A Seafinance si è discusso del difficile rapporto mercato
finanziario - shipping e del momento delicato dell'industria dell'assicurazione
Secondo alcuni esperti manca la fiducia degli investitori nei
confronti del settore marittimo
Nella seconda e conclusiva giornata della conferenza-esposizione
Seafinance, che si è svolta oggi a Montecarlo, è
stato trattato il tema "The Capital Market". Morten
Arntzen (American Marine Advisors) ha illustrato le nozioni di
base per un'analisi generale dei principali mercati internazionali,
mentre gli esperti finanziari Jim Slater (S&E Consultants),
Jeremy Dean (Western Industrial Finance Company) e Lorenzo Banchero
(Banchero & Costa) si sono concentrati rispettivamente sul
mercato greco-cipriota, su quello britannico e su quello italiano.
Spiegando le ragioni dell'"High Yield Wall Street fiasco",
che è stata la causa del fallimento di 18 su 31 società
dello shipping registrato negli Stati Uniti dal 1993, Arntzen
ha detto che «il mondo finanziario per gli operatori dello
shipping diventa sempre più difficile; di fatto le banche
del mondo intero stanno soffrendo di un numero sempre maggiore
di crediti in sofferenza. L'industria dello shipping sta vivendo
il periodo più difficile degli ultimi 15 anni».
«C'è una lezione da imparare da questo aneddoto -
ha aggiunto - Wall Street è al momento scettico nei riguardi
dello shipping».
Secondo Jim Slater «far salire le azioni rappresenta solo
un fattore tecnico al fine di accedere ad un finanziamento ottimale.
Per questo la natura ciclica dello shipping e la mancata fiducia
degli investitori per questa industria tende a ridurre l'interesse
nei mercati finanziari».
«Il mercato finanziario non apprezza le società dello
shipping - ha commentato Lorenzo Banchero - malauguratamente queste
ultime hanno bisogno di prezzi negoziati per perseguire lo sviluppo
delle loro flotte». Banchero si è domandato se le
società dello shipping potranno sopravvivere utilizzando
i patrimoni familiari o se saranno invece obbligate a rivolgersi
al mercato azionario e ai loro investitori. Il negativo rapporto
tra shipping e mercato finanziario è addebitabile secondo
Banchero anche al mancato interesse degli investitori: «sembra
strano che il settore dello shipping sia più trascurato
dagli investitori rispetto ad altre categorie di attività
molto più a rischio quale l'e-commerce».
Nella sessione pomeridiana di ieri (inforMARE
del 4 aprile
2001) si è inoltre parlato di assicurazione
marittima. «Si tratta di un periodo particolarmente delicato
per l'industria dell'assicurazione - ha subito chiarito Joseph
Hughes (American P&I Club) - come è ben noto ha avuto
perdite sostanziali tra le più significative degli ultimi
trent'anni». In particolare il settore delle assicurazioni
"Hull & Machinery" ha avuto pesanti difficoltà,
raggiungendo tassi di perdita senza precedenti, dovuti ad un crescente
numero di incidenti, alcuni dei quali hanno avuto un importante
impatto nel settore pubblico. Le compagnie di assicurazione, che
hanno adottato premi assicurativi fissi, hanno incontrato lo stesso
delle difficoltà, dopo un periodo di euforia.
John Moloney (Lloyd's Underwriter Association) ha fatto notare
come gli ultimi tre abbiano messo in evidenza delle perdite lorde
nei differenti settori: «pare che oggi l'industria delle
assicurazioni sovvenzioni il settore dello shipping. La conseguenza
attesa - ha spiegato - è che le assicurazioni devono essere
considerate come tutti gli altri prodotti. Per ristabilire l'equilibrio,
l'industria dello shipping dovrà comunque pagare».
«La riduzione drammatica del numero dei sindacati avvenuto
negli ultimi dieci anni - ha detto Andrea Cupido (UMS Generali
Marine) - ha posto in evidenza questa fase di declino. Al fine
di assicurare un avvenire vivibile è quindi necessario
trovare soluzioni adeguate, e questo con l'aiuto dei nostri clienti».
Nicholas Wilmot (AON Group) si è chiesto se «esiste
un modo per instaurare un mercato dell'assicurazione più
stabile» ed ha sottolineato come P&I abbia una vantaggio
superiore rispetto ad altri metodi: «è la più
adatta a comprendere le esigenze attuali della clientela».
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