La new economy richiede efficienza alle reti di trasporto e
ai sistemi logistici
Se ne è parlato questa mattina nel corso del convegno
"Trasporti, Logistica e New Economy" a bordo della motonave
"Fantastic"
L'impatto della new economy sul settore dei trasporti e della
logistica è stato notevole, nonostante l'avvento del commercio
e degli interscambi per via elettronica sia diventato una realtà
solo da pochi anni. Un impatto inevitabile e destinato a mutare
in futuro ancora più radicalmente alcuni aspetti delle
attività di scambio e distribuzione delle merci.
Se n'è parlato nel corso del convegno "Trasporti,
Logistica e New Economy", svoltosi questa mattina a Genova
a bordo del cruise-ferry Fantastic (Grandi Navi Veloci)
e organizzato dall'associazione culturale genovese Il Leudo in
occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2000/2001 del
corso di laurea in Economia Marittima e dei Trasporti della facoltà
di Economia dell'ateneo di Genova (inforMARE
del 1° dicembre).
L'amministratore delegato del Voltri Terminal Europa (VTE), Cirillo
Orlandi, ha detto che il "momento zero", che ha segnato
l'inizio dei cambiamenti nel settore dei trasporti e della logistica,
è individuabile negli anni Novanta. «In precedenza
- ha osservato Orlandi - lo stato dei trasporti era valutato in
base all'andamento economico, con riferimento al prodotto interno
lordo (PIL), mentre negli anni Novanta sono stati introdotti altri
indicatori: l'interscambio commerciale e l'indice di incremento
del traffico container». Negli anni '87, '88, '89, '90 -
ha spiegato - è risultata esserci un'assoluta equivalenza
tra i tre differenti indicatori. Nell'87 l'incremento medio del
PIL è stato del 6%, quello del commercio mondiale del 6%
e quello del traffico container del 10%. Un rapporto di valori
che è rimasto costante fino al '90. Dal '91 si è
registrato un cambiamento dei tassi di crescita. «Questa
tendenza continua - ha detto Orlandi - tanto che nel 2000 l'incremento
del PIL sarà del 3,2%, quello del commercio del 10,4% e
quello dei container dell'11,2%».
E' mutato anche il quadro dei traffici internazionali: la globalizzazione,
che Orlandi preferisce definire "multicontinentalità",
è stata messa in evidenza dalla crescita delle economie
asiatiche. Questo ha fatto sì che il continente europeo
abbia cessato di guardare solo verso ovest, ritrovando la sua
centralità rispetto ad America ed Asia. Si è trattato
- ha rilevato Orlandi portando ad esempio il traffico container
- di un raddoppio del volume di carichi trasportati. «Se
prima il Mediterraneo era un mare regionale, ora nella portualità
mediterranea figurano i più grandi soggetti del mondo portuale
mondiale: Eurogate, PSA, ecc.». Il ruolo strategico dei porti
è indiscusso. Nei prossimi anni - ha concluso Orlandi -
i centri di diffusione del trasporto non saranno più vicini
ai centri di produzione, ma saranno concentrati in "porte
d'accesso continentale", assimilabili ai "portali"
della new economy.
Concludendo la serie di relazioni, il segretario generale dell'Autorità
Portuale di Genova, Fabio Capocaccia, ha ricordato che «l'impatto
della new economy ha conseguenze su come si può programmare
e seguire il percorso della merce» ed ha sottolineato come
l'avvento della new economy abbia comportato un effetto positivo
per la old economy: alle transazioni per via elettronica segue
il trasferimento "fisico" delle merci. Net economy ed
e-commerce richiedono quindi grande efficienza alle tradizionali
modalità di trasporto.
B.B.
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