo anno.
La Commissione ricorda che l'UE e il Cile stanno continuando a
cercare modalità alternative per dirimere la questione.
Ricerca che peraltro è iniziata nel 1995 e che ha condotto
allo svolgimento di due meeting a Santiago, nel dicembre 1995
e nel maggio 1998. Nelle due occasioni c'è stato uno scambio
di informazioni di carattere scientifico, ma non è stato
raggiunto alcun accordo sulla pesca, in particolare su quella
del pesce spada, che è al centro della disputa. Ulteriori
infruttuosi incontri si sono svolti nel giugno e nel settembre
dello scorso anno.
L'Unione Europea ha stabilito l'illegittimità della decisione
del Cile di interdire i propri porti alle navi da pesca comunitarie
a seguito di un'indagine avviata dopo la presentazione da parte
dell'associazione spagnola ANAPA (Asociación Nacional de
Armadores de Buques Palangreros de Altura), avvenuta il 26 maggio
1998, di un reclamo contro il Cile, accusato di infrangere sia
le Trade Barriers Regulation (TBR) nell'ambito del GATT 1994 che
numerose disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sulla
Legge del Mare (UNCLOS).
|