Positivi gli effetti delle fusioni nell'industria marittima,
ma solo se verranno riformate le normative sulla concorrenza
Lo ha detto il segretario generale dell'European Shippers' Council,
precisando che non deve essere permessa la costituzione di monopoli
od oligopoli
«La fusione di società nell'ambito dell'industria
marittima è, generalmente parlando, una buona cosa. Si
tratta della principale risposta alla questione della remuneratività
dei vettori marittimi e, con la crescente globalizzazione dell'industria,
le compagnie di navigazione stanno giustamente seguendo i positivi
trend del commercio globale». Lo ha detto recentemente il
segretario generale dell'European Shippers' Council (ESC), Chris Welsh,
partecipando recentemente alla Containerisation International
Conference. Welsh ha però precisato che, oltre a trattarsi
di un processo inevitabile, le compagnie marittime e i caricatori
beneficeranno degli effetti di queste concentrazioni se contemporaneamente
verrà realizzata una riforma delle normative sulla concorrenza
e una riorganizzazione del settore, come è avvenuto in
altri comparti industriali. «Non ci deve essere una situazione
- ha spiegato - in cui una società agisce come monopolista,
o poche società che formano un oligopolio, controllando
il mercato».
Welsh ha ricordato che attualmente, nel settore del trasporto
marittimo containerizzato, i primi venti vettori mondiali dispongono
del 75% degli slot totali, e che le prime cinque compagnie controllano
ben il 40% degli slot totali. La Maersk Sealand, il primo gruppo
armatoriale del settore, detiene circa il 14% degli slot della
flotta container mondiale e la quota del 17-23% del mercato transatlantico.
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