Domani verrà presentato il Piano Operativo Triennale
2001-2003 del porto di Bari
Il documento sottolinea la necessità di dotare lo scalo
di un container terminal, per recuperare i traffici (200mila teu
l'anno) che attualmente partono dal mercato pugliese verso i porti
di Salerno e Napoli
Domani il presidente dell'Autorità Portuale di Bari, Tommaso
Affinita, presenterà il Piano Operativo Triennale 2001-2003,
lo strumento di programmazione nel quale l'ente portuale ha individuato
le principali direttrici di sviluppo del porto di Bari. Il documento
contiene anche proiezioni di più lungo periodo che delineano
il futuro dello scalo pugliese.
Il POT sottolinea anzitutto l'importanza del sistema-Puglia nel
contesto del Mezzogiorno e l'esigenza di un'organica politica
infrastrutturale per il Sud, con la mobilitazione di adeguate
risorse finanziarie per evitare che - sottolinea l'ente portuale
- il passaggio che si preannuncia sul terreno istituzionale verso
un assetto federale conduca ad una accentuazione del divario a
danno del Sud, condannandolo ad una irrimediabile condizione di
subalternità.
Viene quindi ribadita la necessità di effettuare uno sforzo
straordinario per l'ammodernamento ed il potenziamento dei sistemi
a rete, dalle ferrovie, alle strade, dalle telecomunicazioni alla
logistica dei trasporti, ed anche per l'innovazione tecnologica
ed una formazione professionale mirata alle più avanzate
metodologie gestionali.
Il documento rileva che, in questo contesto, la portualità
meridionale e quella pugliese in particolare è chiamata
a svolgere un ruolo essenziale, essendo situata nel punto di intersezione
tra grandi direttrici di comunicazione intermodale come il Corridoio
Adriatico ed il Corridoio n. 8 che, attraverso l'Albania, si proietta
fino al Mar Nero. Nello stesso tempo la portualità pugliese,
secondo l'ente portuale, deve candidarsi ad intercettare gli imponenti
flussi di traffico che scorrono lungo le rotte da Suez a Gibilterra
e che sono diretti ai mercati europei e nord-americani. E' considerato
inoltre importante il ruolo che le regioni meridionali possono
svolgere nei confronti dei Paesi emergenti della fascia nord-africana
e medio-orientale, che tentano di uscire da condizioni di sotto-sviluppo
ed a raccordarsi sempre più strettamente con l'Europa.
Nella prima parte del Piano si analizzano le prospettive di realizzazione
del Corridoio Adriatico e dei Corridoi trans-europei, alla luce
anche di importanti iniziative politiche come i progetti di sviluppo
dei Balcani da parte degli Stati Uniti, la recente Conferenza
di Ancona tra i Paesi adriatici, il Patto di stabilità
per i Balcani che, nel recente summit di Zagabria, ha lanciato
una forte iniziativa per la ricostruzione post-bellica.
In una prospettiva di più lungo periodo si colloca poi
l'allargamento dei confini dell'Unione Europea. e l'integrazione
dei Paesi dell'Est europeo nell'area comunitaria, un processo
che viene considerato decisivo per il porto di Bari, perché
verrebbe meno tutta quella serie di vincoli e controlli - e quindi
anche di barriere fisiche - riguardanti attualmente il traffico
con destinazione o provenienza extra-comunitaria.
Nel definire lo scenario di riferimento vengono poi evidenziati
altri due aspetti di grande rilievo per il presente e per lo sviluppo
futuro del porto: le grandi opportunità offerte dal mercato
crocieristico, che nel Mediterraneo sta registrando ritmi di crescita
particolarmente sostenuti, e le possibilità legate al cabotaggio
adriatico e allo short sea shipping intra-mediterraneo.
La seconda parte del Piano operativo analizza l'andamento dei
traffici nel triennio appena trascorso, evidenziando il forte
trend di crescita in particolare nel movimento passeggeri.
I dati essenziali sono evidenziati nelle tabelle che corredano
il Piano operativo: i circa 600.000 passeggeri del '97 sono diventati
nel 2000 circa 1.200.000 con un primato acquisito da Bari in Adriatico;
di essi 110.000 sono i crocieristi con previsioni di crescita
per la prossima stagione.
Nel settore del traffico merci si registra nel 2000 un +38% sul
'97, ed un +22% sul '99, per un volume complessivo di 3.000.000
di tonnellate.
Il Piano Operativo Triennale individua il punto debole del porto
nella mancanza di un traffico per container, nonostante le grandi
potenzialità del mercato pugliese dal quale partono 200.000
teus all'anno per gli scali di Salerno e Napoli. Lacuna che dovrà
essere colmata. Per recuperare parte di questi traffici sono però
necessari spazi e banchine adeguate e l'ente portuale ribadisce
l'esigenza di effettuare il completamento dell'area di Marisabella,
ritardato da traversie giuridico-amministrative. L'authority -
sottolineando le continue sollecitazioni rivolte al ministero
dei Lavori pubblici, responsabile dell'appalto, per superare le
difficoltà ed arrivare ad una rapida ripresa dei lavori
- ricorda comunque che sono state fornite assicurazioni circa
il riavvio delle opere nel primo semestre del prossimo anno.
Secondo l'Autorità Portuale questa struttura consentirebbe
al porto di proporsi sui mercati internazionali per l'attivazione
sia di un grande container terminal che di un'area per lo stoccaggio
di autovetture.
In attesa del completamento dei lavori, l'ente portuale intende
comunque avviare l'attività sull'area già realizzata
e proporla subito come terminal-auto sia in esportazione (la Fiat
di Melfi è a pochi chilometri ed esporta prevalentemente
la sua produzione verso Grecia e Turchia) che in import per le
autovetture provenienti soprattutto dal Far-East ma anche dalla
Turchia e dirette al mercato italiano od europeo.
Nel frattempo inoltre, si sta provvedendo ad arricchire Marisabella
di adeguati collegamenti intermodali attraverso il progetto (42
miliardi di lire di spesa) di raccordo con l'asse viario Nord-Sud
e con il Parco Nord delle Ferrovie.
Questo intervento si colloca nella massiccia politica di investimenti
infrastrutturali previsti per i prossimi anni, per un ammontare
di 125 miliardi di lire.
In tema infrastrutturale negli ultimi tre anni sono stati realizzati
il radicale ammodernamento della stazione marittima, il recupero
della Palazzina Piloti e della Casa del Portuale, la bretella
stradale di fuoriuscita dal porto, il nuovo posto di ispezione
frontaliero con la prevista sopraelevazione, l'illuminazione e
gli impianti a rete delle banchine e dei piazzali della Mezzaluna.
Con il programma per i prossimi anni, che comprende il completamento
di Marisabella, si intendono effettuare interventi destinati a
cambiare il volto del porto con la realizzazione della nuova Darsena
di Ponente, del Terminal Crociere, dell'allargamento del molo
S. Cataldo da destinare al cabotaggio e di tre nuovi sporgenti
per aumentare le possibilità di attracco dei traghetti.
Il Piano operativo affronta poi ulteriori aspetti della vita dello
scalo, quali la valorizzazione del beni demaniali - i cui canoni
sono cresciuti in questi anni da 385 milioni del '96 ai 1.500
del 2000, con un trend di ulteriore, forte crescita - le iniziative
promozionali, la riorganizzazione del supporto tecnico-operativo,
il riordino del lavoro portuale.
A quest'ultimo riguardo, trovandosi di fronte al delicato passaggio
relativo al recepimento delle innovazioni introdotte dalla recente
legge n.186, l'ente portuale sottolinea la complessità
delle problematiche, «che andranno affrontate con equilibrio
e senso di responsabilità al duplice scopo di tutelare
al meglio i lavoratori portuali ma di assicurare al tempo stesso
la crescita competitiva del porto che è la condizione imprescindibile
per dare redditività alla imprese e quindi mantenere ed
accrescere i posti di lavoro».
Infine il piano operativo dedica attenzione ad alcune linee di
sviluppo di più lungo periodo in particolare per quanto
riguarda l'integrazione tra porto e città, considerata
come un'occasione di comune crescita.
Nel presupposto di potersi espandere presto nella nuova area di
Marisabella e di dotarsi inoltre della nuova Darsena di ponente
e del Terminal Crociere, si ipotizza l'apertura di un segmento
del porto verso la città, per tutta l'area contigua al
Borgo antico, in modo da realizzare un grande spazio a destinazione
multi-funzionale valorizzando ad esempio il Palazzo della Dogana,
recuperando gli edifici ex-Cianciola, e il molo Borbonico, ipotizzando
un approdo turistico per la nautica da diporto nella vecchia Darsena.
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